Fissare in memoria

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Non dobbiamo dimenticare il ruolo imprescindibile che ha la memoria in qualsiasi forma di apprendimento e non trascurare la sua cura, scegliendo i tempi e i modi più adatti all’apprendimento linguistico e ai bambini più piccoli.

MELE

Negli ultimi decenni si è parlato poco di memoria, è sembrato che non servisse per apprendere o che addirittura fosse nemica del “vero” apprendimento.

Da una parte c’è internet che ci dice tutto in ogni istante, e sforzarsi di fissare le informazioni nella mente sembra un inutile spreco di energie.

Dall’altra parte, partendo dalla contestazione del sapere mnemonico, e facendo un po’ di confusione fra le cose, si è sorvolato sul ruolo che la memoria ha in qualsiasi forma di apprendimento, riducendo al minimo i diversi esercizi di memoria, diretti o indiretti, che prima si facevano fare ai bambini, fin da piccoli.

Andando nello specifico dell’apprendimento linguistico, siamo concordi nel ritenere che far ripetere ai bambini, meccanicamente, parole e frasi, senza cercare di attivare una qualche forma di riflessione e di guidarli ad organizzare il materiale, non produca un apprendimento stabile. Ma la capacità di trattenere nuovi dati linguistici nella memoria a breve termine è fondamentale perché essi possano essere elaborati, confrontati con le conoscenze già acquisite e depositate nella memoria a lungo termine, quindi organizzati e trasformati in apprendimento stabile.

C’è dunque un ottimo motivo per curare l’esercizio della memoria, specie con i bambini piccoli. Semplificando, la memoria può essere paragonata a un muscolo, come quelli delle gambe, se non lo si esercita si avvizzisce e va irrobustito quando i bambini sono piccoli.
I modi per “irrobustire” la memoria sono molti e molti ne vengono utilizzati nelle classi di scuola materna, dove si fanno spesso memorizzare e ripetere i nomi dei compagni, alcune canzoncine e filastrocche o brevi battute per recite e teatrini dei burattini.

Si tratta tuttavia di fare attività di memorizzazione in modo sistematico, riservando ogni giorno un po’ di spazio per “il laboratorio della memoria” e impegnando i bambini a imparare qualcosa tutti i giorni. Ricordiamo che la pratica “poco e spesso” offre i migliori risultati. E si tratta soprattutto di collegare le attività di memorizzazione con il percorso di apprendimento della L2, che deve tener conto del fatto che la ripetizione è una delle funzioni necessarie ai processi di memoria e che i bambini non italofoni, fuori della scuola, hanno poche possibilità di sentir ripetere gli input linguistici dati a scuola. E’ dunque necessario avere ben chiari i passaggi del percorso e riprendere in continuazione i passaggi precedenti, ripetendo e magari approfondendo.

Sì e No

Siccome numerosi studi hanno dimostrato che la possibilità di creare immagini mentali aumenta il ricordo, lavoriamo prima di tutto su parole e situazioni concrete, facilmente associabili ad immagini, aiutando i bambini a crearsi delle categorie mentali, che permettano di archiviare il materiale in modo organizzato.

Dopo aver lavorato sul lessico della frutta più comune, ad esempio, facciamone ripetere i nomi e scegliamo quello più noto. Probabilmente sarà la mela e il giorno dopo lavoriamo sulle caratteristiche che ha la mela: il colore, la forma, il sapore. Nei giorni successivi lavoriamo sui dettagli che riguardano la mela e infine sulle possibili interazioni che la mela può avere con persone o oggetti: il bambino mangia la mela; la mamma sbuccia la mela; la mela è nel cestino. Procediamo con un andamento a spirale ed evitiamo, al possibile, di lavorare in modo estemporaneo e frammentario, proponendo materiale quantitativamente eccessivo per poter essere trattenuto nella memoria di lavoro oppure astratto o troppo lontano dai bambini perché se ne possano fare un’immagine mentale.
 

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