Il caso di Mario

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Intervento su un ragazzo di 13 anni all’ultimo anno della scuola secondaria di I grado, Mario, con un disturbo specifico composito e misto dell’apprendimento.

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immagine mario (1)

Immagine tratta da aurora-brescia.blogspot.it

Si presenta di seguito l’intervento su un ragazzo di 13 anni, che chiamerò Mario, che al momento dell’avvio del lavoro stava ultimando l’ultimo anno della scuola secondaria di I grado. Mario presenta da sempre un marcato problema di disfluenza verbale di tipo misto, ovvero tic, interiezioni e frequentissime frizioni retro-nasali che sono fortemente invalidanti nella vita quotidiana perché ne rallentano la fluenza dell’eloquio e incidono talvolta sull’autostima, quando i compagni rimarcano le sue difficoltà di espressione verbale.
Nel corso del primo anno della scuola media viene individuata, dai servizi del territorio, la presenza di un disturbo specifico composito e misto dell’apprendimento, di tipo severo per quanto riguarda la scrittura e medio per dislessia e discalculia.

Sebbene non si possa dire che Mario sia totalmente demotivato rispetto alla scuola, dove va volentieri e appare curioso e interessato soprattutto a materie quali storia e scienze, risulta tuttavia estremamente problematico per lui acquisire competenze che gli permettano di essere autonomo nello studio e nei compiti a casa (non riesce ad avvalersi del computer perché non è abbastanza veloce e si vergogna di usarlo in classe), non è efficace nelle prove scritte: Mario dimentica, non riesce a rievocare le cose studiate anche dopo molte ore di studio con la madre, e nelle verifiche orali la lentezza nell’eloquio, per via della numerose stereotipie gutturali e nasali, non gli permette di mostrare ciò che ha faticosamente appreso.
In sintesi, Mario non riesce a utilizzare in modo proficuo le proprie competenze intellettive (molto elevate) e nel contesto scolastico risulta piuttosto isolato rispetto ai compagni di classe.

Un percorso specifico di trattamento

Nell’avviare un percorso specifico di trattamento delle sue difficoltà di apprendimento ci si poneva l’obiettivo di evitare che il ragazzo perdesse totalmente fiducia nella propria possibilità di apprendere. Inoltre, che il ragazzo non si accontentasse di frequentare una scuola troppo semplice e poco sfidante rispetto alle sue elevate potenzialità intellettive e non incorresse nel pericolo di manifestazioni internalizzanti a seguito di una totale perdita di slancio vitale nei confronti della scuola e del contesto scolastico in generale. Infatti, pesavano nel suo trascorso scolastico l’eccessiva energia fisica e psichica da lui impiegate per studiare e la sua scarsa capacità comunicativa che ne minava la possibilità di integrarsi tra i compagni. Occorreva dunque avviare un percorso che contribuisse a mantenere alto il livello di autostima, mediante l’acquisizione di un metodo di studio che lo rendesse più autonomo e aumentasse la dimestichezza con strategie che rendessero meno faticoso lo studio.
Dotato, a livelli sorprendentemente al di sopra della media, di capacità organizzativo- percettive, Mario esprime le sue doti nel disegno, dimostrando elevate abilità nella rappresentazione grafica: disegna con particolari accurati e ombreggiature degne di un professionista.

Gli obiettivi del trattamento

Decidiamo dunque di intraprendere un percorso di trattamento con l’obiettivo di:

  1. Motivare Mario allo studio e all’uso delle misure compensative per il cui utilizzo in classe si vergogna, sebbene abbia maturato la capacità di chiarire ai compagni che le forme dispensative di cui gode sono suo diritto per l’enorme fatica e l’eccessivo dispendio di energie nel fare i compiti a casa, rispetto a loro, a causa del suo disturbo specifico dell’apprendimento.

  2. Individuare con lui le strategie più consone al suo disturbo specifico perché possa utilizzare le sue innumerevoli risorse intellettive e creative per raggiungere qualche autonomia, soprattutto nelle materie a lui più congeniali e per le quali nutre maggiore interesse (storia e scienze), così da trarne energie vitali per affrontare con coraggio anche le materie per lui meno entusiasmanti.

  3. Motivarlo all’uso più consono del computer o del tablet, e del registratore audio, sia per la registrazione e l’ascolto a casa delle lezioni seguite in classe, sia per acquisire autonomia nella gestione, per esempio, del diario e del materiale da portare a scuola.

 

 


Per approfondire questi e altri temi partecipa al IV Convegno Nazionale di “Psicologia e scuola” In classe ho un bambino che...

 

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Barbara Sini (Ricercatrice dell’Università degli Studi di Torino, psicoterapeuta e analista SIPI, specializzata in Psicopatologia dell’apprendimento): 02 Gennaio 2015 Apprendimento, Casi, Didattica

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