La ceramica, un materiale pacifico

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [R76WZNNK] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [XE6TVJ6U] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [MTY7K2IW] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Fare ceramica con i più piccoli crea un’atmosfera sempre particolare. Creare qualcosa, lentamente, con pazienza, seguendo alcune regole fondamentali, dona un sentimento di benessere. Di Elena Baboni.

FOTO-16

“La ceramica è un materiale pacifico” mi fa piacere iniziare questo post ricordando un grande ceramista e un grande divulgatore dell’arte del fare ceramica: Nino Caruso. Di lui sono rimaste sugli scaffali di ogni ceramista in Italia le sue fondamentali pubblicazioni, molte proprio sulla tecnica, e le immancabili registrazioni su videocassette di una serie di documentari prodotti da RAI 3 negli anni Ottanta.

Quelle sopra, quindi, le parole, per definire l’arte a cui si è dedicato una vita intera Caruso, parole usate durante una delle sue ultime interviste in occasione della mostra Scultura ceramica contemporanea in Italia che lo vedeva doppiamente protagonista, tra gli artisti e tra i curatori.
Che la ceramica sia materia carica di pace e pacificazione, lo spiega il maestro raccontando di come abbia affiancato l’uomo per millenni, per facilitarne la vita quotidiana. La ceramica non è mai stata arma, ma suppellettile domestica, in grado di rassicurare le azioni della vita pratica, anche in uno sguardo futuro.
Poi, certo, si è fatta arte e, per essere più precisi e sempre per ricalcare il pensiero di Nino Caruso, si è evoluta in triplice identità: ceramica d’uso, ceramica per architettura e ceramica d’arte. Molto spesso queste tre emanazioni della materia argilla, non sono completamente distinte l’una dall’altra, ma spesso si compenetrano, forse per il denominatore comune, quello della sapienza artigiana, del grande patrimonio manuale che tutte e tra hanno come fondamento.

Nella mia esperienza, fare ceramica coi più piccoli, come anche con gruppi di adulti, crea un’atmosfera sempre particolare. Tutti restano rapiti dal lavoro manuale della terra; sempre ascoltando il pensiero di Caruso, ho pensato che questo si spieghi proprio per il forte senso di pace che evidentemente è connaturato a questo materiale e se ne sprigiona, dando beneficio e soddisfazione.
Creare qualcosa, lentamente, con pazienza, seguendo alcune regole fondamentali, che sanno dare senso ai gesti da compiere con esattezza e misura, come se si attingesse a un patrimonio ereditato dalla storia dell’umanità, che sta lì, silente, e che aspetta solo di essere rievocato e attivato, sa veramente creare un sentimento di benessere. Il mio riscontro, ogni autunno, nel ritrovare gruppi di bambini che già conosco dai laboratori dell’anno precedente, dopo avere fatto tanto altro (letto, guardato, ragionato, disegnato, dipinto, incollato,…), è la loro domanda appena mi vedono: hai portato l’argilla?

Fare ceramica è certo un’attività che implica, già nella sua applicazione minima, la conoscenza di alcune regole di base, e trovo sia un’esperienza che mi sento di consigliare anche a chi non le si è mai avvicinato e proprio nella scuola.
Basta una strumentazione minima per iniziare: un panetto di argilla (sempre conservato in ambiente poco luminoso, umido e sotto plastica), una tavoletta di legno grezzo su cui lavorare, un pezzo di filo di ferro per tagliare il panetto di argilla, delle mirette di legno (strumenti per lavorare l’argilla di varia foggia che servono per tagliare, togliere, lasciare segni), uno spruzzino per tenere umidificata l’argilla durante la lavorazione, una spugnetta e una ciotola d’acqua per lisciare la terra o bagnare alcuni punti specifici, alcune stecchette di legno che serviranno per creare degli spessori così da ottenere delle lastre regolari, un mattarello di legno grezzo.

Le tecniche di base, prevedono solitamente di iniziare con la lavorazione del pizzicato prima e del colombino poi, vale a dire, le tappe della lavorazione della ceramica primitiva, ma con un salto (su queste tecniche avrò modo di tornare eventualmente più avanti in questo blog), arriviamo alla tecnica della lastra.
L’argilla, sulla tavoletta di legno, posta tra i due spessori che ne regoleranno l’altezza finale, viene spianata con il mattarello, così da creare la lastra.

  

Con una miretta, se ne potranno regolarizzare forma e contorni.

  

Con la spugna umida, si potranno lisciare bordi e superficie.

  

Ovviamente sarà consigliabile, soprattutto con bimbi molto piccoli qualora si voglia completamente evitare l’aiuto adulto, creare delle lastre in maniera semplificata: si partirà da un pezzo di argilla della proporzione delle mani dei piccoli, prima verrà reso sferico, poi, con la pressione del palmo aperto, verrà appiattito il più uniformemente possibile.
A questo punto, con le mirette o con altri oggetti di recupero, anche dando una quantità aggiuntiva di terra ai bambini da attaccare in frammenti, si inviterà a sperimentare materiali e strumenti, così da creare un gioco di texture dai risultati stupefacenti e pressoché infiniti.
Ecco solo alcuni esempi.

   

  

   

È possibile lavorare sulla rappresentazione della natura, in una maniera semplice e suggestiva, sempre sperimentando il concetto di texturizzazione basterà raccogliere un mazzo di fiori di campo, come questo.

  

Si rifaranno le lastre e, su queste, ogni bimbo sarà invitato ad appoggiare dei fiori, dei fili d’erba, dei rametti e delle foglie, che verranno pressati con un leggero passaggio di mattarello.

   

Verrà poi steso a pennello dell’ingobbio, ossia dell’argilla liquida; in questo caso l’argilla grigia di base cuoce in rosso, mentre l’ingobbio, tradizionale, in bianco. Un volta cotti i pezzi, ci sarà un contrasto tra terra rossa di base e ingobbio bianco.

  

Ultimata l’applicazione dell’ingobbio, si toglieranno delicatamente tutti gli elementi vegetali, ma se qualcuno fosse troppo schiacciato nella lastra, nessun problema! In forno verrà distrutto dall’alta temperatura. Si noterà subito una differenza tra i due grigi.

  

E, infine, la magia della cottura: la grande trasformazione, il risultato finale.

  

 

Molto spesso introduco, o chiudo, questi laboratori con la Filastrocca della terra tratta da Amica terra.


 

Condividi

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola

  • avatar

    nsuka

    11:2, 28 Novembre 2019
    Thank you for providing this interesting and fascinating information. You can experience many interesting games here. powerline io
  • avatar

    hmishra1

    12:14, 26 Aprile 2019
    It is really easy to add desktop icons in windows 10 pc just from here learn to use remote desktop connection windows 10 operating system easily without facing any trouble.