Pensavamo a un villaggio di pace

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Neve Shalom Wahat al-Salam è un villaggio in Israele in cui uomini e donne, bambini e bambine ebrei e palestinesi vivono insieme. Nel villaggio, ci sono anche un asilo nido, una scuola materna, una scuola primaria e la Scuola per la Pace. Un’intervista per saperne di più. 

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"Pensavamo ad un piccolo villaggio con abitanti provenienti dalle diverse comunità del paese. Ebrei, cristiani, musulmani vi vivrebbero in pace, fedeli alla propria fede e alle proprie tradizioni e rispettosi delle altrui, trovando in questa diversità una fonte di arricchimento personale". Nasce così, come racconta il fondatore Bruno Hussar, il progetto di Neve Shalom Wahat al-Salam, un villaggio in Israele in cui uomini e donne, bambini e bambine ebrei e palestinesi vivono insieme.
Nel villaggio, ci sono anche un asilo nido, una scuola materna, una scuola primaria e la Scuola per la Pace.
La parola a Carmella Ferber, direttrice della scuola primaria di Neve Shalom Wahat al-Salam, e Giulia Ceccutti, dell’associazione italiana che sostiene i progetti educativi del villaggio.

La storia di Neve Shalom Wahat al-Salam comincia nel 1972 e arriva fino ad oggi. Vorreste raccontarla in breve ai nostri lettori?

Neve Shalom Wahat al-Salam (“Oasi di pace”, in ebraico e in arabo) è un villaggio in Israele che sorge su una collina a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv. Fu fondato nel 1972 - su un terreno del vicino monastero di Latrun - dal padre domenicano Bruno Hussar, ebreo divenuto cristiano, costruttore di ponti tra religioni, culture, tradizioni diverse, e Anne Le Meignen. Il nome deriva da uno dei libri di Isaia (32,18): “Il mio popolo abiterà in un’oasi di pace”. È l’unica comunità in Israele nella quale abitano insieme, per scelta, ebrei e palestinesi - tutti di cittadinanza israeliana.
Oggi al villaggio vivono circa 60 famiglie, metà ebree e metà palestinesi. È in atto un piano di espansione che porterà il villaggio ad accogliere fino a 150 famiglie.
Neve Shalom Wahat al-Salam esprime la sua visione di una società equa attraverso il suo sistema educativo bilingue e binazionale, il suo pionieristico lavoro educativo alla Scuola per la pace e il Centro Spirituale Pluralistico di comunità. Lavora in rete con altre realtà israeliane e palestinesi che si occupano del conflitto.

I membri di NSWAS rappresentano la possibilità concreta di costruzione di una comunità fondata sulla reciproca legittimazione, il bilinguismo, il dialogo culturale e interreligioso, il rispetto – rimanendo, ciascuno, fedele alla propria identità nazionale, culturale e religiosa.

La scuola ha un ruolo importante nel progetto: il villaggio ha scuole dell’infanzia e primaria che perseguono un’educazione antirazzista e di pace. Chi sono e come vengono formati gli insegnanti? Quali i metodi didattici? Quali le competenze che si punta a sviluppare nei bambini?

La scuola di NSWAS è oggi riconosciuta ufficialmente dal Ministero dell’Istruzione israeliano. In Israele, le scuole statali si dividono in: ebree laiche, ebree religiose e di lingua araba. Per gli insegnanti, non esiste un percorso formativo misto arabo-ebraico, né un percorso formale per insegnare in un ambiente misto. Gli insegnanti che vengono nella nostra scuola si preparano in vari modi, ma, in sostanza, imparano nella pratica quotidiana, sul campo.
Da noi, parte dell’insegnamento si svolge attraverso il "co-teaching". Si ha cioè la compresenza, nella stessa classe, di due insegnanti: uno ebreo, che parla in ebraico, e uno arabo, che parla in arabo. Questo è un metodo ovviamente non convenzionale.
Per alcune materie, necessitiamo di testi speciali, adattati alle nostre esigenze. Ad esempio, in Israele di solito l’arabo viene insegnato (come una lingua straniera) agli studenti ebrei quando sono più grandi d’età. Noi invece insegniamo l’arabo agli alunni ebrei fin dal primo anno, e non come una lingua straniera, dato che parte dell’insegnamento stesso è direttamente in arabo. Questo implica che i libri di testo normalmente disponibili per insegnare arabo non sono adatti alle nostre esigenze.
Riguardo alle competenze che puntiamo a sviluppare negli alunni: il nostro obiettivo è fare in modo che i bambini siano perfettamente bilingui in arabo ed ebraico, orgogliosi della propria identità e consapevoli dell’identità del proprio popolo di appartenenza, e, allo stesso tempo, abbiano una grande familiarità e rispetto per le identità e i gruppi cui appartengono i loro compagni.
Vogliamo che i bambini crescano sicuri di sé, curiosi, creativi e con spirito critico.

ll curriculum scolastico deve comunque naturalmente seguire quello delle altre scuole, per fare in modo che i bambini – una volta terminata la loro esperienza da noi – siano poi in grado di proseguire il loro percorso di studi normalmente.

