Ricordi di Pasqua: l’orto e il rito delle semine

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La quiete, l'attesa e il contatto con la natura: una tradizione portata avanti da tre generazioni nell'avvicinarsi della festività. Ecco un invito a farla assieme ai bambini, condividendo l’idea con le famiglie: può bastare anche un vaso su un balcone... Di Maurizia Butturini

maurizia e orto

Ci sono ricordi che diventano modi di essere e di vivere. Per questo mi piace rammentare un’esperienza che ho vissuto fin da bambina, nel periodo pasquale.

All’inizio era il nonno a coinvolgermi in questa tradizione, comune e condivisa da tutti coloro che coltivavano la terra. Lo accompagnavo in campagna, nella primavera, a raccogliere erbe selvatiche e funghi. Lui mi insegnava i nomi delle piante e dei fiori, dove trovarli e come raccoglierli, lasciandone sempre alcuni per permettere alla natura di rivivere nella prossima stagione. Nei giorni precedenti alla Pasqua, si lavorava nell’orto e proprio dal giovedì santo al sabato, si compiva il rito delle semine. Andavamo nell’orto io e il nonno, nel pomeriggio primaverile, assolato e a volte ventoso. Ricordo il senso di quiete e di attesa che si sentiva nell’aria, il silenzio di quelle ore, i gesti che si ripetevano ogni anno: la preparazione della terra, leggermente smossa col rastello, l’atto dello spargere i semi, mettendone in giusta misura, a seconda della qualità delle verdure; la copertura dei semi, fatta delicatamente, anche questa differente in relazione alla tipologia. Poca terra sopra i semi dell’insalata, del prezzemolo, del basilico, dei ravanelli… e poi, il battere con le mani aperte, senza schiacciare troppo, per assestare il tutto, prima di innaffiare.

Pochissima terra, un velo, per i fagiolini e i piselli… “Devono sentir suonare l’Ave Maria!” diceva il nonno, come a dire che sotto quel lieve strato di terra, i semi dovevano essere raggiunti dal suono delle campane. E infatti, anche noi lo sentivamo, quel suono, a battere il ricordo del Cristo, il venerdì Santo, alle tre del pomeriggio. Ci fermavamo, in quel momento, aspettando che le campane smettessero il loro canto grave e triste. Stavamo in silenzio, vicini, come se tutto il mondo si fosse fermato. Poi, attendevamo il giorno della festa.

Tradizioni dal passato al presente

Ho continuato questa tradizione delle semine nei giorni prima di Pasqua, per tanto tempo con mio padre, poi da sola. Anche adesso coltivo un grande orto e anche se ho imparato nuovi modi di coltivare, aspetto quei giorni, che mi riportano ai ricordi di tutta la vita, ai tanti discorsi e ai pensieri scambiati in quei momenti. Da questa esperienza di bambina ho tratto il piacere di un rito di vicinanza alla natura e alle persone care, il rispetto dei tempi di semina che, chissà da quanto, tanti contadini hanno onorato, la fiducia che dalla terra possano venire buoni frutti sapendo aspettare tutto il tempo che serve e donando le cure necessarie; i ricordi legati alla Pasqua, una festa vissuta così nel modo più naturale, con le parole sagge di mio nonno, a ricordare che vita e morte sono vicine. E il desiderio di condividere con tante persone quanto faccia bene coltivare un orto, ritrovare una relazione con la terra.

Un messaggio per gli adulti del domani

Mi piacerebbe sapere quali ricordi stanno costruendo per il futuro i nostri bambini, se hanno la fortuna di avere accanto qualcuno che li accompagni a dare un senso al tempo, alle ricorrenze che segnano la nostra vita, in modo da continuare, nelle generazioni, a far rivivere le memorie più belle. Se non c’è la campagna o un orto, basta anche un balcone; basta un tempo di relazione vera, passato a condividere gesti che si possono ripetere nel futuro. Buona Pasqua

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,

di gente che sa fare il pane,

di gente che ama gli alberi

e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, attenzione

al sole che nasce e che muore,

attenzione ai ragazzi che crescono,

attenzione anche a un semplice lampione,

a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa

togliere più che aggiungere,

significa rallentare più che accelerare,

significa dare valore al silenzio, al buio,

alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

Da "Poesie scelte" di Franco Arminio

 

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Commenti

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    hmishra1

    12:15, 26 Aprile 2019
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