Ragazze e ragazzi in Italia da soli: una nuova sfida per la scuola

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Ragazze e ragazzi in Italia da soli: una nuova sfida per la scuola

Minori stranieri non accompagnati a scuola: trasformare il rischio in possibilità. Come educare una generazione in fuga? Quali azioni si rivelano efficaci per superare l’emergenza e dare risposta alla vulnerabilità? Di Raffaella Biagioli (Università di Firenze)   

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L'arrivo, nel nostro Paese, di minori che migrano nel tentativo di migliorare le loro condizioni di vita, è diventato un problema urgente e un fenomeno sempre più consistente. È il nuovo volto dell’immigrazione italiana, rappresentato da questa fascia di popolazione composta da preadolescenti e adolescenti, definiti giuridicamente minorenni e privi di genitori o di altri adulti che ne siano legalmente responsabili. I minori migranti costituiscono, a partire da questo secolo, i nuovi protagonisti dei processi migratori e sono divenuti oggetto di studio in Italia e in Europa.
I concetti di infanzia e adolescenza, nella dimensione della migrazione, sono da riscrivere: gli adolescenti affrontano viaggi della durata di mesi prima di arrivare in Italia e, durante questo periodo, formano le proprie relazioni affettive in contesti fortemente disagiati e non adeguati alla loro età. La riflessione sugli interventi educativi riferiti a ragazzi che si spostano e viaggiano a lungo per raggiungere luoghi di speranza e di sopravvivenza, è stato, per Bauman (2009), un motivo per riflettere sul significato dell’interculturalità da una parte e del rapporto tra “noi e loro” dall’altra, processo, quest’ultimo, delle tappe storico-evolutive che ci hanno indirizzato verso la perdita di reciprocità e condotto ad una confusione nei riguardi del riconoscimento del ruolo e del significato sociale e della comunità dell’immigrazione.
Per minore straniero non accompagnato (MSNA) presente nel territorio dello Stato s’intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’ Unione Europea, che si trova per qualsiasi causa, nel territorio dello Stato e che è privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti di lui legalmente responsabili (legge.7 maggio 2017 n.47, Disposizioni in materia di protezione dei MSNA). Dalle vite di questi ragazzi emerge una complessità che vale la pena di sottolineare. Dietro ai loro viaggi ci sono questioni complesse che agiscono in misura più o meno ampia, ma che hanno una ripercussione sulla totalità del nostro pianeta, e che, per l’effetto dirompente che hanno in sé, si riverberano sulle attuali generazioni di ragazzi e giovani, ma, in prospettiva, anche su quelle future. Nel luglio 2017, il Report Nazionale del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali ci ha informato che il numero complessivo dei MSNA presenti e censiti sul territorio italiano ha avuto un incremento di 4.496 unità risultando complessivamente 18.701, con una prevalenza maschile del 93%. I Paesi più rappresentati risultano il Gambia con il 13,7%, l'Egitto con l'11%, la Guinea con il 9,5% e l'Albania con l' 8,8%.

Ragazzi vulnerabili

I ragazzi che arrivano soli devono essere considerati come identità estremamente complesse, per la qualità e la quantità di esperienze, spesso per vie neppure immaginabili, già vissute in pochi anni di vita.
Come li ha definiti Tahar Ben Jelloun essi sono la génération involontaire, una generazione involontaria: questi giovani non sono immigrati nella società, lo sono nella vita e devono adattarsi alla situazione, così come devono strappare i giorni a un avvenire indefinito, obbligati ad inventarselo invece che viverlo. Una generazione che è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, rendendo il fenomeno di difficile gestione. I minori non accompagnati sono immigrati e stranieri, sono abbandonati e soli. La mancanza di protezione li espone durante il viaggio al rischio di estorsioni da parte dei contrabbandieri, ed abusi sessuali, sfruttamento, violenza e traffico di organi. Trovandosi senza punti di riferimento, senza la presenza di figure adulte vicine e in grado di condividere sofferenze, progetti e investimenti sociali, i MSNA si trovano in una situazione di estrema vulnerabilità, sostenuta, tuttavia, da una grande forza di sopravvivenza e di speranza per un futuro diverso.
La Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza prevede, all’articolo 3, un’ampia gamma di diritti, oltre a quelli relativi al primo soccorso e all’accoglienza temporanea: ad essi vengono riconosciuti, tra gli altri, il diritto all’assistenza sociale, legislativa e amministrativa, all’istruzione, alla tutela dallo sfruttamento e alla protezione. Con la ratifica della Convenzione ONU tali norme sono entrate a far parte integrante dell’ordinamento giuridico italiano, facendo sì che anche un principio programmatico come quello dell’art. 3 divenisse un elemento cardine dell’ordinamento giuridico e, come tale, un fondamentale criterio interpretativo delle singole norme per superare eventuali loro ambiguità. Va sottolineato, inoltre, che l’interesse superiore del minore non va esaminato in modo astratto, bensì il suo contenuto si deve sostanziare in relazione ad ogni specifico caso concreto, dato che le esigenze del singolo possono variare in relazione alla situazione specifica in cui quest’ultimo, in qualità di soggetto in formazione, viene a trovarsi di volta in volta.

