Il ruolo del contesto nel fenomeno del bullismo a scuola

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Il ruolo del contesto nel fenomeno del bullismo a scuola

Il bullismo, coinvolgendo tutta la classe, deve essere considerato in ottica contestuale. Vengono valutati l’incidenza dei vari ruoli, alcune caratteristiche dei partecipanti e il contesto in cui si compiono le prepotenze. 
bullismo ruolo classe

Immagine tratta dal sito www.noisiamofuturo.it

Negli anni scolari i bambini affinano abilità cognitive, sociali ed emotive che li rendono sempre più competenti (Camodeca, 2008). Crescendo, tuttavia, i bambini ricevono anche maggiori richieste da parte dell’ambiente, devono dar prova di avere capacità di autocontrollo e di saper regolare il proprio comportamento e la propria emotività.

Contemporaneamente, devono anche essere in grado di raggiungere obiettivi, come per esempio il successo scolastico, e di riconoscere e rispettare regole e norme. Inoltre, la vita nella classe e le numerose relazioni con pari e adulti sottintendono la richiesta implicita di sapersi inserire in un gruppo e di essere apprezzato (Camodeca, 2008).

Tutto ciò richiede grande impegno, competenza e supporto, che, quando vengono a mancare, possono condurre alcuni bambini a una condizione di disagio e al fallimento nel portare avanti con successo i vari compiti di sviluppo. Tali difficoltà personali e relazionali possono compromettere il benessere attuale del bambino, predire un malessere futuro o costituire un problema per gli altri. Tra le varie espressioni del disagio, le dinamiche del bullismo costituiscono il focus del presente lavoro, che ha come obiettivi quelli di descrivere il fenomeno, di analizzare diversi metodi per rilevare i ruoli dei partecipanti e di presentare dei risultati relativi a caratteristiche ambientali.

Secondo una classica definizione (Olweus, 1993) il bullismo è una forma di aggressività intenzionale, ingiustificata, non provocata, continuata nel tempo e frequente. Implica una disparità, reale o percepita, di potere o forza tra il bullo e la vittima, che sono quindi in relazione asimmetrica. Le azioni aggressive con cui il bullismo si manifesta possono assumere forme di tipo diretto fisico (ad esempio, prendere a calci, picchiare, spingere), diretto verbale (ad esempio, insultare, prendere a parolacce), orientato agli oggetti (ad esempio, danneggiamenti, furti), oppure indiretto, cioè relazionale, psicologico (ad esempio, escludere da un’attività, parlare dietro le spalle, diffondere maldicenze).

Negli ultimi anni si registrano anche episodi di bullismo attuato attraverso mezzi elettronici, il cosiddetto cyberbullying, in cui si fa uso di internet o del cellulare per inviare messaggi minacciosi o denigratori direttamente alla vittima, o per diffondere messaggi o immagini dannosi e calunniosi.

Il bullismo è un fenomeno sociale che si manifesta in un gruppo relativamente stabile, in cui ognuno è coinvolto con ruoli differenti (Goossens, Olthof e Dekker, 2006; Salmivalli, Lagerspetz, Bjorkqvist, Osterman e Kaukiainen, 1996; Sutton e Smith, 1999). Oltre al bullo e alla vittima, infatti, si possono identificare i ruoli del seguace del bullo, che sostiene il prepotente, del difensore della vittima, che aiuta o consola la vittima, e dell’esterno (o spettatore), che preferisce rimanere in disparte senza intervenire. Recentemente, Belacchi (2008) ha proposto l’aggiunta di ulteriori due ruoli: il «Consolatore […] che pur senza intervenire per far smettere le prepotenze, cerca di attenuarne gli effetti, rincuorando la vittima, e [il] Mediatore […] ovvero colui che, ponendosi in maniera equidistante tra Bullo e Vittima, cerca attivamente di pacificarli».
 

 

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Marina Camodeca (Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara): 28 Febbraio 2017 Comportamento, Relazioni

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