Come rispondere a parole razziste?

Paolo Rumiz racconta la sua esperienza e invita a uscire dal silenzio, a opporre alle parole di odio quelle della solidarietà e della razionalità.

di Redazione GiuntiScuola · 14 novembre 2016
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A volte capita di restare muti e di sentirsi impotenti di fronte a parole razziste e a insulti pesanti che vengono rivolti a immigrati o ai profughi in cerca di asilo.
Paolo Rumiz racconta la sua esperienza e invita a uscire dal silenzio, a opporre alle parole di odio quelle della solidarietà e della razionalità.

"Come replicare all’odio verso i profughi? Che parole a caldo può usare il cittadino di buona volontà, specie se impregnato di valori cristiani, contro il tam-tam del rancore — assai più vasto di quanto si creda — che serpeggia via Facebook con parole indecenti? Valide analisi sul come ci siamo ridotti a questo punto ne abbiamo anche troppe. Siamo pieni di libri e analisi. Quello che disperatamente manca è un prontuario, un manualetto, una rubrichetta quotidiana che insegni a rispondere per le rime alla liquidazione della misericordia, a costruire l’anatema dal pulpito giusto, anziché porgere l’altra guancia o trincerarsi in un verginale politicamente corretto. È di questo che abbiamo bisogno ora per attivare una guerra di resistenza".

Vi invitiamo a leggere:
Le parole per dire no al razzismo quotidiano su Repubblica.it.

L'immagine  è tratta da:
In viaggio, Immagini e storie di cieli, acque e... terre camminate .
Istituto Beata Vergine Addolorata, Casa della carità. Milano, 2013