Le presenze nella scuola

Nel panorama degli interventi finalizzati ai minori non accompagnati, sussistono differenti stadi di complessità, di organizzazione, di servizi e di attività mirate all'utenza, nonché di progettazione specifica che risente dei differenti approcci metodologici. Al momento si dispongono, sul fenomeno in questione, contatti con numerose organizzazioni operanti sul territorio italiano, e con una quantità di operatori sociali che lavorano nel settore minorile. In questo quadro il fenomeno migratorio rimane un modello dinamico e multiforme che comprende i minori di origine straniera che nascono in Italia o che comunque vi frequentano l’intero percorso scolastico e i ragazzi di nuova immigrazione non accompagnati, per i quali devono essere predisposte misure di prima accoglienza, di sostegno linguistico e di integrazione scolastica. Dal momento che le strutture di accoglienza sul territorio si occupano anche dell'inserimento scolastico, formativo, lavorativo e di affido, occorre preparare, dal punto di vista pedagogico, l'ambiente scolastico in cui vengono inseriti. Il tempo che accompagna consapevoli e meditate scelte in educazione non può essere scandito dalla “tirannia dell'urgenza”, non può consumarsi nella continua necessità della pronta risposta. Il tempo in fuga è vuoto d'esperienza: occorre riflettere per elaborare chiavi interpretative e strategie d'azione che possano rilanciare il ruolo fondamentale della frontiera culturale della pratica educativa quale motore di produttivo cambiamento di cui la pedagogia deve farsi carico. Il dibattito pedagogico tra ricercatori che analizzano i processi educativi in atto, e si confrontano sulla validità e sui limiti delle diverse interpretazioni teoriche, tende a superare il concetto dell’emergenzialità e si indirizza ad affrontare in modo sistematico le modalità dell'accoglienza, essendo le trame del pensiero in prospettiva transdisciplinare e sviluppando un’azione teorica e pratica nei contesti scolastici ed extrascolastici. Con uno sguardo particolarmente attento alla problematicità delle prassi e una rinnovata e accresciuta attenzione ai modelli educativi e didattici, la riflessione va orientata in direzione degli assi valoriali che puntano al sostegno di una progettualità educativa e didattica connotata cognitivamente ed emotivamente, e quindi anche eticamente, che punti al sostegno di strumenti e metodologie didattiche adeguate.

Un progetto educativo oltre l’emergenza

È emersa come primaria la necessità di considerare le scelte compiute dagli istituti scolastici sulla strutturazione ed elaborazione dei protocolli di accoglienza sui minori stranieri, poiché tali decisioni rimandano al modello di ospitalità adottato e, inoltre, hanno importanti ricadute sulle dimensioni identitarie del soggetto accolto. Progettare percorsi educativi di qualità, andando oltre all’accoglienza, alla tutela e alla protezione, permette di trasformare il rischio a cui sono sottoposti dalle condizioni di vita, alla possibilità di successo personale che si realizza attraverso la crescita, la costruzione di conoscenze e competenze che gratificano e motivano la volontà di apprendere, sapere, amare e rispettare i luoghi di accoglienza che diventeranno i contesti per la realizzazione di un progetto di vita personale.
Nell'intento di offrire possibili risposte alle esigenze manifestate, le linee progettuali di intervento da mettere in campo potranno essere articolate in più azioni, tutte strettamente collegate e interdipendenti, che possono riguardare la progettazione di iniziative finalizzate ad offrire supporto linguistico e culturale per la prima accoglienza, tramite la costituzione di reti con associazioni, comunità alloggio, servizi sociali del Comune, ma anche attraverso lo sviluppo e il potenziamento di attività di informazione, documentazione, consulenza, sportelli d’ascolto, traduzione di modulistica. L’obiettivo di fondo è quello di affrontare le problematiche inerenti il fenomeno migratorio nell’ambito di un'integrazione, la più ampia possibile, delle risorse e delle opportunità materiali, progettuali, operative, reperibili sul territorio, per il raccordo e la documentazione delle esperienze, anche in vista della trasferibilità delle azioni messe in campo in altri contesti. L'impiego di figure di mediazione linguistica può permettere, inoltre, di poter mantenere la lingua madre dei MSNA, in modo che la scuola si configuri come luogo ideale di ospitalità e cura perché garantisce continuità nella relazione, crea un ambiente in cui potersi sperimentare e coltivare fiducia nelle proprie capacità di reagire all'esterno, un vero e proprio laboratorio di espressione che si realizza intorno ad una narrazione condivisa.
È necessario prendere coraggio ed affrontare le difficoltà della relazione educativa in modo tempestivo, senza lasciare spazio ad ambiguità e attese inutili che possono solo danneggiare le condizioni di vita del minore e di tutta la comunità. Le attuali pratiche di accoglienza indicano che l’intervento educativo individualizzato viene tracciato solo dopo due o tre mesi dall’arrivo del ragazzo. Questo conferma la permanenza di un atteggiamento di sostanziale irresolutezza e la mancanza di un giusto approccio nei confronti delle condizioni di vita degli immigrati verso i quali viene esercitato quel diritto all’indifferenza capace di annullare ogni forma di empatia.

 

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