Diritti, tra ascolto e libertà

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Ricordare il 20 novembre, giorno in cui si festeggia la Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, può essere da stimolo per avvicinarsi a un tema spinoso come quello della tutela dei minori. Lo si può fare anche riflettendo sul significato di “libertà” e “ascolto”. Di Angela Maltoni

bambini liberta

I ritmi sempre più serrati e, talvolta, anche la scarsa flessibilità portano alcuni insegnanti a pensare che dedicare quotidianamente un po’ di tempo alla conversazione sia una cosa inutile. Dare ai bambini la possibilità di esprimere i loro pensieri e condividerli poi con i coetanei secondo me è molto importante. Ogni mattina, da sempre – dalla prima classe alla quinta -, mi piace partire proprio da ciò che i bambini portano con sé. A volte è solo il desiderio di esprimere un pensiero, spesso la voglia di raccontare un sogno o anche semplicemente una cosa accaduta nel tragitto da casa a scuola.

Questo “spazio di libertà” – un modo come un altro per condividere piccoli problemi o momenti felici – è sempre molto apprezzato dai bambini fino a trasformarsi, man mano che diventano grandi, in “spazio di discussione”. Tanto che, tenendo doverosamente conto degli input che emergono, mi ritrovo spesso a dover mettere in discussione tutto ciò che avevo previsto per quel giorno e reimpostare da zero le attività.

Libertà: cosa ne pensano i bambini

“Ascolto” significa anche “libertà di espressione” e lavorare su questo tema nel corso degli anni si è confermato sempre molto interessante. Solitamente parto da un quesito: “Cosa intendete per “essere liberi”?”. Disposti in cerchio, i bambini esprimono le loro idee riepilogandole poi su un foglio di carta. Emergono solitamente i pensieri più disparati, che richiamano tanto i “Diritti Naturali” di Gianfranco Zavalloni e vanno dall’uscire da soli a saltare nelle pozzanghere; da bagnarsi sotto la pioggia fino ad arrivare a mangiare ciò che vogliono o avere il desiderio di fare quel che gli pare senza sottostare alle regole della famiglia o della scuola.

È fondamentale rileggere le loro definizioni e farli riflettere attraverso la discussione, aiutandoli a selezionare i pensieri più significativi e scartando quelli al limite tra la libertà personale e il rispetto di quella altrui o delle regole di convivenza civile. Emerge spesso l’influenza delle diverse culture sulle abitudini e la libertà individuale: così come in alcuni paesi è normale poter giocare per strada o passeggiare da soli, in altri – soprattutto in quelli maggiormente industrializzati e nelle grandi città – risulta invece impossibile. Alcuni bambini, soprattutto quelli nati in America latina, soffrono più di altri la mancanza di spazi esterni, anche a scuola, per poter essere liberi di giocare.

Per affrontare questo tema sicuramente non semplice, mi è stato d’aiuto Che cos’è la libertà”, di Oscar Brenifier e Frédéric Rébéna per Giunti Junior. Il testo, fin dal sommario, presenta una serie di domande che facilitano l’impostazione del lavoro in modo organico e la riflessione sui diritti e i doveri.

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