Fumetti per bambini: due titoli da non perdere

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Cresce la “febbre” del fumetto per bambini e ragazzini, un genere abbandonato da tempo e negli ultimi anni rilanciato da alcuni operatori del settore e da prestigiosi editori per l’infanzia. Di Lorenzo Luatti. 

smile interno

È davvero un momento d’oro per i graphic novels e i comics per bambini/e e ragazzi/e: sempre più editori, specializzati in fumetto e non, ci si stanno dedicando, con iniziative e nuove collane. Sarà perché i bambini continuano a chiedere storie. Sarà perché il fumetto è un linguaggio che integra parola e immagine in sequenza, con un ritmo narrativo tanto attraente quanto complesso. Un linguaggio che va insegnato di nuovo, degno di diventare un riferimento pedagogico, grazie ai suoi molteplici piani di intervento: la costruzione sequenziale delle vignette, il rapporto temporale fra immagini e testo, le metafore visive… Il bambino così impara a legare e dare senso alle figure inserendole in un discorso complesso. Non da ultimo, si confronta con una dimensione narrativa che può diventare un veicolo per stimolare la riflessione su se stessi e la narrazione di sé.
In questo post vi segnalo due testi usciti negli ultimi anni che, a mio modo di vedere, sono dei veri e propri best-sellers del genere.

Scacciare i fantasmi…

Un particolarissimo (e bellissimo) esempio di fumetto per bambini (e per adulti) è Mia mamma è in America, ha conosciuto Bufalo Bill, una favola dolceamara e commovente uscita qualche anno fa e che ha prima conquistato la Francia e poi i piccoli lettori in tutto il mondo. Scritta da Jean Regnaud e disegnata dal bravissimo Émile Bravo (uscita in Italia per Bao Publishing), essa racconta l’infanzia di un bambino di nome Jean, la sua vita familiare e scolastica, privato della presenza materna.
Durante il suo primo giorno di scuola primaria, la maestra chiede a ogni piccolo allievo nome e cognome dei genitori nonché la loro professione. Di per sé potrebbe trattarsi di una cosa non spiacevole. Ma Jean sperava che nessuno gli chiedesse della sua mamma, che non sa dove sia. Ma purtroppo la maestra insiste e Jean risponde in maniera sbrigativa, provando evidente imbarazzo. E finisce per mentirle. Ma perché nessuno gli dice dove sia finita la sua mamma? E perché anche lui non ha mai il coraggio di chiederlo?
Leggendo il volume si scopre che la mamma di Jean non c’è. Forse è andata in America, almeno lui ne è convinto. Al pensiero per la mamma perduta, Jean unisce l’affetto per la tata Yvette e la difficile amicizia con la dispettosa, ma consolatoria Michèle, la quale di tanto in tanto gli legge lettere e cartoline che la mamma di Jean, a quanto dice la ragazza, le spedisce.
Ovviamente, la verità non è semplice e si scoprirà alla fine. La storia si dipana in una serie di situazioni in cui Jean si trova coinvolto, a scuola, a casa, con gli amici. Niente di straordinario: è, anzi, tutto molto quotidiano e “normale”, anche se trasfigurato, a volte, dall’immaginazione di Jean, che crede alle sue fantasie. Il mondo infantile viene rappresentato con tutte le sfumature del caso: il rapporto tra fratelli, il primo impatto con l’anziana maestra, la ricerca di conforto, le ansie e le paure, ma anche le piccole gioie e la voglia di avventura. Anche lo stile narrativo e quello iconografico sono tali da fare di questo volume un testo molto adatto ai bambini.

Un romanzo di formazione

Invece, per i giovani lettori più grandicelli (dai 10 in su) non è da perdere Smile (il castoro, p. 213, vedi il booktrailer) della californiana Raina Telgemeier, un bestseller a fumetti a sfondo autobiografico sull’adolescenza e i suoi problemi, in cui si raccontano ben cinque anni di vita dell’autrice, dall’inizio delle scuole medie fino al secondo anno della superiore. Il filo della narrazione è tenuto ben saldo dalle disavventure odontoiatriche della giovane protagonista che, in seguito ad una brutta caduta avvenuta pochi giorni prima dell’ingresso alla scuola secondaria, perde i due incisivi superiori (ed è così costretta a portare l’apparecchio). Un vero e proprio attentato all’immagine, in un periodo, quello pre-adolescenziale, nel quale la rispondenza a precisi requisiti di estetica diventa spesso una vera e propria àncora di sicurezza.
A renderle l’esistenza impossibile ci si mettono le cosiddette amiche: non le dicono mai una cosa gentile e, in poco tempo, Raina si trova a essere il “soggetto” della classe, una calamita per gli scherzi delle compagne. La ragazzina racconta il suo mondo attraverso le peripezie per riacquistare un sorriso presentabile: scuola, famiglia, amici, primi amori, hobby e passioni… tutto viene raccontato in quello che è un delicato, ma anche frizzante e divertente, diario adolescenziale. E anno dopo anno, Raina dovrà cimentarsi con una serie di “riti di passaggio” per arrivare piano piano al suo traguardo, che, oltre alla liberazione dall’apparecchio, sarà segnato dal raggiungimento di una consapevolezza di sé, dal riconoscimento della propria strada di vita.
Smile è davvero una lettura piacevolissima che ho sperimentato, con successo, anche con giovani lettori “pigri, con o senza apparecchio. Da leggere assolutamente anche la nota autobiografica finale che conferisce sentimento e partecipazione, realismo e sensibilità all’intero racconto (dell’autrice, si legga anche il più recente Sorelle, la storia spassosa del difficile rapporto tra due sorelline). 

 

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