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Oltre il linguaggio monologico, alla conquista di competenze di tipo logico-cognitivo sin dalla scuola dell'infanzia. Le risorse della narrazione orale. 

Oggi racconto io!

Storie "a voce": perché sono importanti?

La narrazione orale oggi è poco praticata, a tutti i livelli, i cartoni animati delle infinite serie ed eroi di turno imperversano, affascinano i bambini con le immagini e liberano nonni e genitori dall’impegno di raccontare storie.

Così i bambini, fin da piccoli, sono poco esposti al linguaggio monologico, perdendo un’occasione importante per avere modelli di organizzazione del discorso e acquisire modalità espressive che vadano oltre l’interattività, e mettano in gioco anche competenze di tipo logico cognitivo. Per questo vale la pena di recuperare la narrazione orale a livello didattico, anche per lo sviluppo di specifiche competenze linguistiche in L2, fin dalla scuola dell’infanzia.

Siamo consapevoli che il discorso orale di tipo monologico non è facile in quanto, a differenza del dialogo, richiede di procedere con ordine, di organizzare il discorso, di rispettare le strutture cronologiche e/o logiche, dando ragione delle cause e degli effetti, degli scopi e dei risultati. E non c’è un interlocutore che ci supporta.

Dal punto di vista delle competenze linguistiche esso richiede l’uso di legami sintattici, fondamentali per l’articolazione del discorso. Per quanto nella narrazione i bambini usino una sintassi semplice che procede per aggiunte successive, è almeno necessario conoscere e gestire l’uso di poi, dopo, allora, perché, così come, specie per ripetere fiabe e favole, occorre saper utilizzare i tempi passati. Ma proprio per questo la produzione del racconto orale va curata fin dalla prima infanzia, anche per sviluppare apprendimenti linguistici importanti, attraverso un’attività motivante ed emotivamente coinvolgente.

Un racconto al giorno 

Iniziamo, con i bambini di 3/4 anni, raccontando loro, per quattro o cinque giorni, una piccola storia ogni giorno, con un schema narrativo molto marcato e riconoscibile, e rispettando tutte le regole di semplicità e chiarezza linguistica.

Chiediamo quindi ai bambini italofoni, a turno, di raccontare la storia che hanno ascoltato, mettendo loro a disposizione diversi tipi di facilitatori.

Attacchiamo al muro grandi immagini dei personaggi e ripetiamo prima tutti insieme il loro nome, oppure rappresentiamo con tre o quattro disegni, le diverse fasi della storia e facciamo individuare l’ambiente, gli attori e altri elementi significativi delle scene.

Osserviamo e registriamo le difficoltà che incontrano i bambini italofoni, se sono di tipo organizzativo, di tipo logico, se dovute alla mancata memorizzazione o alla competenza linguistica (frasi sospese o sconnesse, lessico  improprio, mancanza o uso errato dei connettivi, concordanze lacunose, tempi e forme verbali inappropriati ecc.). Cerchiamo, al possibile, di completare, ripetere le forme giuste, ma senza interrompere il loro filo narrativo.

Sulla base delle difficoltà incontrate dai bambini italofoni, valutiamo se sia opportuno coinvolgere anche i bambini stranieri, oppure lavorare ancora sulla ricettività.
Chiediamo in ogni caso ai bambini di origine straniera di raccontare la storia quando è già stata raccontata da alcuni compagni italiani e non forziamoli a raccontare se oppongono il silenzio. Procediamo sempre con tatto ed estrema gradualità.

Ai bambini di 4/5 anni, dopo aver svolto un lavoro simile a quello descritto per i più piccoli, possiamo anche chiedere di ripetere brevi storie che abbiamo raccontato in tempi precedenti oppure che i bambini hanno sentito altrove, e successivamente anche storie personali.

Per i bambini stranieri potrebbe essere una buona occasione per recuperare storie legate ai paesi di origine e a figure affettive di primo piano. Lasciamo tuttavia che le storie personali emergano spontaneamente, in quanto esse possono rievocare separazioni dolorose, solo apparentemente accettate.

Sì e No

Insegniamo dunque ai bambini a raccontare procedendo per piccoli passi e con un andamento a spirale, cercando di dare gli strumenti linguistici necessari raccontando loro, ogni giorno, una piccola storia.

Cominciamo, ad esempio, con un racconto fatto da due frasi: “Ieri pomeriggio Marco è andato al parco con il papà. Poi è andato alla gelateria a mangiare un gelato”. È già una narrazione, in cui ci sono due eventi, un prima e un dopo e l’uso di un indicatore temporale.

Non forziamo tuttavia mai i tempi, anche se abbiamo bambini che sembrano bruciare le tappe e rispettiamo i ritmi degli stranieri, che magari solo a scuola sperimentano la narrazione orale in lingua italiana. 

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