Il Natale e la scuola: il tempo dell'attesa

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Ci prende sempre la frenesia di fare troppe cose: decorazioni, lavoretti, recita...C'è un altro modo di vivere questo periodo come insegnanti e come scuola? Di Maurizia Butturini

natale scuola infanzia Butturini 2

Come viviamo questo periodo prima del Natale?

È un periodo felice e disteso, di attesa, o è una corsa continua che stanca i bambini e noi insegnanti?

È giusto interrompere tutte le attività per preparare feste e lavoretti?

Come possiamo rispettare la tradizione del dono e dell’incontro continuando a vivere bene la vita di scuola?

Nella diretta Facebook di dicembre abbiamo condiviso esperienze e pensieri intorno a queste domande. 

Ecco alcune riflessioni. 

Troppe cose

Ci prende sempre la frenesia di fare troppe cose, decorazioni, lavoretti, recita… Come organizzarsi per vivere bene questo tempo prima del Natale?

Il tempo prima del Natale, almeno un mese, non dovrebbe essere un periodo di frenesia e agitazione, bensì un periodo gioioso, intenso, più dal punto di vista interiore che esteriore.

Difficile pensarla così, viste le innumerevoli sollecitazioni che vengono dai mass media e dal mondo intorno a noi. Tutto ci spinge verso luci, decorazioni, spese e regali.

Vi sono delle buone ragioni educative per riportare il periodo al suo vero significato: l’attesa di un evento che per chi è credente ha cambiato il mondo oppure l’attesa di una festa che ha significato anche per i non credenti, perché ci riporta alla famiglia, al piacere di stare insieme, a valori culturalmente e umanamente condivisibili quali la pace, l’amore, la solidarietà…

L’attesa di un evento importante ci insegna ad aspettare con gioia ma anche ad approfondire alcuni concetti legati alla festa del Natale: conoscere la storia di Gesù, alcune tradizioni del nostro paese e della nostra cultura, avvicinarci anche ad altre culture e tradizioni, ritrovare alcuni valori che sono di tutti…

Scegliamo dunque con cura che cosa vogliamo approfondire e stabiliamo un percorso che sia di dialogo, con l’utilizzo di libri illustrati belli, da leggere ai bambini, con alcune tradizioni come il calendario dell’avvento, o la ghirlanda con le quattro candele da accendere una settimana dopo l’altra; con momenti di festa semplici e partecipati, col coinvolgimento delle famiglie.

  

E la festa?

Dobbiamo rinunciare a fare la festa? Ma i genitori non capiscono e la pretendono…

 

Non rinunciamo né alla festa né ai doni. Recuperiamo però il vero significato del dono.

I regali e i doni non vanno confusi tra di loro. Spesso un regalo si fa perchè vi è un obbligo, una convenzione sociale... il dono è un'altra cosa, ha un altro valore. È connotato dalla gratuità, rientra nell'essere in relazione; quello che doniamo non ha valore per il suo costo o la sua importanza ma proprio per la relazione tra chi lo offre e chi lo riceve. Questo ci dovrebbe far ripensare il dono che solitamente prepariamo per Natale, per le famiglie, assieme ai bambini: condividerne con loro il senso e il valore e realizzare qualcosa che sia significativo per la relazione, che comunichi un senso legato alla festa che vivremo e al bene che ci lega.

Allora sì al dono pensato e realizzato all'interno di una esperienza di senso, di relazione e di affetto. No ai lavoretti stereotipati, tutti uguali e fatti dagli insegnanti.

Al posto della recita

Per quanto riguarda la festa, rinunciamo alle recite che richiedono tanto tempo per essere preparate e che stressano bambini e adulti. Scegliamo di coinvolgere i genitori in un canto, in un grande girotondo, in un momento di condivisione leggendo alcune frasi belle dedicate al filo conduttore del nostro Natale (l’amore, la fratellanza, l’incontro, la pace…) e una bella musica in sottofondo.

Oppure coinvolgiamo i genitori e i bambini in una reale e concreta iniziativa di solidarietà che può riguardare anche una situazione del nostro territorio: gli anziani, i disabili o altro. Altre idee le potrete trovare nei commenti e in altre esperienze vissute che potrete inviare e che pubblicheremo!

Uscire da vecchie abitudini

E ricordiamoci che tutti possono essere partecipi, i bambini disabili, i bambini di altre culture e le loro famiglie. È una questione di coerenza e di accoglienza che proprio a Natale ci devono essere, come sempre.

L’importante è uscire da abitudini ormai vecchie e da superare e pensare ai bambini: tutto quello che proponiamo deve avere un senso per la loro crescita e sta a noi adulti fare delle scelte con sensibilità educativa. Valorizziamo dunque gli aspetti più belli del Natale ma con armonia e equilibrio.

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