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I bambini e le case del mondo

Libri per ragazzi come strumenti didattici per svelare stereotipi e pregiudizi. Di Lorenzo Luatti.   

di Lorenzo Luatti27 novembre 20176 minuti di lettura
I bambini e le case del mondo | Giunti Scuola

Non mancano certamente, nell’attuale panorama editoriale per ragazzi, libri che si prefiggono di illustrare, attraverso parole e immagini, le differenti abitudini e le tradizioni , i diversi ritmi e i contesti di vita dell’ infanzia e dell’ adolescenza nel mondo. Volumi per lo più di grande formato e graficamente molto curati, caratterizzati dalla presenza di un apparato iconico molto sviluppato e di testi ora descrittivi (l’autore che spiega) ora narrativi (il giovane protagonista che si racconta), che vogliono incuriosire attraverso un viaggio di conoscenza in luoghi lontani e diversissimi tra loro, e attraverso il gioco delle similitudini e delle differenze. Questi strumenti “didattici”, anche a causa della stringatezza dei testi, operano spesso e necessariamente delle semplificazioni, con il rischio di banalizzare la materia, procedere per stereotipi e cadere in esotismi.
Anche il libro che potremmo considerare un “prototipo” del genere, I bambini delle diverse nazioni a casa loro , titolo che oggi suona piuttosto equivoco (ma è sufficiente aggiungere “visti” prima di “a casa loro” per svelare l’arcano), era zeppo di luoghi comuni e stereotipie sull’infanzia lontana e anche su quella vicina. A scriverlo fu, a fine Ottocento, Emma Perodi (1850-1918), la celebre autrice delle Novelle della nonna , ma a quel tempo non c’erano ancora internet e le classi multiculturali.

Oggi invece possiamo attivare molti strumenti per svelare le visioni stereotipizzanti veicolate da alcuni libri di scuola e per l’infanzia: possiamo interpellare persone, giovani e adulte, “informate dei fatti” che possono ampliare la cerchia delle rappresentazioni e le interpretazioni sui modi di essere dell’infanzia e dell’adolescenza nel vari contesti di vita che questi libri spesso propongono con una certa rigidità. Libri dunque da cui possiamo partire per un viaggio di conoscenza su noi stessi , in primo luogo, sulle nostre rappresentazioni, ma anche un viaggio cognitivo sugli “altri ”, vicini e lontani. Sono dunque ottimi strumenti didattici, purché se ne faccia un uso aperto, in grado di dialogare con altre fonti di conoscenza, siano esse virtuali che concrete.
A questo genere di produzione appartengono due testi editi nel 2017 da Mondadori Electa, nella collana Electakids: Bambini nel mondo di Maïa Brami e Karine Daisay e Il mondo in una casa. Tradizioni diverse sotto lo stesso tetto di Pascale Hédelin e Gaëlle Duhazé.

Bambini nel mondo

Nel bel volume cartonato e coloratissimo di Brami e Dausay, i bambini di 22 paesi raccontano in prima persona le caratteristiche delle loro città : che lingua si parla, come è fatta la casa in cui abitano, quali sono i loro piatti preferiti, cosa dicono quando si salutano, dove si va a scuola, che abitudini hanno le famiglie, che giochi si fanno. Usi e costumi, in parte diversi e in parte uguali, a partire dai tanti modi in cui ci si saluta, dal giapponese Konnichiwa ! al mongolo Sain uu !, dal malgascio Salama! al thailandese Sa wa di! Per ogni Paese, è inserito un glossario con una mezza dozzina di parole nella rispettiva lingua che spiegano e vogliono incuriosire i giovani lettori. La nostra curiosità è tuttavia catturata dalla doppia pagina dedicata a Marcello, il ragazzino di Roma così chiamato in onore a “La dolce vita”, precisano le due autrici francesi. Certo, potrebbero far rizzare i capelli certe raffigurazioni di maniera sul Belpaese (“pizza”, “gelato”, “opera lirica”…), eppure esse offrono uno spunto didattico fecondissimo per affrontare l’argomento in classe con i nostri ragazzi. E magari far scrivere loro una propria presentazione da raccogliere per un nuovo volume.

Il mondo in una casa

Un approccio laico al tema religioso e alla diversità culturale e religiosa delle persone è offerto dagli autori de Il mondo in una casa . Nel volume, dal formato alto e stretto come la facciata del palazzo, si racconta di un condominio di città in cui vivono quattro famiglie: al terzo piano una famiglia musulmana, al secondo una famiglia ebrea, al primo piano abitano dei cristiani e, al piano terra troviamo il signor Felix che gestisce il negozio di alimentari. Felix è un ateo e nel palazzo conosce tutti perché vende ogni genere di cose. Le tre famiglie infatti vanno da lui a fare la spesa. Si conoscono così le diverse abitudini e tradizioni dei quattro nuclei familiari nel corso di un anno; sono illustrati i momenti più importanti dell’anno siano essi laici o religiosi, quest’ultimi in stretta correlazione con gli usi e i costumi.
Si può sfogliare il libro in modo diverso, ad esempio osservando come vive ogni famiglia al proprio piano del condominio, oppure si possono incrociare le vite di queste quattro famiglie e confrontare le loro abitudini e tradizioni. Scoprendo che in fondo, una volta ancora, molti sono gli aspetti in comune.