Educare al silenzio (i piccoli e i grandi) per ascoltare e vedere

Un percorso formativo per bambini e adulti, per rallentare, andare oltre le routine e fare spazio all’ascolto e all’incontro. Di Luana Brilli

di Redazione GiuntiScuola · 15 gennaio 2019
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Si è appena concluso il percorso formativo che ha visto come protagoniste le educatrici dei sei Nidi d’Infanzia del Comune di Foligno (Perugia ), con la conduzione di Luana Brilli. Un percorso dove il silenzio è diventato strumento per “ rallentare e allentare ”, per mutare ritmo, per vivere tra educatrici momenti di riflessione, meditazione, confronto, ri-scoperta di preziosi margini creativi con la finalità di mettere in atto nuove e diverse modalità di incontro-confronto tra loro, tra loro e i bambini, coinvolgendo le famiglie , col fine di attivare una sempre più autentica reciprocità tra soggetti aventi lo stesso fine: migliorare la qualità della relazione e della cura dei loro piccoli.

Organizzare momenti di sospensione e di attesa

Creare dei momenti di “sospensione” , di quiete, al riparo dalla vita concitata in cui anche come educatrici si è gioco/forza portate a vivere, a volte anche con una penna in mano per scrivere rintracciando nella propria vita quei momenti magici in cui si è entrati in contatto con quella parte meno rumorosa di sé e di chi ci vive accanto, ha permesso più di una volta di praticare quello “space clearing” che ha aiutato a selezionare, a buttare ciò che non serviva più o non corrispondeva più a certe esigenze e sperimentare modalità a volte inusuali, ma sicuramente in questo momento più autentiche ed efficaci, nell’incontro educativo.

Il silenzio è una dimensione che aiuta a superare l’apparente ; fa comprendere ciò che è invisibile al primo sguardo. Dall’ordinario fa entrare nello straordinario: sprona ad andare oltre le abitudini, le routine, oltre quegli stereotipi e cliché che a volte impediscono di cogliere la polvere d’oro che spesso è nascosta tra le  pieghe della quotidianità educativa. Non solo. Il silenzio, nelle relazioni, aiuta a comprendere il senso con cui accogliere la realtà altrui . Esso crea raccoglimento , unità in se stessi, ma anche un’apertura verso l’altro perché mettendo a tacere il proprio sentire, la propria soggettività permette all’altro di raggiungerci, di raccontarsi.

È dunque base imprescindibile per una comunicazione autentica , empatica, capace di creare ponti, vicinanza. Base irrinunciabile per andare incontro ai nostri bambini che meritano ogni giorno di essere guardati negli occhi, per cogliere quei segni che spesso non appartengono alle parole, per inoltrarsi in spazi in cui essere presenti anche senza dire, per dare loro la possibilità di esprimersi e crescere nel rispetto delle proprie capacità, ritmi, modi e tempi di apprendimento.

Il prisma del silenzio

La realizzazione del progetto, proprio perché ha coinvolto non solo le educatrici, ma anche i bambini e i loro genitori, ha richiesto un’organizzazione pratica attenta e puntuale su tre diverse componenti fondamentali : quella contenutistica ; quella metodologica ; quella riflessiva . Ogni équipe-nido ha scelto di approfondire (attraverso la programmazione educativa annuale) una differente applicazione pratica del silenzio nell’educazione in base alle esperienze specifiche e alle risorse presenti. C’è chi ha scelto di lavorare con i propri piccoli con la musica, chi con l’arte, chi con la narrazione, privilegiando parole-chiave come la lentezza, l’ascolto, la creatività, la scrittura, passando per il con-tatto, l’attenzione, la meraviglia, l’empatia, la cura, la sostanziale differenza tra il diritto alla solitudine (il saper star soli) e l’essere abbandonati a sé stessi, la noia ecc.

I genitori sono stati coinvolti non solo proponendo una riflessione sulle tematiche del progetto educativo, ma sono stati loro proposti laboratori per la costruzione di materiali “silenziosi” , per la preparazione di incontri, uscite sul territorio.

Nei 14 incontri del percorso formativo che si sono succeduti in questo anno di lavoro, non solo è stato messo a punto e verificato passo dopo passo il “materiale” che veniva prodotto, per renderlo capace di restituire la complessità dell’esperienza che veniva vissuta, ma è stato utilizzato anche per spunti preziosi di riflessione e l’individuazione di ulteriori chiavi di lettura utili per l’emergere di nuovi risvolti e significati. Ogni équipe educativa (come ogni educatrice) è stata messa in condizione non solo di esprimersi, di creare un tracciato da seguire, di “possedere” quanto si stava vivendo all’interno del singolo nido, ma anche di comprendere quanto si stava sperimentando nelle altre realtà nido della città, per acquisire una visione complessiva utile ad una consapevolezza e una conoscenza utile al raggiungimento dell’obiettivo educativo comune.

Ne è risultato, alla fine del percorso formativo, una sorta di puzzle costituito da una pluralità di elementi (musica, arte, narrazione, lentezza, scrittura, ascolto ecc.) che si sono incastrati tra loro per tracciare una corale fisionomia del silenzio nell’educazione.

Siamo noi a dover re-imparare il silenzio

Come ebbe già a dire Maria Montessori e come ancora si può riscontrare osservando i bambini fin dalla più tenera età, visto che essi non fanno per niente fatica a rimanere calmi e silenziosi, anzi sembrano entrare, giocando, in una dimensione di meditazione-silenzio che li rende calmi, nello stesso tempo attivi, partecipi, “presenti”; visto che nelle relazioni fanno ricorso a mimiche, gesti, che seppure in modo taciturno risultano significativi, eloquenti perché capaci esprimere il vissuto emozionale che li animano, i saperi che possiedono; visto che insomma dimostrano ben presto di saper vivere ed utilizzare una grammatica del silenzio pregiata e ricca di sfumature, non sarà forse che siamo noi adulti a dover re-imparare ad essere quieti nelle varie rappresentazioni del silenzio ?

Come mai spesso per noi adulti imparare a convivere col silenzio, imparare a tacere, adottare tempi lenti, pone le stesse difficoltà di parlare una lingua diversa o suonare uno strumento musicale? Abituati come siamo a vivere ritmi sostenuti, sommersi nel caos e nel rumore, spesso girando come delle centrifughe, troppo spesso incapaci di cogliere il senso del vivere, non siamo forse noi che dobbiamo re-imparare qualcosa di importante comunicatoci e vissuto spesso in modo naturale dai nostri bambini?

Per saperne di più sull’educazione al silenzio:

www.accademiadelsilenzio.org

Ringraziamenti

Si ringraziano le Educatrici dei Nidi d’Infanzia: “Le Colline”, “Le Nuvole”, “Millecolori”, “Prato Smeraldo”, “Raffaello Sanzio” e “Raggio di Sole” del Comune di Foligno; la Coordinatrice Pedagogica dei Nidi d’Infanzia Anna Maria Rais, il Funzionario Attività Formative e Alta Formazione Nunzia Mazzoli e la  Dirigente Area Cultura Formazione e Sport Cristina Ercolani.

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