Interlingua: osserviamo i bambini

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I ferri del mestiere che possiamo usare sono il concetto di interlingua, un registratore, i task e una guida per l’analisi. Di Stefania Ferrari 

classe multiculturale lavoro gruppo

Quando si trova di fronte al compito di imparare una lingua, l’apprendente, così come un esploratore, osserva l’ambiente linguistico, porta l’attenzione su ciò che è saliente e frequente, comincia a identificare parole, strutture e funzioni. Utilizza poi i dati raccolti per collegare vecchie e nuove informazioni e fare ipotesi sul funzionamento della lingua. Attraverso l’interazione mette alla prova le sue ipotesi, scarta quelle sbagliate e ne elabora di nuove, ricostruendo in maniera graduale e sistematica la lingua di arrivo. Il processo di apprendimento è per natura attivo e creativo. L’italiano degli apprendenti di conseguenza non è da intendersi come un “italiano sbagliato”, ma al contrario come un sistema linguistico vero e proprio, dotato di logica e coerenza interna, anche se per natura transitorio e variabile. La linguistica acquisizionale definisce le lingue degli apprendenti con il termine “interlingua”.

Imparare a osservare

Chi insegna deve tener conto dei processi naturali di acquisizione. Il punto di partenza è l’osservazione di ciò che i bambini sanno fare e l’identificazione delle aree della lingua su cui stanno lavorando. Sulla base di queste informazioni sarà possibile selezionare materiale linguistico e attività per rendere più efficaci i processi in atto. Da dove partire? Innanzitutto dallo studio: che cos’è l’interlingua? Una video lezione del prof. Gabriele Pallotti può essere un primo stimolo per orientarsi.
Successivamente è importante allenare lo sguardo, cominciando proprio dall’osservazione dei nostri allievi. Vediamo quali tappe seguire. Dotiamoci di un registratore e sperimentiamo l’uso di alcuni task. Proponiamo le attività a uno o due bambini, registriamo e trascriviamo le loro produzioni. I task sono uno stimolo per parlare, il registratore ci permette di tener traccia delle parole dei bambini, e infine la trascrizione ci aiuta a portare l’attenzione su fenomeni che possono sfuggire all’ascolto. Evitiamo di fare una “caccia agli errori”. Non limitiamoci a notare cosa non va, piuttosto impariamo a concentrarci su ciò che c’è. Con l’aiuto di una guida all’analisi esercitiamoci nell’ascolto, concentrandoci invece sulla nostra capacità di rilevare sistematicità e strategie.

Riflettere su ciò che abbiamo appreso attraverso l’osservazione

Cosa sappiamo ora rispetto alle competenze degli allievi? Come è cambiata la nostra percezione? Potremmo magari scoprire come i bambini che pensavamo poco competenti sappiano fare molto di più di quanto avevamo colto.


 

  

 

 

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