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Piccoli gesti quotidiani come la cura di un animaletto o la raccolta differenziata possono sensibilizzare i bambini verso i temi ambientali e aiutarli a sviluppare una coscienza ecologica? Di Angela Maltoni. 

angela maltoni salviamo la terra

I bambini sono quasi sempre interessati a tutto ciò che susciti in loro curiosità e, in qualche modo, li coinvolga attivamente. Fin da piccoli, oltre al lavoro sulle regole, propongo spesso attività di sensibilizzazione verso temi a carattere ambientale. Nell’aula, ad esempio, un piccolo spazio accanto al tradizionale cestino dell’immondizia è destinato alla raccolta della carta; nel corridoio, proprio di fronte alla nostra porta, stazionano i bidoni per la plastica, i tappi e l’umido, dove ogni giorno vanno a finire le bucce della frutta consumata a ricreazione. Particolare attenzione la riserviamo anche all’uso della carta, riducendo al minimo le fotocopie e utilizzando quella di recupero per tutte quelle attività che non prevedono la bella copia. Una serie di modalità, in definitiva, per interiorizzare da subito il rispetto verso le cose che si usano, ottimizzandone nel contempo la resa. Anche la condivisione del materiale fin dal primo giorno di scuola – penne, gomme, matite, pennarelli, colla – ha come fine quello di renderli responsabili, sensibili e consapevoli di ciò che possiedono. La speranza è che questa pratica quotidiana possa aiutarli, una volta adulti, a essere buoni fruitori e gestori del bene comune.

Una chiocciola per imparare ad amare gli animali

Un modo secondo me valido per abituare i bambini al rispetto della natura è quello di tenere un piccolo animaletto in aula. Cosa non semplice, dovendo escludere uccellini, criceti e altre simpatiche bestioline domestiche che potrebbero avere anche valenza di pet therapy per tutti quei bambini diversamente abili o con difficoltà psicologiche. Solitamente, quindi, devo limitarmi a una vaschetta di pesciolini rossi, peraltro piuttosto impegnativi da gestire nei periodi delle festività, o a dei lombrichi.
Sia lo scorso anno che in questo ultimo periodo abbiamo discusso, scelto e deliberato in assemblea di classe cosa allevare. Nonostante alcuni spingessero decisamente verso piccoli rettili o ragni, a spuntarla sono state le più “gestibili” chiocciole che nel periodo invernale solitamente vanno in letargo e quindi richiedono minori attenzioni. Ogni giorno, a turno, i bambini si occupano di “vaporizzarle” con acqua a temperatura ambiente, naturalmente senza tralasciare di riporre nel terrario qualcosa di cui possano cibarsi. In questo modo l’attività diventa routine quotidiana, svolta con grande partecipazione e attenzione. Quest’anno, a fine settembre, abbiamo predisposto il terrario per accogliere le nostre piccole amiche e raccolto in cortile il materiale per costruire loro una casetta confortevole.
Il tutto è stato interamente progettato dai bambini, prima con la ricerca in rete di informazioni sulla vita e le abitudini di questi animali e poi stilando la lista dei materiali necessari alla realizzazione. Al termine è partita la “caccia” alle chiocciole, decisa dopo una provvidenziale giornata di pioggia. Una volta collocate nel terrario, a ognuna – mediante votazione – è stato affibbiato il nome: “Caracol” la più piccola e “Nattai” quella un po’ più grande, entrambi traduzione di “chiocciola” rispettivamente in spagnolo e tamil. Abbiamo poi realizzato un lapbook di grande formato dove i bambini hanno inserito informazioni scientifiche, caratteristiche, curiosità, alcune fotografie e il termine lumaca tradotto nelle tante lingue della classe.
Per avviare la ricerca di storie con protagoniste lumache e chiocciole ho proposto la lettura di Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, di Luis Sepulveda (Ugo Guanda Editore), per riflettere sul valore delle piccole cose e sul “prendersela lenta”. Argomento, questo, che ha richiamato alla memoria storie lette in precedenza, come Adagio, adagio, adagio, dice il bradipo di Eric Carle.

Piccoli giardinieri crescono

Un’altra strategia per insegnare ai bambini a prendersi cura e rendere piacevole l’ambiente in cui vivono è la coltivazione di piccole piante. In classe ne abbiamo diverse che troneggiano su uno scaffale accanto a una grande finestra esposta a sud, riparato dalle tende per evitare l’esposizione diretta al sole. Ogni anno a settembre si ripopola sempre di piante grasse e perenni, con l’aggiunta di qualche new entry: tra queste non mancano mai la rosellina nana e il ciclamino, che con la loro fioritura costante danno un tocco di colore alle fredde giornate invernali. Poi, a seconda del periodo, vengono anche seminate piantine da tenere in aula o da mettere a dimora nel piccolo orto della scuola a primavera: si tratta per lo più di fagioli, che crescono rigogliosi in poco tempo e appagano molto i bambini, zucche, zucchine o piante aromatiche come il basilico. Scendere nell’orto, ritrovare le piantine cresciute e poter raccogliere qualche fragola o un paio di zucchine è davvero emozionante. A scuola vengono portati anche i semi di frutti tropicali mangiati a casa, per tentare – quasi sempre con poca fortuna – di farli germogliare e vedere così crescere l’avocado o la papaia.

    

Un “nuovo mondo” di rifiuti

Man mano che i bambini crescono le proposte in tema di difesa dell’ambiente ed ecologia diventano gradualmente più impegnative. In quinta, in parallelo con lo studio degli ambienti naturali e del clima, cerco di farli riflettere su alcuni problemi di stretta attualità quali il surriscaldamento terrestre, l’estinzione di piante e animali, lo sfruttamento intensivo del suolo e la deforestazione. L’eterogeneità delle loro provenienze diventa un plus che permette di affrontare queste tematiche attraverso la lettura, con uno sguardo globale che li renda consapevoli di quanto nel tempo siano stati deturpati ambienti naturali unici. Uno dei libri che propongo è Il magico mondo di Chimel. Storie di una bambina Maya, di Rigoberta Menchù edito da Sperling & Kupfer. Una bellissima antologia di racconti scritti dal Premio Nobel per la Pace in cui è descritto l’ambiente ancora incontaminato, la vita e le tradizioni dei popoli indigeni del Guatemala. Dopo la lettura invito i bambini a localizzare sul planisfero lo stato del Centro America e successivamente a ricercare con l’ausilio della Lim una serie di immagini che aiutino a meglio comprendere il testo letto. Parlando di sfruttamento del suolo li faccio riflettere anche sulle coltivazioni intensive di cotone e di cacao o del tanto discusso olio di palma.
In un secondo momento, continuando a parlare di salvaguardia dell’ambiente e del buco nell’ozono, con la lettura di Winston di Jean Davies Okimoto, Terre di Mezzo Editore – sposto l’attenzione a nord, vicino al Circolo Polare Artico: la battaglia di un orso contro il riscaldamento globale aiuta i bambini a mettersi nei panni di quegli animali che rischiano l’estinzione a causa dell’uso scellerato delle risorse da parte dell’uomo.
Quest’anno, in quinta, durante una conversazione è emerso il tema dello smaltimento dei rifiuti. Per prima cosa abbiamo cercato di quantificare il tempo che la maggior parte dei nostri più comuni rifiuti impiega per “sparire” dall’ambiente. Ho poi proposto la visione di una serie di documentari e la lettura di alcuni articoli online a carattere scientifico su quelli che vengono definiti “vortex”, ovvero “continenti di plastica”. La maggioranza dei bambini è rimasta molto colpita dal fatto che soprattutto in alcuni dei loro paesi d’origine ci sia scarsa attenzione e rispetto verso le bellezze naturali, mentre molti “paradisi terrestri” rischiano di sparire per l’innalzamento del livello del mare o per l’invasione della plastica. Al termine dell’approfondimento e della ricerca, divisi in piccoli gruppi hanno poi rielaborato le informazioni più importanti focalizzandole nei vari punti del planisfero. Con un testo collettivo sono poi state sintetizzate tutte le informazioni raccolte.

Un gioco dell’oca amico dell’ambiente

Per affrontare le attività sul riciclo e sull’ecologia ho proposto due testi interessanti e stimolanti: Piccoli gesti di Ecologia, di Roberto Papetti e Gianfranco Zavalloni per Editoriale Scienza e Il pianeta lo salvo io!, Edizioni Giralangolo. Entrambi hanno sollevato molti quesiti e fatto nascere il desiderio di costruire un personale decalogo di “attenzioni ecologiche giornaliere”. A margine di questa attività, discutendo in gruppo sull’opportunità di rendere visibile il lavoro anche alle altre classi, i bambini hanno pensato di realizzare un gioco dell’oca che hanno chiamato “Salviamo la Terra”, progettando ed elaborando una serie di disegni e di frasi con funzione di “stimolo di riflessione”. Il gioco si compone di 40 caselle che premiano i diversi tipi di raccolta differenziata, l’energia pulita e alternativa, l’uso consapevole delle risorse e dell’acqua. Non mancano naturalmente le caselle di stop, quelle di penalizzazione e gli inevitabili “torna indietro” quando la natura o l’ambiente non vengono rispettati. Una volta terminata la sua costruzione, è diventato il passatempo prediletto delle ricreazioni: un modo utile e “leggero” per provare a non perdere di vista le piccole azioni quotidiane necessarie alla difesa di un mondo reso fragile da uno sfruttamento troppo eccessivo delle risorse. 

      

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