Autostima: piacersi, valorizzarsi, credere in sé

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Autostima: piacersi, valorizzarsi, credere in sé

Piacersi e percepirsi competenti sono due dimensioni dell’autostima che influenzano apprendimento e benessere. Atteggiamenti e strategie mirate possono promuoverle e rafforzarle. 

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Immagine tratta dal sito galleria.acolore.com

Quanto siete d’accordo con affermazioni del tipo “Penso di essere un fallimento”, “Tutto sommato sono soddisfatto di me stesso/a”, “Mi sento spesso inutile”, “Penso di avere molte buone qualità”?

Più siete d’accordo con la seconda e la quarta affermazione più vi valorizzate. Viceversa, se esprimete molto accordo con la prima e la terza affermazione forse tendete a stimarvi meno.

L’AUTOSTIMA

Definita come valutazione positiva o negativa di sé, l’autostima consiste in un riconoscimento globale (cioè non limitato a certi ambiti ma complessivo) del proprio valore ed è un aspetto del concetto di sé, ovvero delle riflessioni rivolte a sé come “oggetto” che viene stimato o svalutato.

L’autostima comprende due aspetti, uno più di tipo cognitivo, definito self-competence, cioè percezione di competenza, di efficacia, di potere, e l’altro più di natura affettiva, il self-liking (piacersi), che sono in relazione fra loro, benché distinguibili concettualmente (Tafarodi e Swann, 1995).

La percezione di competenza si riferisce al credere di avere molte potenzialità, di riuscire bene in molte cose, di avere talento, ed è sostenuta dal conseguimento di risultati e di successi che si vedono e che altri possono apprezzare. Il piacersi riguarda, invece, il sentirsi bene con se stessi, la percezione di valere, il valutarsi positivamente. Dipende principalmente dall’approvazione e dall’accettazione degli altri, dalle reazioni che l’ambiente sociale esprime, guardando positivamente, negativamente o con indifferenza.

 

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Angelica Moè (Università degli Studi di Padova): 17 Gennaio 2017 Emozioni, Motivazione, Relazioni

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