Il valore dato alla scuola plurilingue: abbiamo bisogno di più occhi

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [PJDIR97U] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [DTWT1EEV] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [UVQH8TLF] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Il valore dato alla scuola plurilingue: abbiamo bisogno di più occhi

Scendere a maggiore profondità per affrontare le sfide dell’inclusione e del successo scolastico. Di Giovanna Masiero e Maria Arici

scuola classe bambino

L’occhio destro è scarso, vede però il cielo meglio di quello buono, che serve per la strada, per guardare in faccia, per fare il mestiere a bottega. (Erri De Luca, Montedidio)

Abbiamo bisogno di più occhi per affrontare le sfide dell’inclusione e del successo scolastico. Ogni occhio è “buono” per guardare le cose secondo una sua specificità e professionalità. E’ l’integrazione di tutti gli sguardi che ci permette di pensare in profondità e di conseguenza ci dà il coraggio dell’azione.

Viorica non vuole leggere ad alta voce in italiano; Chen ha dei risultati ottimi nei compiti di comprensione scritta ma da quando è in classe nessuno ha mai sentito la sua voce; Marian tiene il suo cappello di lana grigio con delle rose rosa ai lati perennemente calato sulla testa come un elmo di difesa dal mondo; per Omar i segni della scrittura si mescolano, si confondono, si tradiscono, o meglio, lo tradiscono quando deve leggere o scrivere qualcosa, e come i segni anche il suo corpo non riesce a stare fermo.

Sono tanti i casi su cui ci interroghiamo ogni giorno, quelli che analizziamo con il nostro occhio analitico, logico, solido di esperienze e studi precedenti. E altrettanti quelli che osserviamo nella loro globalità, quelli di cui cogliamo i nessi in relazione al tutto, che percepiamo ma non sappiamo definire. Di fronte ad alcuni alunni in classe tante volte sentiamo i nostri limiti; anche se usiamo tutte le risorse a disposizione sentiamo che i nostri occhi non sono sufficienti...

Sette linee d’azione positive

Ci sono territori, in Italia, in cui questi limiti sono stati compresi e qualcuno (enti, università, istituzioni pubbliche o private, eccetera) se ne è fatto carico promuovendo e sostenendo virtuose connessioni tra scuola e territorio. Andremo di seguito ad elencare quelle che, dalla nostra esperienza di pratica attiva, sono nel dettaglio le linee d’azione che dovrebbero essere messe in valore.

  1. Accompagnamento esperto e mentoring professionalizzante per la gestione di classi “complesse”.
  2. Interventi di sviluppo professionale per un’educazione linguistica inclusiva.
  3. Supporto alla promozione dei percorsi scolastici e formativi degli studenti di origine straniera.
  4. Supporto alla progettazione e realizzazione di iniziative formative promosse dalle reti di scuole.
  5. Supporto alla creazione e mantenimento di reti e rapporti tra attori e realtà coinvolte nel tema dell’inclusione.
  6. Supporto alla valorizzazione del plurilinguismo.
  7. Documentazione delle esperienze, revisione e diffusione dei materiali prodotti dai docenti.

Può anche essere un’unica persona a muoversi come un equilibrista tra le varie azioni; oppure, di fronte a più risorse, le azioni possono essere suddivise all’interno di un gruppo di lavoro, conscio dell’importanza dell’interconnessione e della condivisione profonda. L’importante è riequilibrare e dotarsi di tanti occhi. Anche perché, per concludere con Erri de Luca “’A giornata è ‘nu muorzo, la giornata è un morso, è corta, diamoci da fare.”

La scuola ha bisogno di queste azioni ora.

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola