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Uno sportello di aiuto fra genitori che alleggerisce la scuola e crea legami di solidarietà fra le famiglie. Di Laura Sidoti 

mamma multcultura

“Lunedì verrà una nuova mamma che parla spagnolo – il figlio è stato inserito due giorni fa in terza A. E forse dei genitori delle classi prime. Angelica, Alejandra, Erika, voi ci siete?”. Questo è uno dei messaggi tipici della nostra chat “Genitori PEER Muzio”, lo strumento usato per coordinarci.

L’anno scorso, quando siamo partiti, mi era chiaro cosa volessi ottenere da questa iniziativa: un aiuto concreto per noi docenti, per i nuovi genitori e, di conseguenza, per i bambini neoarrivati. Tuttavia, i contorni e dettagli erano tutti da definire. Sono stati gli stessi volontari a precisare, fin dai primi incontri, quali fossero gli interventi prioritari, fino a dove avremmo dovuto spingerci e che tipo di servizi potevamo offrire.
Angelica, una mamma del Perù in Italia da una vita, i due figli maggiori già all’università e il piccolo ancora da noi, ricorda: “È stata la rappresentante di classe a mettermi al corrente del progetto e ciò mi ha incuriosito molto”. È stato il senso di solidarietà a reciprocità a spingerla a donare parte del proprio tempo per aiutare altri genitori: “Quando sono entrata in contatto con la burocrazia scolastica, qualche volta ho incontrato difficoltà. Non avendo nessuno a cui rivolgermi, alle volte ho dovuto cercare informazioni qua e là. L'iniziativa di aiuto per i genitori mi è subito piaciuta e mi è sembrato giusto aiutare genitori stranieri, come me, a "muoversi" nell'amministrazione scolastica”. E continua: “La bellezza di questo progetto sta nel fornire un aiuto utile ai genitori che hanno difficoltà con la lingua italiana”.

Ce la possiamo fare

Il pensiero di Angelica è condiviso dalle altre volontarie: donne brasiliane, turche, argentine, singalesi, peruviane, egiziane, polacche, cinesi, marocchine e italiane. Dopo un anno di lavoro assieme è evidente che le accomuna l’appartenenza a più mondi culturali e una notevole capacità di navigare attraverso la complessità. Tutte loro, a un certo punto della propria vita, hanno sperimentato cosa voglia dire ricominciare da capo ed imparare a convivere con modi di pensare, vivere e credere diversi da quelli familiari. Alcune di loro sono sposate con uomini italiani, altre invece si sono trasferite qui con il marito e in Italia hanno costruito la propria famiglia. Anche se l’Italia è la loro casa, tra le mura domestiche cercano di tenere vive le tradizioni del proprio paese. 

Un'ora a settimana, un'aula, la connessione

Il lunedì pomeriggio, a turno, queste volontarie corrono a scuola un’ora prima del termine delle lezioni e si mettono a disposizione per aiutare altri genitori in difficoltà. Non mancano i casi in cui ci danno una mano anche fuori orario se la dirigente o noi insegnanti abbiamo delle richieste particolari e urgenti.
Siamo partiti in piccolo. Nei primissimi mesi di vita lo sportello di mutuo aiuto ha coinvolto solo i genitori della scuola primaria. Con il passare dei mesi abbiamo iniziato a ricevere, ed accogliere, anche le richieste di aiuto di genitori della secondaria di primo grado parte del nostro istituto comprensivo. E quest’anno si rivolgono a noi anche mamme con bambini iscritti nella scuola dell’infanzia ospitata nello stesso edificio della nostra scuola primaria.
Lo sportello apre una volta alla settimana, il lunedì pomeriggio, dalle 15:30 alle 16:30. Le lezioni terminano alle 16:30, dunque l’orario funziona bene sia per i genitori volontari sia per chi cerca aiuto. La scuola ci ha messo a disposizione l’Aula Intercultura, al piano terra. Il computer e la LIM si sono rivelati subito strumenti preziosi. Consentono ai volontari di accedere ad Internet e mostrare a mamme e papà in difficoltà come effettuare il primo accesso al registro elettronico, l’iscrizione ai servizi offerti dal comune, o anche solo a trovare informazioni.


 

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