Buone pratiche dalle scuole multiculturali

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Le esperienze positive delle scuole multiculturali possono aiutarci ad affrontare le criticità e a dare risposte efficaci. Un libro ci invita a partire dalle risorse degli allievi ma anche da quelle dei docenti, degli educatori, delle comunità. Di Davide Zoletto (Università di Udine) 

classe multiculturale  maestra

Uno degli inviti che ci viene dal recente volume di Vinicio Ongini Grammatica dell’integrazione. Italiani e stranieri a scuola insieme (Laterza, 2019) è quello rodariano a “costruire il senso del possibile”. È un invito ad allenarci a cogliere i punti di forza e le possibilità che fanno sì che proprio quei contesti educativi che spesso siamo abituati a vedere come “difficili” possano essere visti anche come occasioni per “coltivare visioni”. Non si tratta certo, e Ongini lo spiega assai bene, di ignorare o nascondere le criticità che ancora oggi possono emergere nelle sempre più eterogenee e complesse scuole del nostro Paese, nei quartieri segnati da presenza di allievi, allieve e famiglie con molti e diversi retroterra. Si tratta, piuttosto, di non rappresentare quelle scuole e quei territori, quegli allievi e quelle famiglie solo come soggetti fragili, ma di vederne anche le molte risorse.

Partire da quello che funziona

Un esempio lo porta Ongini stesso, quando richiama l’attenzione sul tema della dispersione scolastica, aiutandoci a leggere i dati ministeriali che ci mostrano, appunto, non solo criticità. Certo, permangono problematiche importanti sulle quali è necessario lavorare: ad esempio, le differenze a livello territoriale, le criticità del passaggio dalla scuola di primo grado a quella di secondo, l’incidenza particolarmente alta fra gli studenti con background migratorio o provenienti da condizioni economiche e sociali disagiate. E, tuttavia, anche il Rapporto MIUR sugli Alunni con cittadinanza non italiana per l’a.s. 2017/2018 sottolinea che, nel caso degli alunni con cittadinanza non italiana, “i dati di trend segnalano […] positivi miglioramenti rispetto al passato”. Sono elementi che è sempre importante rimarcare, proprio per non cadere in una rappresentazione solo negativa. Quello del contrasto alla dispersione scolastica è d’altra parte uno dei molti esempi che potremmo portare dell’importanza di cogliere anche gli elementi di evoluzione positiva: perché sono anche gli aspetti positivi, le esperienze e le pratiche riuscite, che possono aiutarci ad affrontare le criticità stesse, in questo come in altri ambiti dell’educazione in contesti eterogenei e multiculturali. Partendo dalle risorse degli allievi e delle allieve, certo; ma anche da quelle dei docenti, degli educatori, delle istituzioni, delle comunità.

Supportare le buone pratiche già esistenti

Lo dimostrano, restando ancora all’esempio della dispersione scolastica, le analisi e le indicazioni riportate in un testo di ampio respiro e ricco di spunti anche operativi come il documento ministeriale Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa, promosso nel 2018 dalla “Cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa”. Pur non tacendo tutte le criticità ancora presenti, tale documento evidenzia l’importanza di mettere in campo azioni a più livelli e su più ambiti, e di partire dalle molte buone pratiche già esistenti (anche nel caso degli stessi allievi con diverso retroterra), per supportarle e farne sempre più sistema. È una chiave di lettura che emerge anche da un altro riferimento prezioso, com’è l’edizione 2018 dell’Atlante dell’infanzia a rischio, promosso da Save the Children ed Enciclopedia Treccani dedicato alle “Periferie dei bambini” (è da poco uscita, fra l’altro, anche l’edizione 2019 dell’Atlante di Save the Children, dedicata quest’anno al “Tempo dei bambini”). L’Atlante 2018 è ricco di elementi utili a leggere in modo non stereotipato le criticità emergenti nei diversi tipi di periferie odierne. Ma, allo stesso tempo, evidenzia anche l’importanza di avere uno sguardo positivo: l’Atlante si conclude infatti con una sezione dedicata alla “Ricchezza delle periferie”, dove si possono sentire le voci di insegnanti, famiglie, educatori, giovani e comunità già impegnati in un lavoro educativo importante a presidio dei territori.

Re-immaginare insieme le scuole e le comunità

Proprio nel documento ministeriale sul contrasto al fallimento formativo, si ricorda che “ogni scuola affaccia su una strada, un quartiere, un mondo con il quale, volente o nolente, deve dialogare ogni giorno, non fosse altro per il via via degli alunni che la frequentano” (MIUR, 2018). È una sfida importante quella di aprire alle comunità educanti le scuole ad alta complessità socioculturale e linguistica. Che ci chiede di allenarci a cogliere, analizzare, valorizzare, orientare risorse territoriali, reti di comunità, repertori linguistici e culturali, anche emergenti dalle culture dei pari. Su di essa si è già potuto richiamare l’attenzione in passato anche su Sesamo in A partire dai punti di forza di allievi, insegnanti e comunbità, e più di recente in un volume intitolato appunto A partire dai punti di forza (Zoletto, 2019). È una sfida cruciale. Perché non riguarda solo alcuni spicchi della popolazione del nostro Paese, ma è piuttosto un’occasione per concorrere a re-immaginare l’assetto complessivo di molti territori e di molte scuole italiane: dove vivono oggi insieme allievi, allieve e famiglie con retroterra sempre più diversificati, e dove si può provare a costruire – insieme – un presente e un futuro davvero condivisi.

 

Per saperne di più

  • Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, (2018), Una politica nazionale di contrasto del fallimento formativo e della povertà educativa, Cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa.
     
  • Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca – Ufficio Statistica e Studi (2019), Gli alunni con cittadinanza non italiana A.S. 2017/2018, Roma.
     
  • Ongini, V. (2019), Grammatica dell’integrazione. Italiani e stranieri a scuola insieme, Roma-Bari: Laterza.
     
  • Save the Children (2017), Atlante dell’infanzia a rischio. Lettera alla scuola, Enciclopedia Treccani.
     
  • Save the Children (2018), Atlante dell’infanzia a rischio. Le periferie dei bambini, Enciclopedia Treccani.
     
  • Zoletto, D. (2019), A partire dai punti di forza. Popular culture, eterogeneità, educazione, Milano: FrancoAngeli.

 

  

 

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2 Febbraio 2020 Punti di vista

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