Quali sono i maggiori problemi che le scuole del villaggio hanno dovuto affrontare nel tempo? Quali le sfide che debbono vincere oggi?

La prima sfida è stata quella di creare, dal 1984, una scuola bilingue e binazionale, dato che questa è stata in assoluto la prima scuola di questo tipo in Israele. Dal 1997 sono sorte altre scuole bilingui nel Paese, ma tuttora purtroppo rimangono poche. Abbiamo avuto bisogno di imparare strada facendo, di creare specifici metodi e di migliorarli via via.
Molte delle sfide rimangono le stesse nel tempo, e sono raggruppabili in queste categorie:

  • Difficoltà economiche: è costoso gestire la nostra scuola perché richiede più ore di insegnamento di una scuola normale, e perché il costo del trasporto dei bambini, che per il 90% vengono da città e villaggi vicini, è interamente a carico nostro.
  • Ostacoli legati alla lingua: in un contesto, come quello di Israele, in cui l’ebraico è la lingua dominante, è faticoso portare tutti i bambini a un uguale livello di conoscenza dell’ebraico e dell’arabo.
  • Difficoltà nella ricerca / formazione / mantenimento del corpo insegnante: in Israele, l’insegnamento non gode di uno status molto elevato. Per scegliere di venire nella nostra scuola - a volte anche da lontano - i docenti devono essere molto motivati dal punto di vista personale. Se sono molto bravi, può poi essere difficile trattenerli. Ad esempio, a una delle nostre insegnanti con maggiore esperienza è appena stato proposto di diventare la dirigente di una scuola privata.
  • Nel numero di iscritti: la nostra scuola si basa sul principio della parità numerica tra ebrei e palestinesi. Talvolta è difficile trovare genitori motivati a mandare i loro figli in una scuola di questo tipo. Attualmente, è più facile che si iscrivano bambini palestinesi che ebrei. Ciò dipende da molte cose. Una delle ragioni principali è il fatto che mentre per gli ebrei in questa zona c’è un’offerta ampia di scuole di buon livello, per i palestinesi non è così. Stiamo quindi cercando nuovi modi per farci conoscere. Inoltre, per i bambini è più facile inserirsi in un contesto educativo bilingue quando sono piccoli (in prima e seconda classe). Ciò significa che se degli alunni lasciano la nostra scuola, è quasi impossibile sostituirli quando sono nelle classi più avanzate, ad esempio in quinta o sesta classe. 
  • La sfida su temi legati al conflitto: intendiamo dare vita a un ambiente in cui in ciascun gruppo ci sia orgoglio per la propria identità, insieme a tolleranza e rispetto per le identità di appartenenza degli altri bambini. Dobbiamo perciò sempre prestare estrema attenzione ai messaggi che, a vari livelli, i bambini ricevono.

Vi chiediamo per finire qualche spunto di lavoro e materiale che gli insegnanti potrebbero utilizzare per conoscere meglio il progetto e per raccontarlo ai bambini a scuola.

Agli insegnanti consigliamo la lettura dell’autobiografia di padre Bruno Hussar: Quando la nube si alzava (ed. Marietti). Invitiamo inoltre a visitare il sito del Villaggio: wasns.org e il sito della nostra Associazione: www.oasidipace.org. Sul sito del villaggio, sono disponibili alcuni video che raccontano in dettaglio questa esperienza.  La nostra Associazione dispone poi di un’offerta formativa specifica per le scuole: si occupa infatti di sensibilizzare sui temi della giustizia e della pace così come sono affrontati nell’esperienza di NSWAS attraverso incontri di presentazione, laboratori sulla gestione del conflitto nel quotidiano e seminari formativi. 

Contatti

Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam
via Buschi 19 - 20131 Milano
Sito: www.oasidipace.org
Facebook: Neve Shalom Wahat al-Salam Italia
Email: it@nswas.info 

[intervista a cura di E. Frontaloni]

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