L’ultimo viaggio verso Treblinka

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Una storia delicata e toccante, di coraggio e resistenza e, soprattutto, di rispetto per l’infanzia.
Di Lorenzo Luatti. 

ultimo viaggio cover

A narrare la storia raccolta nell’albo L’ultimo viaggio. Il dottor Korczak e i suoi bambini (orecchio acerbo, p. 64), scritto da Irène Cohen-Janca e splendidamente illustrato da Maurizio A.C. Quarello, è un ragazzino appena adolescente, Szymek-Simone, protagonista del racconto insieme agli altri bambini e al loro Pan Doktor, il Signor dottore, come erano soliti chiamarlo.

La Repubblica dei bambini

Szymek racconta tenendo per mano Mietek, un bambino arrivato da poco alla Casa dell’Orfano, a Varsavia, e di cui si prende cura come tutore. Attraverso le sue parole conosciamo la figura del dottor Korczak, Pan Doktor, mentre racconta delle fiabe, la sua attenzione e il rispetto per i bambini. Conosciamo l’innovativa e luminosa esperienza della Repubblica dei bambini, con tanto di parlamento, codici, tribunale, creata “perché non ci sia ingiustizia” e i problemi “siano presi sul serio”. Simone racconta del giornale murale, delle sedute di lettura, delle rappresentazioni teatrali, delle vacanze alla colonia estiva… Fino a quando, verso la fine di novembre del 1940, essi sono costretti a lasciare la bella casa al numero 92 di via Krochmalna per raggiungere il ghetto e vivere prima in una casa e poi (restringendosi sempre più le strade riservate al ghetto) in un’altra.

La vita nel ghetto

Nel ghetto c’è la miseria, la fame e la morte, ma Korczak è un uomo che veglia sul proprio “castello interiore” e, con il suo stesso esempio, esorta i bambini a vegliare sul proprio. Nella nuova casa di via Chlodna tutto è diverso. E, soprattutto, Korczak non c’è.
Pan Stefa lo sostituisce come può, fa tutto, dice Szymek, ma senza sorriso. Szymek ci svela i suoi pensieri, e insieme ai bambini più grandi rincuora i più piccoli, soffocando la rabbia e allontanando la disperazione.

Passano i giorni. Anche se nella nuova casa è tornata un’apparente normalità, il dottor Korczak manca tanto ai suoi bambini. Mancano le sue storie, le sue carezze e le sue cure, incantesimi che facevano svanire ogni dolore con una parola magica. Mancano i giochi con lui. Ma i bambini aspettano fiduciosi. Non possono credere che sia morto. Tornerà, ne sono sicuri, perché sa che loro lo aspettano. E infatti vengono a sapere che è stato arrestato, ha osato protestare perché i soldati tedeschi si sono impossessati di un carro di patate destinato ai suoi orfani. Ora si trova richiuso a Palazzo Blank, nella casa delle lacrime, così diversa dalla loro.

  

Dalla parte dei bambini, sempre

L’ultimo viaggio dei bambini della Casa dell’Orfano è quello del 5 agosto del 1942: i tedeschi giunsero all’improvviso e ordinarono loro di mettersi in marcia per raggiungere il treno che li porterà al campo di sterminio di Treblinka, a nord di Varsavia. Erano 192 bambini e 10 adulti, tra quest’ultimi anche Pan Doktor che, nonostante gli fosse stata offerta la possibilità di restare (era una personalità molto nota), non volle lasciare i suoi bambini. È lui che vediamo in copertina, in testa al corteo dei bambini dell’orfanotrofio.

Ebreo polacco, pediatra, scrittore e poeta, Janusz Korczak, all’anagrafe Henryk Goldszmit, fu una fra le più grandi autorità intellettuali e morali del nostro tempo. Fu soprattutto un educatore coraggioso, pieno di idee nuove che si scontrarono però con la follia del nazismo. Questo prezioso libro ce ne offre un ritratto vivido e intenso.

 

 Leggi anche: La forza della memoria. Le storie dei Giusti per insegnare il coraggio
 

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