Esercizi di mondo: competenza interculturale e mobilità studentesca (per scelta)

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Esercizi di mondo: competenza interculturale e mobilità studentesca (per scelta)

L’esperienza del viaggio e del soggiorno all’estero apre la mente e allarga i confini, aiutandoci a comprendere ancora di più tutti gli intrecci. Di Mattia Baiutti

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Il processo di internazionalizzazione è oggi presente in diverse scuole italiane che hanno compreso l’importanza di aprirsi al mondo per evitare un provincialismo autoreferenziale confinato in nazionalismi inattuali. All’interno di tale processo, un posto tradizionalmente centrale è occupato dalla mobilità studentesca internazionale ovverosia il movimento di alunni e alunne che scelgono (assieme alle proprie famiglie) di svolgere un periodo di studio all’estero.

Secondo l’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca sono sempre di più gli studenti e le studentesse delle scuole secondarie di II grado che partecipano a questo tipo di progetti di educazione internazionale e interculturale: si stima che dal 2009 al 2016 ci sia stato un incremento di studenti italiani all’estero con un programma annuale, semestrale o trimestrale pari al 111%.

A differenza di uno stereotipo diffuso anche nella scuola, queste esperienze, quando adeguatamente organizzate e sostenute, non sono da considerarsi come una vacanza, ma come un vero e proprio progetto educativo che coinvolge lo studente nella sua globalità. I ragazzi sedicenni che viaggiano per motivi di studio, infatti, non sono turisti che guardano il contesto ospitante dall’esterno ma sono membri attivi di una famiglia, di una scuola e di una comunità ospitante.

Essi escono dalla propria comfort zone di sicurezza e si immergono totalmente in un contesto sociale e culturale dove nulla o quasi è familiare e devono imparare a comunicare con le persone, codificare codici, gestire le incertezze.

Un altro stereotipo da sfatare è quello secondo il quale a partire siano solo gli studenti di famiglie benestanti: grazie alla presenza di borse di studio la selezione viene fatta in base alla motivazione, alla maturità e al merito. Così intesa, la selezione è cruciale perché se gli studenti non sono già sufficientemente preparati a gestire lo shock culturale vi è la possibilità che l’esperienza non raggiunga gli obiettivi educativi attesi (non basta andare all’estero per diventare interculturali!).

Che cos’è la competenza interculturale?

Che cosa si impara potenzialmente andando all’estero? Spesso gli insegnanti e i genitori riportano che i ragazzi, oltre a conoscere una o più lingue straniere, ritornano maturati, ‘con una marcia in più’, consapevoli delle proprie potenzialità; i loro confini (mentali e reali) si sono allargati all’orizzonte mondo. Tutto ciò, usando un lessico pedagogico, può essere definito come lo sviluppo della ‘competenza interculturale’.

Ma in cosa consiste esattamente questa competenza? Attorno a tale costrutto vi è un vasto dibattito pedagogico internazionale. Deardorff, che è una delle massime esperte del settore, sostiene che la competenza interculturale è quella capacità di comunicare e comportarsi in modo efficace e appropriato durante un incontro interculturale. Per poter far ciò è necessario sviluppare delle attitudini (ad es., rispetto, curiosità, apertura mentale), delle conoscenze (ad es., autoconsapevolezza, consapevolezza sociolinguistica, informazioni culturali specifiche) e delle abilità (ad es. il pensiero critico). Mobilitate e armonizzate assieme queste componenti dovrebbero produrre degli effetti interiori (ad es. sviluppo di flessibilità, capacità di adattamento, visione relativa ed empatia) e degli effetti esteriori ovverosia il comunicare in modo appropriato ed efficace con persone percepite aventi background culturali diversi.

Questa prospettiva pedagogica trova seguiti anche nelle principali politiche educative: si veda ad esempio la recente Raccomandazione dell’Unione europea sulle competenze chiave, la cornice concettuale delle Competenze per una cultura della democrazia del Consiglio d’Europa e quella della Global Competence dell’OCSE PISA. Tutti questi documenti sottolineano che la competenza interculturale è da intendersi come una delle competenze chiave della cittadinanza contemporanea.

Se il valore pedagogico e istituzionale della scuola è quello di formare il cittadino e la cittadina dell’oggi, allora è necessario che la scuola stessa si ripensi per non essere un mero luogo di trasmissione nozionistica ma una fucina e un baluardo di quella cittadinanza in grado di abbracciare la complessità del quotidiano per imparare a vivere assieme democraticamente. In questo senso la scuola dovrebbe essere intesa metaforicamente come una delle possibili ‘soglie’ che, se attraversata, consente di fare ‘esercizi di mondo’. Uno di tali esercizi è la mobilità degli studenti.

Per approfondire:

Baiutti, M. (2017). Competenza interculturale e mobilità studentesca. Riflessioni pedagogiche per la valutazione. Pisa: ETS.

Consiglio d’Europa. (2016 trad. it. 2017). Competenze per una cultura della democrazia. Sintesi. Strasburgo: Consiglio d’Europa Retrieved from https://rm.coe.int/competences-for-democratic-culture-resume-it-revised-web-a5/1680717a26.

OECD PISA. (2018). Preparing our youth for an inclusive and sustainable world. The OECD PISA global competence framework. Parigi: OECD Retrieved from http://www.oecd.org/pisa/Handbook-PISA-2018-Global-Competence.pdf.

UE. (2018). Raccomandazione del Consiglio relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente, 2018/c 189/01. Retrieved from https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018H0604(01)&from=EN.

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