Come vengono valutati gli alunni stranieri?

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Un’analisi con i dati INVALSI sulle scuole primarie e medie: importante ricerca per riflettere sulle pratiche di valutazione e sui fattori che agiscono nell’attribuzione dei voti. Di Moris Triventi (Università di Trento

bambini primaria stranieri bilingui

In un recente articolo pubblicato dalla rivista internazionale International Migration Review (Triventi 2019), mi sono chiesto se e in quale misura gli studenti stranieri siano valutati dai propri insegnanti in modo analogo rispetto agli alunni italiani oppure se, al contrario, essi siano giudicati più o meno severamente. Sappiamo che i giudizi scolastici sono l’esito di un processo di valutazione articolato che riflette solo in parte il livello delle competenze disciplinari maturate, ma può essere influenzato anche dalle dinamiche in classe e dalla conoscenza della situazione personale dello studente. Tuttavia, una volta assegnati, i voti vanno incontro a un processo di “oggettivazione” in grado di etichettare gli alunni come più o meno bravi, con possibili ricadute sulla loro motivazione allo studio e le loro decisioni scolastiche successive (OECD 2012).

Voti più bassi, stesso livello di competenze 

Un modo per analizzare la valutazione degli apprendimenti degli studenti da parte degli insegnanti consiste nel confrontare, in materie comparabili, i voti scolastici attribuiti dagli insegnanti con i risultati ottenuti dagli studenti in prove standardizzate somministrate da attori istituzionali indipendenti. Queste ultime, infatti, si pongono l’obiettivo di rilevare le competenze scolastiche nel modo più neutrale e “oggettivo” possibile. Esse possono quindi essere utilizzate come metro di confronto per stabilire in quale misura gli insegnanti tengano in considerazione esclusivamente le competenze scolastiche oppure si facciano influenzare da altri aspetti e caratteristiche degli alunni. Al fine di studiare se vi siano differenze sistematiche nel modo in cui nativi e studenti con background migratorio sono valutati a scuola, ho svolto delle analisi sui dati tratti da INVALSI-SNV. Le analisi sono condotte su tutti gli studenti appartenenti a due gradi scolastici (V primaria e I secondaria inferiore) nel 2011-12, per un totale di circa 630 mila casi.
I risultati suggeriscono che i figli di immigrati, in media, vengono sotto-valutati dai propri insegnanti: gli alunni con un background migratorio alle spalle (sia nati all’estero che in Italia) ottengono in media voti in pagella più bassi, sia in italiano che in matematica, rispetto ai nativi con un livello di competenze scolastiche simile (analoga performance nel test INVALSI). Tale differenza è più evidente nella scuola primaria, ma è presente anche alle scuole medie. Gli studenti nati in Italia da genitori immigrati (seconde generazioni) sono in media meno sotto-valutati, rispetto agli alunni di prima generazione (nati al di fuori dell’Italia con genitori anch’essi nati all’estero), anche se le differenze tra prima e seconda generazione sono piuttosto ridotte. La sotto-valutazione degli studenti di origine straniera, inoltre, varia secondo la materia scolastica: le differenze sono leggermente maggiori in matematica, rispetto a italiano.

Un fattore importante: il background sociale 

Com’è possibile spiegare la penalizzazione nei voti degli studenti di origine straniera? Per tentare di rispondere a questa domanda, abbiamo indagato se diverse caratteristiche socio-demografiche (struttura famigliare; risorse socio-economiche dei genitori), risorse culturali ed educative della famiglia di origine, atteggiamenti e comportamenti legati all’ambito scolastico degli studenti contribuiscono a spiegare la penalizzazione degli studenti di origine straniera. Le analisi indicano che il fattore più importante è il background sociale, in particolare il livello occupazionale dei genitori, un indicatore delle risorse socioeconomiche familiari. La lingua parlata a casa e le motivazioni estrinseche degli alunni costituiscono rispettivamente il secondo e il terzo fattore più importante; tuttavia, il loro ruolo è maggiore nell'istruzione primaria, ma più modesto nella scuola secondaria inferiore. Altre variabili, come il comportamento degli alunni in relazione ai compiti a casa e l’aiuto dei genitori nel fare i compiti, invece, non contribuiscono a spiegare perché gli alunni con background migratorio ricevono voti più bassi dei nativi, a parità di competenze. Visto che tutti i fattori considerati insieme rendono conto al più della metà delle differenze nell’attribuzione dei voti, non possiamo escludere che siano all’opera anche meccanismi di “discriminazione statistica”.
Gli insegnanti, laddove incerti sulla valutazione della performance degli studenti immigrati, potrebbero farsi implicitamente condizionare dagli stereotipi sul gruppo di appartenenza dello studente. Ciò potrebbe condurre ad attribuire voti leggermente più bassi agli studenti stranieri, anche quando dimostrano una padronanza della materia comparabile agli italiani.
I risultati del nostro studio in merito alla sotto-valutazione degli alunni con background migratorio rafforzano quanto riscontrato in alcune ricerche condotte in altri Paesi europei. Dal punto di vista di policy, i risultati suggeriscono l’importanza di fornire ai docenti e ai dirigenti scolastici informazioni specifiche su come vengono attribuiti i voti scolastici, affinché ne possano tenere conto nelle pratiche di valutazione degli apprendimenti dando luogo a una distribuzione delle votazioni più equa.

 

Riferimenti bibliografici

- OECD (2012). Grade Expectations: How Marks and Education Policies Shape Students’ Ambitions. Paris: OECD Publishing.
 

- OECD (2014). TALIS 2013-Results. An International Perspective on Teaching and Learning. Paris: OECD Publishing.

- Triventi M. (2019). Are children of immigrants graded differently by their teachers, and why? Evidence from compulsory education in Italy. “International Migration Review”, First Published October 23.

 

 

 

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