L’elaborazione del lutto in età evolutiva

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L’elaborazione del lutto in età evolutiva

In questo momento in cui si parla tanto di lutti in relazione all’emergenza sanitaria, una riflessione sul processo di elaborazione del lutto nei bambini di età scolare e prescolare.  Di Monica Torsellini (Psicologa, psicoterapeuta)
fiore soffione

Spesso quando ci travolge un lutto, non sappiamo come comunicarlo ai bambini e come gestirlo. Ci poniamo molte domande: se sia giusto raccontare loro la verità rispetto alla morte e a come sia sopraggiunta, se non sia troppo doloroso portare i bambini al funerale, se sia corretto mostrarsi disperati e farsi vedere piangere, e molte altre questioni a cui non è sempre facile dare risposta.
Occorre precisare che i concetti di ineluttabilità e di irreversibilità della morte, sono un qualcosa a cui i bambini si affacciano intorno ai 7/8 anni, mentre fino ai 2/3 anni la morte è vista come assenza (reversibile) di movimento, e dai 3 agli 8 anni circa si affaccia come un concetto magico, misterioso, e resta un processo reversibile. Già intorno ai sei anni il lutto innesca colpa, rabbia e impotenza, che poi esplodono con la raggiunta consapevolezza dell’irreversibilità della morte, assieme a espiazione e sacrificio.

Gli stati d’animo dei bambini di fronte al lutto


Di fronte al lutto i bambini si sentono traditi, provano confusione, senso di abbandono, colpa e paura, perdita di controllo, solitudine, tristezza, rabbia e vergogna spesso inespresse, e hanno la sensazione di doversi prendere cura dei propri cari. È assolutamente necessario che questi stati d’animo siano riconosciuti dal caregiver, accolte e normalizzate: il bambino ha bisogno di sentire che il suo sistema emotivo-percettivo è ben funzionante e che è assolutamente normale e giusto sentirsi così; per questo è auspicabile che gli adulti si mostrino nel loro dolore, seppur contenendo le reazioni di disperazione, permettendo così al bambino di esprimere il proprio. È importante che l’adulto dica al bambino che più si vuol bene a qualcuno più è naturale soffrire quando lo si perde, che il dolore, la sofferenza e anche la rabbia sono normali e che stare vicino a qualcuno di fiducia e lasciarsi consolare è necessario.

Dire tutta la verità


Quando si deve comunicare la morte, imminente o avvenuta, di qualcuno a un bambino occorre dire tutta la verità, poiché i bambini sono altamente percettivi e possono farsi fantasie angosciose riguardo a ciò che percepiscono non sia stato detto loro, oltre a mettere in discussione la loro cieca fiducia nei confronti dell’adulto («il buio è peggio del mostro», V. Oaklander). Bisogna inoltre comunicare al bambino questa verità il prima possibile, con compassione e in un ambiente familiare, soffermarsi a dichiarare che lui non è in alcun modo responsabile di ciò che è accaduto e ripeterglielo dolcemente per molto tempo. È inoltre fondamentale rassicurarlo sul futuro e soprattutto sul fatto che la persona amata non sarà dimenticata e, se possibile, accompagnarlo nei riti di saluto (visita al capezzale, funerale…).

Aiutare i bambini a esprimere la sofferenza


Spesso sembra che i bambini stiano “prendendo bene” la perdita, perché giocano, corrono come sempre. Poi accade che, magari a distanza di tempo, improvvisamente il dolore, la rabbia e la paura vengano fuori prepotentemente in difficoltà scolastiche, disturbi del sonno o dell’alimentazione, aggressività, isolamento, ritiro sociale: i bambini sono piccoli per esprimere la sofferenza, non hanno parole né capacità cognitiva per raccontarla e hanno bisogno che gli adulti li accompagnino trovando le parole per esprimere rabbia, paura, dolore.

Aiutare i bambini a trovare un linguaggio d’amore


L’adulto è dunque chiamato ad aiutare il bambino a trovare un linguaggio d’amore (colori, emozioni, ricordi belli, ricchezza della relazione, risate, segreti condivisi, sensazioni) per raccontare i suoi vissuti poiché i ricordi d’amore sono un tesoro prezioso che rendono il cuore aperto alla vita e agli altri, sostengono l’elaborazione del lutto e valorizzano ciò che la relazione con la persona che è mancata ha permanentemente lasciato impresso.

Rituali di saluto


Così come gli adulti, anche i bambini hanno bisogno di partecipare ai rituali di saluto del caro che è deceduto. E’ importante portare i bambini al funerale e, se la persona prima della morte imminente, fosse in una situazione di malattia terminale, portarli al capezzale, affinché possano condividere con l’adulto il saluto.
In questo momento storico, in questa emergenza sanitaria per la pandemia da COVID-19, questo è negato ed è importante cercare, per quanto possibile, di ricreare un qualche rituale per dire addio, magari in videochiamate con i parenti, o componendo un album di fotografie e descrivendo i momenti belli trascorsi con la persona che non c’è più.

Per approfondire


Sunderland M. (2006), Aiutare i bambini a superare lutti e perdite, Erikson, Trento.
Oaklander V. (1988), Windows to our children, Gestalt Journal Press.
Verardo A.R., Russo R. (2006), Tu non ci sei più e io mi sento giù, Tipografia CSR, Roma.

 


 

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Monica Torsellini: 06 Aprile 2020

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