Fiabe dalla A alla Z

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Fiabe dalla A alla Z

Intervista a Teresa Buongiorno

Giornalista e scrittrice, Teresa Buongiorno ha da poco licenziato una nuova edizione del “Dizionario della Fiaba”. Alta l'attenzione sui temi della multicultura e del ruolo della scuola nella trasmissione delle storie. Un colloquio con l'autrice. 

Dizionario della Fiaba

Il Dizionario della fiaba, come leggiamo nell'introduzione, è indirizzato ai “normali fruitori di fiabe in famiglia e a scuola”. Si tratta del pubblico che più le interessa raggiungere o di quello che a suo modo di vedere ha più bisogno, o più voglia, di conoscere questa materia?

Si tratta del mio pubblico, quello che mi sono conquistata sul campo, come giornalista di cultura e spettacolo sui rotocalchi, e di cultura dell'infanzia in Rai. Molti mi hanno chiesto di riportare in libreria il Dizionario della Fiaba che feci con A.Vallardi più di quindici anni fa, ormai esaurito. Erano colleghi, anche scrittori, e insegnanti, genitori di mestieri diversi, nonni che cercavano qualcosa di dimenticato. Ho mantenuto la chiave, ma ho dovuto fare un necessario aggiornamento: in tutti questi anni il panorama degli studi è cambiato.

Molti elementi del Dizionario – la prefazione di Vinicio Onigini, per esempio – portano a parlare di multicultura, del nuovo volto dell’Italia e delle scuole italiane. Quali sono i punti forti, da coltivare, di questo legame tra fiaba e multicultura oggi, secondo lei? 

Il legame tra fiaba e multicultura nasce dalla conferma, data dagli specialisti, che gli archetipi della crescita sono i medesimi presso popoli diversi per tradizione, etnia, continente. Tanto vero che il nostro Pinocchio, offerto ai bambini delle discariche di Nairobi dal nostro Marco Baliani, con l'AMREF, ha dato vita a un recupero inaspettato e sorprendente. La Giunti ne ha pubblicato il resoconto in The Black Pinocchio. Le avventure di un ragazzo di strada, accompagnato da un DVD, che ne è la dimostrazione.

Lei dice che la fiaba vive oggi un momento per così dire “buono”: entrata di diritto nella letteratura, ci aiuta a pensare a dialoghi tra mondi che prima era norma sentire lontani. Che ruolo ha avuto la scuola in tutto questo?

La scuola oggi è un punto d'incontro tra culture diverse, frequentata com'è da ragazzi di tutte le provenienze. Gli insegnanti sono costretti a incrementare il dialogo, per portare avanti il discorso, e forse avrebbero bisogno di maggiori supporti. Ad esempio in Alto Adige, dove la scuola italiana inserisce subito gli stranieri nel gruppo classe e quella tedesca dopo un anno di apprendimento della lingua, i nostri hanno il sostegno di gruppi di doposcuola per etnie diverse, creati ingaggiando persone di madrelingua e insegnanti in pensione, ma possono farlo perchè le regioni a stato speciale hanno maggiori fondi rispetto alle altre.

“Chi si lagna oggi di una scuola troppo dalla parte dei bambini, sappia che solo per questo i nostri bambini sono felici di frequentarla”: sono parole sue. La famiglia, dunque, non basta. Che differenza c’è tra una fiaba letta a scuola e una in famiglia? 

No, la famiglia non basta. Come accade nelle fiabe, i ragazzi devono uscire dalla famiglia per scoprire il mondo e questo accade nella scuola.  Oggi qualcuno pretende, sull'esempio della scuola di lingua inglese, che le famiglie degli insegnanti possano essere esentate dall'inviare i figli a scuola per crescerli in casa: un errore mastodontico, significa privare i ragazzi delle loro possibilità di crescita, schiavizzarli, pure con le migliori intenzioni. Jacqueline Wilson, una scrittrice inglese di grande e consolidata fama, ha scritto persino un romanzo sull'argomento, di grande impatto.

Le chiediamo un suggerimento per gli insegnanti: un possibile uso di questo dizionario non solo per la formazione personale, ma anche nella didattica di tutti i giorni, in  sezione e in classe.  

Gli insegnanti non hanno bisogno dei miei suggerimenti, sono sicura che ognuno saprà come usarlo nel corso del suo percorso didattico, in tutti gradi di scuola. Si parla di fiaba a tutti i livelli, incredibile a dirsi. Ho quattro nipoti, tra elementari e medie, inferiori e superiori, e lo riscontro in prima persona. Se mai, posso sottolineare come la cultura oggi passi per binari personalizzati, al punto che persino in nuovo Zanichelli della lingua italiana, lo Zingarelli 2015, ha chiesto a 55 personaggi in vista, tra musica e spettacolo, letteratura e giornalismo, di firmare altrettante definizioni. L'informazione algida di ieri è superata.

Il Dizionario si divide in due parti: storie e personaggi, autori e opere. Le chiediamo di sbilanciarsi: ci dica, per ogni termine (storie, personaggi, autori e opere), il suo preferito… 

Difficile indicare un autore o un opera soltanto. Sono molti gli autori amati, anche nel fiabesco. Citerò Calvino e le sue Fiabe italiane, e i suoi saggi Sulla fiaba (ambedue Einaudi), dove dice che “le fiabe sono vere... sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna”, o Wolff con le sue raccolte sulle leggende delle Dolomiti, nate nei luoghi dove ho passato tutte le mie vacanze dalla prima infanzia con la mia famiglia e quindi con mio marito e i miei figli. E Gianni Rodari con le sue Filastrocche in cielo e in terra, dove principi e maghi lasciano il posto a fornai e postini, emigranti e netturbini. “Le favole dove stanno?” si chiede, e risponde: “Nel bicchiere, nella rosa, nel legno del tavolino”, e lì dormiranno finché un poeta non verrà a risvegliarle. Lui, che ha scritto Per fare un tavolo ci vuole un fiore, la canzone messa in musica da Sergio Endrigo.

Una battuta su digitale e lettura: oggi il rischio è di sentirli come avversari…

Il digitale non è un nemico della lettura, anzi, è un veicolo importante, come lo sono la tv e il cinema. Altrimenti come si spiega che l'editoria per ragazzi sia in attivo, in momenti in cui non è supportata dalla scuola? Perché il digitale accende curiosità, il cinema rimanda al libro (moltissimi film nascono da romanzi, e pochi lo sanno), la tv abitua alla fruizione delle storie, a incontrare esperienze diverse, chi ne parla male è colui che di solito non ha neanche un televisore, per una sorta di pregiudizio culturale. È più fiabesca Un'altra vita con Vanessa Incontrada di quanto lo sia  Once Upon The Time, la serie tv che all'inizio era intrigante e geniale e in seguito si è mescolata troppo con i cartoni e i fumetti.

L'ultima domanda: a quale personaggio di fiaba assomiglia secondo lei la scuola italiana di oggi? A quale vorrebbe che somigliasse?  

La scuola italiana di oggi è quella del Maestro capellone di Lucia Tumiati, un album illustrato degli anni Settanta, in cui un bambino scopre la differenza tra la sua scuola postsessantottina e quella seriosa di un suo fratello più grande, una scuola dove i banchi sono messi in circolo, “il circolo dell'amicizia” e il maestro è uno tra loro, si mette alla loro portata, ascolta le loro idee. Altro che scuola del merito! Il merito misurato da test inaffidabili? Il merito basato sulla conoscenza delle nozioni? La nostra scuola è ancora un'ottima scuola, altrimenti perché tutti accolgono con favore chi ha studiato in Italia? Cerchiamo di non rovinarla, per favore.

Redazione : 30 Ottobre 2014 Articoli

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