Morto Jerome Bruner, uno dei pionieri della psicologia cognitiva e culturale

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Morto Jerome Bruner, uno dei pionieri della psicologia cognitiva e culturale

Il 5 giugno, a quasi 101 anni, è morto Jerome Bruner, figura fondamentale per la psicologia dello sviluppo e dell’educazione e professore emerito della New York University.

Secondo Bruner l’apprendimento non può essere concepito senza prendere in considerazione il contesto culturale nel quale si verifica. Ritenendo i bambini dei soggetti socialmente competenti, capaci di instaurare fin da piccoli relazioni con gli altri e di elaborare le proprie esperienze, ha sostenuto che il ruolo dell’educazione non dovrebbe essere quello di “trasmettere” conoscenza, ma di agevolare i processi di comprensione del mondo costruendo la conoscenza insieme. In particolare, uno dei meccanismi psicologici che lo psicologo statunitense ha considerato più importante soprattutto nell’infanzia per la costruzione della conoscenza è la narrazione, ovvero l’attitudine a organizzare in forma narrativa l’esperienza in modo da attribuirle significati culturalmente ed emotivamente connotati.

Tra i suoi libri, fondamentale per il mondo della scuola è La cultura dell’educazione (edito da Feltrinelli nel 1997 e nuovamente pubblicato nel 2001), nel quale si interroga sulla funzione dell’educazione ai giorni nostri e affronta, tra gli altri, proprio il tema della costruzione della conoscenza:

«Dove si trova la conoscenza? I bambini di solito cominciano con il dare per scontato che l’insegnante possieda la conoscenza e la trasmetta alla classe. Se si creano le condizioni opportune, imparano presto che anche altri componenti della classe potrebbero possedere delle conoscenze, e che queste conoscenze possono essere condivise. (Naturalmente lo sanno fin dall’inizio, ma solo riguardo ad argomenti spiccioli.) In questa seconda fase, la conoscenza esiste nel gruppo - ma in modo inerte. È possibile allora vedere la discussione di gruppo come un modo di creare conoscenza invece che semplicemente come un modo per scoprire chi possiede quali conoscenze? C’è un ulteriore passo da compiere, che ci porta a toccare uno degli aspetti più profondi della conoscenza umana. Se nessun membro del gruppo “sa” la risposta, dove si può andare a “scovarla”? È il balzo che porta a concepire la cultura come un magazzino, come un deposito di attrezzi o qualcosa di simile. Esistono cose note a tutti gli individui (più di quante essi stessi sappiano); più cose ancora sono conosciute dal gruppo possono essere scoperte tramite una discussione all’interno del gruppo; e molte più ancora sono immagazzinate in qualche altro posto - nella “cultura”, per esempio nella testa delle persone più colte, nei manuali, nei libri, nelle mappe e così via. Per definizione, praticamente nessuno in una cultura sa tutto quello che c’è da sapere su di essa. E allora cosa dobbiamo fare quando non sappiamo come andare avanti? E quali sono i problemi che incontriamo nel reperire la conoscenza che ci serve? Se sappiamo rispondere a questa domanda siamo sulla buona strada per capire cos’è una cultura. Non ci vorrà molto perché un bambino cominci a capire che la conoscenza è potere, o che è una forma di ricchezza, o che è una rete di sicurezza» (pp. 64-65, 1997).

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