In ascolto dei bambini che giocano

Il gioco, a scuola, è la strategia didattica più efficace e la naturale modalità con la quale ogni bambino interagisce con la realtà e con gli altri. Osserviamo i bambini mentre giocano, attiviamo un ascolto profondo e autentico, per conoscerli e comprenderli.

di Maurizia Butturini · 11 novembre 2020
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Prendo spunto da un testo di Anna Oliveiro Ferraris (Prof. Ord. di Psicologia dello Sviluppo all'Università La Sapienza di Roma e direttrice della rivista Psicologia contemporanea - Giunti editore), che inserisce il gioco tra i bisogni psicologici dei bambini , affermando:

"Per tutta l’infanzia i bambini hanno bisogno di giocare, non soltanto in spazi chiusi ma anche all’aperto. Il gioco è l’atteggiamento con cui fin dai primi mesi di vita ci si accosta al mondo (...). Il gioco è importante per tanti diversi motivi, giocando, ad esempio, i bambini possono sbagliare senza sentirsi sminuiti e imparano dagli errori che fanno. (...)
Una delle potenzialità del gioco spontaneo è, per esempio, quella di liberare gli spazi mentali e fisici consentendo ai bambini di recuperare energie, di curare piccole ferite psicologiche, di trovare sul piano della fantasia adattamenti e soluzioni che nel mondo reale non sono raggiungibili. Un’altra potenzialità riguarda il poter esplorare il mondo da diverse angolature, senza l’urgenza creata da un programma da eseguire correttamente seguendo una direzione prestabilita. I bambini che giocano possono sperimentare vari ruoli a seconda di quelle che sono le esigenze del momento. “Facendo finta di…” non attribuiscono ad un insuccesso un valore assoluto."

 

Il gioco libero, spazio privilegiato per conoscere il bambino

Il bambino che gioca lo fa con un tale impegno, concentrazione e serietà da essere paragonabile ad un artista assorto nel suo lavoro (S.Vegetti Finzi). Ed è così che noi lo vediamo ogni giorno, a scuola, quando si immerge nelle tante attività in forma ludica che progettiamo e realizziamo o quando, spontaneamente, inventa e costruisce i propri giochi, da solo o assieme ai compagni.

Ricordiamo che, se desideriamo favorire al massimo, nel bambino, la possibilità di utilizzare la libertà e la creatività, dobbiamo pensare ad una buona armonizzazione tra le proposte di routine, organizzate e libere.

 

Quanto gioco libero dunque, a scuola?

Pensiamo a come si svolge una giornata a scuola, prendiamo in esame i tempi e gli spazi dedicati al gioco scelto liberamente dal bambino; solitamente, c’è il momento dell’accoglienza al mattino, in sezione o in altri spazi, quando i bambini scelgono gli angoli e i materiali che preferiscono; durante il giorno, vi sono altri tempi di gioco libero in sezione o in cortile, ad esempio nel corso della mattina (nel passaggio dalle routine alle attività organizzate o di laboratorio), dopo il pasto, prima del ritorno a casa.

Il gioco libero e spontaneo del bambino va assicurato tramite un lavoro indiretto da parte nostra; una attenta progettazione di spazi, materiali, contesti nei quali i bambini possano auto-organizzarsi ed elaborare le proprie scoperte, idee, regole e strategie di gioco.
Non si tratta di pilotare o orientare in modo condizionante il gioco dei bambini ma di mettere a disposizione tutto ciò che può favorire l’espressione ludica, l’invenzione, la manifestazione delle proprie aspirazioni, idee, intuizioni...

 

Osserviamo per comprendere

Una osservazione attenta dell’uso da parte dei bambini, ci permette di monitorare spazi e materiali e di rifornirli, modificarli, ampliarli, spostarli in accordo ai bisogni che emergono.
Noi insegnanti, osservando un bambino che gioca e partecipando al suo gioco se lo desidera, possiamo ritrovare il sapore dell’infanzia e comprendere meglio il bambino perché egli quando inventa i suoi giochi ci parla sempre di sé, esprime la sua fantasia, usa l’immaginazione e la creatività, impegnando interamente la dimensione mentale e affettiva.

Ogni volta che i bambini giocano immaginano la propria vita, la ripensano e la trasformano dando via libera ai desideri più veri e più profondi, realizzando la spinta interiore più vitale e positiva verso un futuro aperto a tutte le possibilità.
Dedicare il nostro tempo all’ascolto profondo del bambino, mentre lo guardiamo giocare e vivere le sue esperienze, significa attuare un’osservazione profonda e autentica.

Vale la pena impegnarsi per un tempo consistente a conoscere il bambino, nei suoi bisogni, nelle sue potenzialità, nelle sue capacità, non solo attraverso percorsi strutturati con attività, schede e proposte didattiche. Con una costante osservazione del gioco spontaneo possiamo comprendere meglio Matteo, Francesca, Emma... i nostri bambini reali, nelle loro peculiarità, nel loro stile personale, nel modo di comunicare e di interagire con gli altri e le cose, di agire nelle diverse situazioni, di esprimersi, di manifestare preferenze.

Le osservazioni raccolte condividiamole tra colleghi e con genitori, conoscitori più profondi e attenti del proprio bambino, per confrontarci e far incontrare i nostri diversi punti di vista. Infatti a volte i bambini esprimono a casa e a scuola aspetti differenti di sé!

 
 
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