I bambini hanno bisogno di sentire che li pensiamo

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I bambini hanno bisogno di sentire che li pensiamo

Questo momento ci chiede fantasia e passione per una straordinaria solidarietà, non regole da pattume burocratico. Di Raffaele Iosa

cuore telefono

Da vecchio maestro quasi settantenne (quindi costretto a filare la lana in casa) mando un grosso bacio simbolico (non si può baciare!) a tutti i presidi, tutte le maestre, le prof, gli educatori che in tutti i modi virtuali e di varia fantasia (fino ai piccioni viaggiatori) stanno agendo attivamente per tenere in tutti i modi un qualche rapporto con i loro bambini e ragazzi.

Prima ancora del modo, prima ancora dei contenuti, il valore grande di questo impegno è offrire la vita ai loro alunni, la relazione umana continua ai loro alunni a casa in un periodo che non è vacanza ma di difficile e inquietante fase sociale, in un momento in cui la natura oscura sembra attentare alla nostra umanità e libertà.

Ci vuole solidarietà educativa vera

Non lasciare soli i ragazzi è essenziale. È pedagogia pura. Trovo disdicevoli e ridicoli i rancorosi proclami di insegnanti contrari a qualsiasi cosa si faccia con mille scuse para sindacali di pessimo gusto corporativo. Quelli che chiedono solo i commi bizantini, mentre i loro bambini e alunni hanno bisogno di sentire che li pensiamo, che li vogliamo, che ci dispiace non stare fisicamente con loro. Che queste "vacanze" non ci piacciono. Ci vuole solidarietà educativa vera. Che sia col computer, col telefono, col piccione viaggiatore va bene tutto. E non servono "linee guida" del MIUR (ovviamente concertate coi sindacati) che dicano cosa sì e cosa no fare. L'epoca chiede fantasia e passione per una straordinaria solidarietà, non regole da pattume burocratico.

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