Le tre porte delle parole

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Video e proposte didattiche per una maggiore consapevolezza del valore delle parole nella relazione con gli altri. Di Maria Frigo

La grande fabbrica delle parole

Dice un proverbio arabo che ogni parola, prima di essere pronunciata, dovrebbe passare sotto tre porte. Sull'arco della prima porta c’è scritto: "È vera?" Sulla seconda: "È necessaria?" Sulla terza: "È gentile?" Solo le parole che superano le tre porte fanno bene a chi le dice e a chi le riceve.

Come possiamo aiutare i bambini a scegliere le parole vere, necessarie e gentili e a comunicare empaticamente con gli altri? È un obiettivo necessario in un mondo in cui il linguaggio costruisce e spesso sostituisce la realtà. Certamente il primo insegnamento è nell’esempio degli adulti significativi, ma la scuola e i modelli che forniscono gli insegnanti restano fondamentali. Ecco allora strumenti e suggerimenti per le attività in classe.

La fabbrica delle parole

La lettura di una favola moderna, La grande fabbrica delle parole (TERRE di MEZZO) può essere un modo per introdurre la riflessione sul valore che hanno le parole. Ecco la trama e un breve video:

C'è un paese dove le persone non parlano quasi mai. È il paese della grande fabbrica delle parole. Non parla nessuno perché le parole costano: bisogna comprarle e ingoiarle, per poterle usare. Ci sono parole che solo i ricchi possono permettersi; altre si nascondono tra la spazzatura, altre ancora possono essere acchiappate coi retini, come le farfalle. In questo paese abita Philéas, un bambino con il salvadanaio vuoto ma innamorato di Cybelle: nel giorno del suo compleanno vorrebbe dirle qualcosa di speciale, ma le parole costano troppo, quindi decide di usarne qualcuna trovata per strada, perché non possiede altro. Il problema è che anche Oscar, un bambino molto ricco, è innamorato di Cybelle: avendo molti soldi, le parla di continuo, con paroloni come “matrimonio” e “amore”, che costano davvero tantissimo. Philéas decide di usare tre parole catturate col retino e rischiare tutto. Cybelle le sente. E, nonostante tutto, sa a chi questo gesto è costato di più.

Agnès de Lestrade ci regala una favola moderna, ambientata in uno strano paese che è lo specchio di tutta la difficoltà moderna nel dare il giusto valore alle parole. Da parte della de Lestrade non c’è alcuna concessione al sentimentalismo o al moralismo: il finale della storia, nella sua semplicità, basta da sé, senza fronzoli e parole inutili, in perfetta coerenza col resto della favola. Le parole sanno a chi parlare. La grande fabbrica delle parole, però, insegna anche qualcosa sui sentimenti: la quantità non è sempre direttamente proporzionale alla qualità delle emozioni. E Philèas, che lo sa, mette in campo tutto quello che ha, senza riserve. Oscar, al contrario, sommerso dalle possibilità che il denaro dei genitori gli offre, non dà valore a ciò che dice e, di conseguenza, a ciò che prova. Mentre Cybelle, bambina lungimirante, coglie la bellezza delle parole comuni, che acquistano valore grazie all'amore di Philéas, diventando così infinitamente più preziose di quelle vendute alla fabbrica delle parole.” (da http://www.mangialibri.com/bambini-ragazzi/la-grande-fabbrica-delle-parole).

Le nostre parole preziose

E quali sono le parole per noi preziose? Sollecitiamo ogni bambino a fare il suo elenco personale di parole preziose. E per i bambini che conoscono altre lingue? Quali sono le loro parole preziose? Invitiamoli a condividerle e troviamo le corrispondenze di significati e suoni. Discutiamo assieme gli elenchi alla ricerca di somiglianze e di individualità. Possiamo organizzare una piccola collezione di classe delle nostre parole preziose che richiamano persone, emozioni, ricordi.

E quali sono le parole che ci fanno stare bene quando le riceviamo e che possiamo donare agli altri per farli stare bene? Raccogliamo e condividiamo le riflessioni degli alunni.

Infine, per tutti noi adulti, nella poesia di Mariangela Gualtieri Io ringraziare desidero un dono speciale di parole preziose che ci faranno stare bene.

 

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Maria Frigo: 5 Dicembre 2018 In classe

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