Intercultura in tavola

Il tema dell’alimentazione si presta a numerose attività di confronto e scambio interculturale, di conoscenza scientifica e di sviluppo linguistico.

di Maria Frigo · 14 aprile 2015
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Ricette, ma non solo

Il kebap , tre baozi , alcuni chapati , un piatto di ceviche … ma fare intercultura a tavola vuol dire solo conoscere altri gusti e sperimentare nuove ricette? Certamente apprezzare cibi di provenienza e tradizione lontana è uno dei modi per allargare i propri orizzonti, ma se ci limitassimo a questo ricadremmo in ciò che viene definito, appunto, come la pedagogia del cuscus : una esposizione degli aspetti più appariscenti e folcloristici delle culture di altri paesi, mostrati proprio come se fossero i diversi piatti su una tavola imbandita, senza che questo comporti vero incontro e maggior comprensione di noi stessi e degli altri.

Il cibo invece può essere una preziosa occasione di scambio delle memorie e delle generazioni, di conoscenza tra persone con storie diverse e sentimenti comuni, di sviluppo delle competenze interculturali. Il materiale prodotto dai docenti del IBVA è un ottimo esempio di come “conoscere il cibo degli altri, secondo le modalità dell’approccio interculturale, comporta quindi andare ben oltre gli aspetti folcloristici del cibo etnico che pure possono rappresentare primi momenti di approccio positivo e di incontro. Acquisire conoscenze sul cibo altrui è anche un’opportunità per riflettere sulle proprie modalità alimentari riscoprendone radici e esperienze spesso dimenticate.”

Cultura che nutre

Tra i materiali dedicati all’educazione alimentare è disponibile Cultura che nutre . Pensato da Giunti Progetti Educativi, si tratta di un quaderno interdisciplinare ricco di spunti operativi, guide per la riflessione e approfondimenti interculturali.
Il quaderno è strutturato in quattro percorsi:

  • Quanto mi piace! finalizzato a esprimere i propri gusti e disgusti, a collocarli in un contesto culturale e a conoscere l’origine di tabù alimentari in diversi tempi e luoghi geografici.
  • Liscio come l’olio , dove i bambini sono invitati, attraverso esperienze di osservazione scientifica e interviste agli adulti, a scoprire la storia dell’olio, i suoi usi e le sue caratteristiche fisiche, l’importanza dell’olivo che accomuna tutte le culture del Mediterraneo e a scoprire i prodotti con funzioni simili presenti in altre culture alimentari.
  • Ma il pastore pastorizza? Il gioco di parole suggerito dai termini pastore e pastorizzazione e atre attività di invenzione linguistica introducono il tema della conservazione degli alimenti. Anche in questo percorso ci sono occasioni per riflettere su quanto di culturale c’è nei nostri concetti di sano e pulito in riferimento all’alimentazione.
  • Gruppi di alimenti , è dedicato alla classificazione degli alimenti attraverso la lettura delle etichette alimentari, il confronto e il gioco.

Le filiere alimentari

Da dove viene il latte? E di che cosa è fatto il pane? Soprattutto per bambini che vivono in contesti urbani, può capitare che la prima conoscenza riguardo l’origine degli alimenti avvenga attraverso la scuola invece che per contatto diretto con il mondo degli adulti. In ogni caso, se a scuola la presentazione delle filiere alimentari si sviluppa attraverso operatività, esperienza e uso dei diversi canali sensoriali, i bambini di altra madrelingua possono avere importanti occasioni di apprendimento anche linguistico. A questo proposito segnaliamo due materiali informativi , ricchi di immagini, predisposti dal Centro Studi per la sicurezza alimentare e dedicati rispettivamente al latte e al pane .

Inoltre conoscere l’origine del cibo permette di comprendere come gli uomini nel tempo abbiano sempre scambiato conoscenze tra di loro e imparato nel contatto reciproco. Come sarebbe infatti la cucina tradizionale italiana senza il pomodoro, il mais, le patate, il caffè o il cacao, cioè senza quei prodotti arrivati in Europa dopo la scoperta dell’America?

A questo tema è dedicata l'unità didattica Il viaggio del seme di cacao , realizzata dalle insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Erbusco (BS) e può essere utilizzata con tutta la classe come anche nel laboratorio di italiano L2. Dopo l’osservazione e la descrizione di cacao e cioccolato attraverso i cinque sensi , i bambini sono invitati a conoscere i luoghi di provenienza del cacao, le caratteristiche della pianta, le fasi di lavorazione del seme di cacao, i prodotti che si possono ottenere.

Insomma, se parliamo di intercultura e cibo – è proprio il caso di dirlo – ce n’è per tutti i gusti!

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