Maschi e femmine

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [2NL6NMS5] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [9MIQF2CQ] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [K11WZAJI] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Maschi e femmine, maschi contro femmine: la scuola e la società multiculturali sono ancora indietro nelle questioni di genere, all'apparenza tanto più semplici? 

Un'illustrazione di "ieri": maschi e femmine a scuola separati da una rete


A marzo, per dritto o per traverso, capita più spesso del solito di parlare di “generi”. A dire il vero non è che nella scuola se ne parli poi tantissimo. Forse il tema è più ispido di come appare a prima vista: la spaccatura del Consiglio Comunale di Venezia in questi giorni sembra confermarci che diventa un tema spinosissimo, addirittura esplosivo, non appena coinvolge i bambini.

“A settembre – mi racconta la maestra Diana – mi è stata data una prima classe, cinque femmine e undici maschi. Non c’è stata alcuna premeditazione, è venuta così. Tre madri sono andate in delegazione dal Dirigente: ben intenzionate a lasciare la scuola sotto casa e un Circolo di nota qualità didattica pur di sottrarre le proprie figliole ad un contesto di… maschiacci”.

Ora sappiamo che le tre hanno desistito e che la classe, come tutte le classi della nostra bistrattata scuola, procede con il vento in poppa pur tra i suoi ordinari problemi quotidiani. Ci sarebbe da chiedersi che cosa temessero le tre apprensive madri per le proprie “virgulte”. “Forse – azzarda la maestra Diana – temevano una 'perdita di femminilità', visto che si tratta di bambine molto curate, anche troppo protette”.

Quando parliamo delle diversità nelle classi di oggi e pensiamo al compagno cinese o a Beatriz che ha attraversato l’Oceano, non dimentichiamoci quanto siano ancora lontani dalla profonda disponibilità al confronto Marina e Matteo, nati sei anni fa nella piazza davanti alla scuola.

Abbiamo da fare ancora tanta strada, cara maestra Diana. 

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola