L’Educazione e cura della prima infanzia nell’Unione Europea

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L’Educazione e cura della prima infanzia nell’Unione Europea

Clara Silva dell’Università di Firenze cura per noi una rubrica sull’educazione e cura della prima infanzia nell’UE. Ecco le principali indicazioni emanate tra il 2006 e il 2014. Nella prossima puntata andremo a vedere che cosa accade in Belgio. 

L'UE e il Mondo

A partire dal 2000, l’Unione europea ha mostrato un’attenzione crescente verso il tema dell’educazione per la fascia d’età 0-3 e 3-6, ritenuta sempre più uno strumento-chiave per lo sviluppo e la formazione – culturali, cognitivi, fisici, emotivi – dei bambini e al contempo per la promozione delle pari opportunità, la costruzione di una società democratica, la lotta alla povertà.

I documenti

Emblematici al riguardo sono i documenti emanati a partire dalla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo: Efficienza e qualità nei sistemi europei di istruzione e formazione (pubblicata l’8 settembre 2006). Si tratta del primo documento nel quale l’UE correla, in maniera esplicita, l’esigenza di affrontare in maniera vincente le sfide socio-economiche del Terzo millennio, alla necessità di mettere a punto strategie di apprendimento permanente, a partire dalla primissima infanzia.
Nella Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio Europeo del 23 aprile 2008 viene poi ribadita l’importanza di un lifelong learning di qualità, che parta fin dai primi anni di vita, e viene sottolineato il nesso che intercorre tra apprendimento per tutto l’arco della vita efficace e formazione, iniziale e in itinere, dei professionisti di educazione – anche prescolastica – e istruzione, che sia di elevata qualità.

Un ulteriore documento della Commissione europea di grande rilevanza sull’ECEC è stato emanato nel 2011: Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori. Si tratta di una Comunicazione particolarmente importante in quanto interamente dedicata alla primissima infanzia e ai servizi ad essa rivolti. Parimenti, nella Comunicazione viene evidenziata una questione tuttora irrisolta nella maggior parte degli Stati membri, definita “un serio problema” : ovvero, l’ampliamento dell’offerta di servizi per i bambini in età prescolare. Viene altresì sottolineato come, ancora una volta, il problema non debba riguardare solo la quantità dei servizi:

anche la qualità dell’ECEC deve tuttavia dimostrarsi elevata. Negli ultimi anni gli Stati membri hanno perciò espresso la volontà di collaborare maggiormente a livello UE su questioni connesse al miglioramento qualitativo dell’ECEC […]. Nel 2008 si è convenuta una serie di priorità per la cooperazione a livello UE su questioni di politica scolastica, tra cui le modalità per garantire un’offerta prescolastica accessibile e di qualità elevata […], e nel 2009 è stato adottato un quadro strategico per la cooperazione in tema di istruzione e formazione fino al 2020 in cui, tra le priorità […], figura quella di “favorire un accesso equo generalizzato e rafforzare la qualità degli insegnamenti e del sostegno agli insegnanti” nell’istruzione preprimaria.

Nella parte conclusiva, il documento fa cenno su una questione al centro del dibattito italiano sull’ECEC, ovvero alla necessità di ripensarlo nell’ottica della continuità educativa e di un approccio integrato di ampio respiro, che punti alla qualità, oltre che all’accessibilità dei servizi:

un approccio sistematico ai servizi ECEC comporta una solida collaborazione tra diversi settori, quali l’istruzione, l’occupazione, la sanità e la politica sociale. […] Ciò richiede una visione coerente, condivisa da tutte le parti interessate, tra cui i genitori, una politica quadro comune con obiettivi armoniosi in tutto il sistema […]. Tale approccio aiuta inoltre i servizi ECEC a soddisfare meglio le esigenze locali. Lo scambio di politiche e la cooperazione a livello UE possono aiutare i paesi ad imparare dalle buone pratiche altrui in questo compito tanto importante quanto impegnativo […]. I meccanismi di garanzia di qualità per l’ECEC devono […] basarsi su un quadro pedagogico concordato, che copra l’intero intervallo di tempo che va dalla nascita all’età della scuola dell’obbligo.

Nella Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni del 29 maggio 2013 si afferma esplicitamente che “la disponibilità di servizi di assistenza per bambini da 0 anni all’età della scuola dell’obbligo […], finanziariamente sostenibili e di qualità, è una priorità dell’Unione europea”. La relazione ribadisce l’impegno di raggiungere entro il 2020 gli obiettivi di Barcellona 2002, individuando i punti di maggiore debolezza relativi all’ECEC, quali: situazione peggiorata in alcuni Paesi, soprattutto circa l’offerta di servizi per la fascia 0-3; costi dell’ECEC 0-3 spesso troppo alti; orari di apertura non sempre compatibili con le esigenze delle famiglie; necessità di ripensare i finanziamenti e l’impiego dei fondi strutturali nell’ottica di implementare accessibilità e qualità dei servizi.

Un report

L’articolazione, le caratteristiche e le modalità di finanziamento dei servizi ECEC in Europa sono nuovamente al centro del recente report pubblicato dalla Commissione europea il 19 giugno 2014. Qui sono prese in esame le seguenti questioni: accesso e accessibilità, governance e dirigenza, livelli e implementazione della qualità, professionalità del personale educativo, partecipazione dei genitori alla vita nei servizi, misure volte a sostenere l’infanzia svantaggiata. La relazione copre tutti gli Stati membri dell’UE – esclusi i Paesi Bassi – insieme a Islanda, Turchia, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Da essa emerge che ad oggi soltanto i seguenti sette Stati membri garantiscono il diritto legale all’educazione e alla cura della prima infanzia fin dalla nascita del bambino e, in genere, a partire dalla fine del congedo parentale: Danimarca, Germania, Estonia, Malta, Slovenia, Finlandia, Svezia. Negli altri Paesi UE passano circa due anni tra la fine del congedo di maternità e l’inizio del diritto legale all’ECEC.

Nei prossimi articoli andremo a vedere come i singoli Paesi europei affrontano il tema dell’educazione e cura della prima infanzia.  

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