L'invenzione della nuova educazione civica

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Problemi reali che una legge strampalata (a costo zero) non è in grado di affrontare. Di Franco Lorenzoni

cittadinanza gruppo bambini mondo intercultura

L’ultimo giorno di aprile i deputati, quasi all’unanimità, hanno deciso di reintrodurre nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione civica. Forse a molti era sfuggito che già c’era e aveva solo mutato il suo nome in “cittadinanza e costituzione”. L’unica differenza è che d’ora in avanti verrà dato un voto e dunque sapremo finalmente come verranno valutati gli alunni in un ambito disciplinare dai contorni davvero straordinari.

La “nuova” disciplina si muove su orizzonti ampi: si va da una particolare attenzione alla Costituzione, alle istituzioni dello Stato e dell’Europa, all’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, a elementi fondamentali di diritto, di educazione ambientale, di educazione alla legalità e di educazione al rispetto e al patrimonio culturale, fino alla promozione dell’educazione stradale e dell’educazione al volontariato. Si prevede anche l’istituzione di una consulta che definisca i doveri dell’adolescente digitale. Tutti argomenti di grande rilievo e importanza, che certo dovrebbero trovare maggior spazio nell’attività didattica quotidiana. Ma come?

Qui casca l’asino, perché questa “nuova” educazione civica dovrebbe essere insegnata solo un’ora a settimana, 33 ore l’anno. E questo tempo non sarà aggiunto all’attuale orario scolastico, come sarebbe doveroso, ma dovrà farsi spazio e incistarsi da qualche parte, probabilmente erodendo le già scarsissime ore dedicate allo studio della storia e della geografia, dove è rimasta.

Tutti sono stati d’accordo, infatti, nel decretare che per questa straordinaria richiesta alla scuola di affrontare i maggiori problemi del mondo non si dovesse investire un solo centesimo in più.

Educazione civica a costo zero, dunque, il che rivela l’importanza che si vuol davvero dare a questi temi, al di là degli enfatici proclami.

Che questa mole di argomenti possa essere affrontata in una sola ora a settimana deve essere apparso ridicolo persino ad alcuni legislatori e, soprattutto, ai consulenti all’interno del MIUR che si sono trovati a correggere il testo originale della strampalata legge, anche nella sintassi. Così ecco che l’educazione civica si può espandere divenendo argomento trasversale, come è giusto che sia. Ma poiché pare sia ormai vietato investire in educazione, le scuole dovranno trovare insegnanti nell’organico potenziato per insegnarla e “coordinatori volontari” che si assumano la responsabilità di favorire l’inserimento dei tanti argomenti evocati nella trattazione delle diverse discipline o in progetti crossdisciplinari, come s’usa dire ora, perché si trovano in effetti all’incrocio tra diverse discipline.

Ma nell’affrontare tematiche trasversali (quasi tutte le più importanti lo sono), ecco che ci troviamo di fronte al solito nodo problematico. Solo nella scuola primaria ci sono infatti due ore settimanali di programmazione all’interno dell’orario di lavoro, che permettono a maestre e maestri di comunicare, confrontarsi, cooperare e provare a mettere in collegamento sensato i vari argomenti proposti a bambine e bambini. Questo tempo di progettazione non è previsto nella scuola dell’infanzia e ancor meno nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Che farà allora l’insegnante volontario coordinatore? Inseguirà in corridoio il professore di informatica dell’istituto tecnico o quello di greco nel liceo classico domandandogli se è riuscito a infilare un po’ di costituzione o di educazione ambientale nelle sue ore?

Come si vede un gran pasticcio. Ma poiché le questioni che sono all’origine di questa strampalata legge sono serie, bisognerà tornare a discuterne.

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