Occorre un fiato lungo per l’inclusione

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Continua il nostro viaggio nelle scuole multiculturali. Ecco le sfide e i progetti di un istituto composito socialmente e culturalmente. Di Gilberto Bettinelli. 

Intercultura

Arrivando in via dei Narcisi, la scuola primaria sede della direzione dell’omonimo istituto comprensivo di Milano, colpisce la serenità pacifica del luogo: ariosità del contesto, alberi e giardini, prati e fiori attorno all’edificio, splendidi murales sulla recinzione, scoprirò poi realizzati dagli alunni nell’ambito di un progetto internazionale della scuola in partenariato con CELIM (Centro Laici Italiani per le Missioni, ONG riconosciuta dalla Farnesina e dalla UE), con il Liceo “Marconi” e con Ivan Tresoldi, poeta e street artist.
Tutto appare curato come del resto gli edifici degli altri plessi dell’ istituto che annovera anche una costruzione segnalata in importanti testi di architettura. Chi potrebbe pensare alla grande complessità dell’IC? In effetti è molto composito, costituito da quattro plessi – tre primarie e una secondaria di primo grado – collocati in quartieri assai differenti dal punto di vista della composizione socio-economica, con storie diversificate. Accanto a situazioni di povertà ve ne sono altre di maggior benessere. La presenza di alunni di origine straniera (un terzo della popolazione scolastica) non è che un aspetto della complessità dell’istituto, anzi nelle parole della dirigente, Cecilia Righi, le criticità non sono date tanto dagli stranieri in sé, ma dalla situazione di disagio economico e sociale delle famiglie straniere e italiane. Una interpretazione direi piuttosto semplice del dovere della scuola di “integrare” gli alunni porterebbe a favorire una certa redistribuzione fra i plessi degli alunni svantaggiati e provenienze culturali diverse in modo che, convivendo, possano conoscersi e sviluppare una socialità positiva.
È una scelta che l’istituto certamente persegue, soprattutto quest’anno in cui da settembre ad oggi si sono verificate un centinaio di nuove iscrizioni non previste di alunni provenienti da altri paesi, altre regioni italiane e altre scuole di Milano. Ma la redistribuzione può funzionare fino a un certo punto e rischia di alterare equilibri delicatissimi e storicamente consolidati in contesti in cui la scuola è vissuta in modo identitario dai quartieri: il rischio è l’iscrizione di alunni di fasce sociali benestanti in altri istituti. Occorre allora dotarsi di una visione processuale e di prospettiva dell’integrazione, lavorare sul lungo periodo per far uscire dal disagio e dalla separazione sociale e culturale.

Progettualità concreta

L’istituto ha messo in campo e attua una progettualità precisa al riguardo intrecciando attenzione al disagio sociale/famigliare con obiettivi di integrazione linguistica e culturale:
- Progetto “Ritorno a scuola” che vede insieme educatori di una cooperativa del quartiere Giambellino, tribunale dei minori, lo sportello psicologico della scuola, la polizia locale e i servizi sociali per combattere la dispersione scolastica;
- I pacchetti laboratoriali di italiano L2 garantiti a tutti gli alunni non italofoni che si svolgono in orario scolastico, grazie ai fondi ministeriali per le zone ad alto tasso migratorio, ai fondi del Polo Start e a donazioni di privati;
- Progetto “Mediando” che prevede anche uno sportello psicologico per mediare i conflitti fra gli alunni (in particolare nella secondaria di primo grado), fra docenti e famiglie e fra le famiglie stesse.
- I doposcuola realizzati sia nella scuola stessa che in realtà associative e parrocchie del territorio con cui la scuola ha un’attiva collaborazione.
- I materiali informativi nelle L1 per le famiglie.
Il PDM (piano di miglioramento) e il PTOF (Piano triennale dell’offerta formativa) prevedono di impegnare risorse e azioni affinché al termine della scuola secondaria di primo grado tutti gli alunni raggiungano in italiano almeno il livello B1 del quadro europeo delle lingue.

Tre prospettive per il futuro

La dirigente Righi afferma con energia che però intende muoversi anche su piani diversi e di più ampio respiro e qualità, innanzitutto favorendo la collaborazione fra i docenti dei due gradi scolastici che ancora avviene in misura non adeguata. Al momento del mio arrivo stava concludendo una riunione operativa per il rifacimento del sito Internet. Mi dice che c’è un essere e una percezione, che occorre sconfiggere: rappresentazioni fatte solo di criticità e di problemi come se tutto ciò che si agisce non incidesse minimamente. Del resto i nostri risultati INVALSI – dice – sono nella media dell’Italia settentrionale. Un sito attraente e puntuale sulla qualità della scuola è dunque utile e necessario. Cecilia Righi è molto chiara sulle linee di sviluppo possibili, oltre i validi progetti già esistenti. Afferma che sono tre gli ambiti in cui l’istituto dovrebbe investire. Innanzitutto le lingue, in particolare l’inglese. Attualmente si realizzano corsi per le certificazioni europee delle lingue con l’associazione Open Minds, ma sarebbe necessario adottare gradualmente in tutte le classi l’approccio CLIL – Content and Language Integrated Learning – favorendo l’uso dell’inglese come lingua veicolare per contenuti di diverse materie. Sarebbe una proposta assai gradita a quelle famiglie, italiane e straniere, che domandano qualità alla scuola e che, in assenza, vanno a cercarla in altri istituti. L’ostacolo alla realizzazione del progetto è dato dalla scarsità di risorse professionali presenti nella scuola italiana: sono rari gli insegnanti in possesso di certificazione europea riconosciuta a livello C1 del QCER e formazione specialistica CLIL. Questo è un caso in cui sono le scelte di politica scolastica e di allocazione delle risorse a livello ministeriale e regionale a contare, non la singola scuola.
Il secondo filone è la presenza della tecnologia nella didattica e qui si è a un buon punto in quanto moltissime aule sono dotate di LIM, a breve tutte. La dirigente segnala che ciò avviene anche grazie a molti insegnanti che hanno devoluto il loro “bonus” ministeriale per l’acquisto delle LIM.
Infine le attività sportive, molto richieste dalle famiglie. La scuola ha deciso da tempo di dare spazio ad attività sportive complementari pomeridiane per tutti gli alunni (judo, ginnastica artistica, calcio, atletica, pattinaggio ecc.) e, in particolare, per le bambine e le ragazze cui è dedicato il softball, grazie all’impegno di atlete e volontari della Fondazione Laureus. In effetti, specialmente le ragazze provenienti da contesti culturali caratterizzati da discriminazione di genere ed emarginazione sociale, trovano qui un ambito di qualità che le famiglie non troverebbero da sole. Si tratta di dare stabilità e continuità nel tempo a queste attività, nella consapevolezza che si tratta di un ambito in potenza fortemente inclusivo.

Scuole fortino e scuole aperte

Un obiettivo importante è, secondo la dirigente, quello di favorire il superamento di stereotipie verso alcuni plessi dell’istituto che conduce anche a un passaggio limitato degli alunni delle primarie alla scuola secondaria di primo grado dell’istituto a vantaggio di scuole circostanti. Anche qui occorrerebbe una politica scolastica del territorio di contrasto al costituirsi di vere e proprie “scuole fortino” che si propagandano – e soprattutto agiscono – come sedi senza problemi sociali, povertà e stranieri.
Chiedo se si tratti degli effetti perversi dell’autonomia scolastica. Di certo - dice Cecilia Righi - stanno fuori dall’orizzonte culturale della scuola inclusiva. Noi non stiamo fermi, affrontiamo le questioni e miglioriamo. C’è molto da fare a livello di istituto, ma non tutto dipende dal singolo istituto, molto dipende dai decisori politici all’interno dell’amministrazione scolastica apicale e locale.

Accompagnandomi all’ingresso, Cecilia mi ringrazia di essersi potuta in qualche modo “sfogare”, è veramente raro poterlo fare, dice, da parte di un dirigente che spesso si sente solo, assediato da problemi numerosi e complessi da risultare difficile persino condividere e raccontare.
Incrociamo una classe di bimbi piccoli in ordinata fila che la salutano con calore, lei si illumina e scambia battute affettuose e divertite... Non si è mai davvero soli, anche in scuole complesse come questa. 

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