Arte e fumetti per dare voce ai nostri pensieri

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Annotiamo nelle nuvolette le parole dei bambini, animiamo i personaggi di un quadro, diamo loro la parola. Di Anna Lisa Di Giacinto

Berceuse 2

Esternare i propri pensieri. Non sempre è facile per i bambini e non lo è neanche per noi adulti. “Tu prova ad avere un mondo nel cuore / e non riesci ad esprimerlo con le parole” canta Fabrizio De André…

Competenza comunicativa

“Capire è difficilissimo; farsi capire è una smisurata ambizione”. Cosa ci passa per la testa, dare un nome agli umori. È il presupposto dell’umana condivisione. Emittente e destinatario che parlano la stessa lingua, usano segni ai quali danno lo stesso significato. La comprensione che viene dall’empatia, cercare di interpretare oltre l’apparenza quello che l’altro vuole dire. Forse la lingua, il buon uso della lingua può contribuire a creare una cultura della pace?

“Se i quadri potessero parlare”… 

Usando la modalità del fumetto animiamo i personaggi di un quadro, diamo loro la parola. Entrare nel quadro, mettersi nei panni di, identificarsi in un ruolo. Dentro questa capacità c’è l’ascolto, la lettura della realtà, la sua decodificazione. Le cose parlano anche quando sono mute.

Con le opere di Van Gogh

Giovane paesana con cappello di paglia seduta in un campo di grano (1890). Osserviamo bene il quadro, i suoi elementi, tutto contribuisce a determinarne l’atmosfera; descriviamo la donna, i gesti, la postura (un po’ rigida e impacciata siede di 3/4 in mezzo al grano già alto), com’è vestita (la blusa blu costellata di pois rosso-arancio che contrasta con i toni caldi del grano e del grembiule, col giallo-oro del cappello, il colore definisce il carattere), la mimica, l’espressione del volto (le sue guance risplendono dello stesso rosso dei papaveri), le sensazioni che proviamo noi. Annotiamo le parole dei bambini dentro le nuvolette.

  

 

Ripetiamo con un altro quadro, La Berceuse (Augustine Roulin, moglie dell’amico postino di Van Gogh), per acquisire una tecnica c’è bisogno di allenamento. Ricostruiamone la storia, forniamo ai bambini un appiglio per poter esprimere idee, opinioni, giudizi sempre più articolati. Rileggiamo i fumetti, il bambino drammatizza, caratterizza con la voce e la gestualità.

 

 

La tecnica del fumetto

I bambini sperimentano la ricchezza della lingua, si mettono alla prova, imparano ad usarla in modo pertinente ed appropriato alle diverse situazioni. La esercitano in tutte le funzioni, non solo quella referenziale, comunicare il proprio pensiero in modo chiaro ed esauriente, quella informativa e regolativa, ma anche quella espressiva. Connotare un testo, aggiungere significati secondari, arricchire la comunicazione con associazioni di tipo affettivo-emotivo (i vissuti del bambino). La tecnica del fumetto favorisce un uso originale e creativo della lingua, uscire fuori dal seminato. Il bambino inventa, aggiunge del suo, apporta un contributo personale, si amplia il ventaglio della comunicazione.

Per saperne di più

Il libro di Stefano Guerrera nel quale si dà voce ai quadri, in modo ironico.
Intervista a Sualzo (Antonio Vincenti autore e illustratore), si occupa di formazione sul fumetto per studenti e insegnanti . Esempio interessante, anche se per ragazzi dagli 11 anni in su, il nuovo graphic novel di S. Vecchini e Sualzo pubblicato da Il Castoro, 21 giorni alla fine del mondo. Il libro a fumetti Disegni DiVersi degli stessi autori rappresenta un esperimento unico di fumetto e poesia insieme (qui il video). 

Qui alcuni esempi di poesie a fumetti.

 

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