La grammatica valenziale nella classe eterogenea: mettere il verbo al centro

Con poche regole e pochi termini si riesce a descrivere la struttura di frasi semplici e complesse: consigli per lavorare in gruppo

di Cristiana De Santis · 27 novembre 2018
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La grammatica valenziale è un modello di descrizione della lingua basato su un concetto guida: la “valenza” del verbo. Valenza è un termine preso dalla chimica e utilizzato dai linguisti per indicare la proprietà del verbo di agganciare a sé gli altri elementi della frase (tipicamente dei nomi, che assumono la funzione di “argomenti del verbo”) e di metterli in relazione creando quei legami e rapporti di dipendenza che sono all’origine del significato di una frase.

Il modello, che ha quasi 60 anni di storia, è nato da preoccupazioni legate all’insegnamento delle lingue straniere: il linguista francese Lucien Tesnière, al quale dobbiamo l’introduzione del concetto di valenza, era infatti interessato a trovare elementi comuni nella struttura di lingue antiche e moderne che rendessero più agevole l’apprendimento del francese come seconda lingua (in particolare per apprendenti slavi). Il nome e il verbo, in effetti, possono essere considerati concetti “universali” (che si ritrovano cioè in tutte le lingue) e altrettanto può essere detto della valenza (o reggenza), cioè della capacità del verbo di funzionare come perno della frase. Per questo motivo il concetto di valenza ha trovato applicazioni nella didattica del latino, del francese, del tedesco e dell’italiano, ed è stato utilizzato nella descrizione lessicografica dei verbi (per l’italiano abbiamo il dizionario Sabatini Coletti, liberamente consultabile online).

Il concetto di “valenza del verbo” è sempre più diffuso anche nelle grammatiche scolastiche dell’italiano per la sua capacità di dare un centro e un ordine alle pratiche di analisi della lingua. Con poche regole e pochi termini si riesce a descrivere la struttura di frasi semplici e complesse e si ha subito una visione “architettonica” della frase: il verbo al centro con i suoi argomenti (soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto), quindi gli elementi lessicali facoltativi che a vario titolo si collocano nella prima e seconda periferia della frase, contribuendo ad arricchirne il significato.

Dal verbo alla frase

Il punto di partenza dell’analisi valenziale è rappresentato dal ragionamento sul significato del verbo e sul numero e tipo di elementi necessari per completarne il significato: un verbo come piovere è in grado da solo di costruire una frase; un verbo come dormire ha bisogno almeno di un argomento che funzioni come soggetto (chi); un verbo come abbracciare ha bisogno di due argomenti: un soggetto e un oggetto diretto (chi, chi altro/che cosa); verbi come dire e dare hanno bisogno di tre argomenti: soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto (chi, che cosa, a chi). Questo tipo di ragionamento porta a concentrarsi sulla gerarchia che si stabilisce tra i costituenti di una frase e sul ruolo che assume ciascuno di essi. Consente inoltre di riflettere sul tipo di legame che si instaura tra il verbo e gli argomenti retti dal verbo: in alcuni casi, infatti, gli argomenti non sono legati al verbo direttamente, ma con l’aiuto di una preposizione selezionata dal verbo (e che come tale va memorizzata: le reggenze preposizionali sono un punto delicato per gli apprendenti di italiano, madrelingua e non).

I diversi argomenti del verbo, inoltre, possono essere sostituiti o ripresi da un pronome personale diverso a seconda che abbiano funzione di soggetto, oggetto diretto o indiretto: riflettere sugli argomenti permette così di fissare le diverse forme dei pronomi (es. lui, lo, gli; lei, la, le) e di riconoscerne la funzione sintattica anche quando compaiono sotto forma di clitici fusi col verbo (altro elemento di difficoltà per gli apprendenti).

Alcune attività da fare in gruppo

“Vedere” in che modo si forma la frase (nel nostro cervello prima ancora che sulla nostra bocca o su un foglio), a partire cioè dal verbo e dai suoi argomenti, può aiutare gli apprendenti a parlare e scrivere in modo più consapevole e controllato, abituandoli ad avere come obiettivo la completezza della frase e a cogliere con sempre maggiore efficacia le relazioni sintattiche nei testi che leggono (anticipandone il significato) e scrivono (garantendone la coesione).

Nella didattica dell’italiano L2, inoltre, può permettere di sviluppare le competenze dell’apprendente attraverso un percorso graduale che rende via via più complessa la frase (attraverso l’aggiunta di “espansioni” di vario tipo) partendo dagli elementi necessari (gli argomenti, che andranno scelti anche sulla base delle restrizioni lessicali imposte dal verbo: dormire ha un soggetto animato, abbaiare si dice di un cane ecc.). Il presupposto necessario per attività di questo tipo è che l’input linguistico a disposizione dell’apprendente sia sufficiente a compiere operazioni di analisi del significato del verbo e di astrazione di schemi di frase. Per questo motivo, in una classe eterogenea, la riflessione sulle valenze può diventare una risorsa a patto che si lavori in gruppo e si possa contare sempre su un “esperto”, cioè su un pari madrelingua che possa attingere alla propria competenza nativa dell’italiano.

A questa condizione, sarà possibile valorizzare la tendenza dei bambini bilingui e plurilingui a fare confronti tra le lingue, e incoraggiarli a usare le proprie conoscenze spontanee come strumento di riflessione condivisa. Un esercizio sicuramente proponibile nella classe eterogenea è la rappresentazione in gruppo di scenette il cui canovaccio sia dato dal significato del verbo, e in cui gli attori protagonisti e i loro ruoli siano chiaramente identificabili a partire dal verbo.

Un altro esercizio utile può essere la proposta di immagini raffiguranti scene di eventi atmosferici o di azioni che coinvolgano uno o più protagonisti: la richiesta in questo caso sarà di descriverle in modo essenziale e completo.

Una serie di risorse sul modello valenziale liberamente accessibili online (unità teoriche e didattiche) è stata predisposta dall’INDIRE (con la supervisione del prof. Sabatini) a questo sito.

Bibliografia essenziale

Per approfondimenti, rimando Francesco Sabatini, Lezione di italiano. Grammatica, storia, buon uso (Mondadori, 2016) e Cristiana De Santis, Che cos’è la grammatica valenziale (Carocci, 2016). Un altro strumento utile è il GV Blog.

Proposte di attività per la classe eterogena si trovano nel volume Fare grammatica valenziale nella scuola delle competenze, a cura di Alan Pona, Sara Cencetti, Giulia Troiano (Tecnodid, 2018).

 
 
 
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