L'importanza dell'attività fisica nell'apprendimento

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L'importanza dell'attività fisica nell'apprendimento

Dedicare del tempo alla pratica motoria e alle attività sportive migliora il rendimento scolastico, ha un effetto positivo sugli aspetti disciplinari e incide positivamente sull’intenzione di proseguire nel corso degli studi. Intervista a Fabio Lucidi (Università di Roma - La Sapienza)
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Fabio Lucidi è professore Straordinario presso il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, Facoltà di Medicina e Psicologia, dell'Università di Roma "La Sapienza". Psicologia e Scuola lo ha intervistato per affrontare un tema molto specifico: il rapporto tra attività motoria e apprendimento. 

 

 

Quanto è importante l’attività fisica e sportiva per migliorare l’apprendimento?

 

In ambito internazionale ormai non si parla più di “psicologia dello sport”, ma di “psicologia dello sport e dell’esercizio fisico”, inquadrando il tema all’interno di una prospettiva più ampia di salute individuale. Tanto che nei contesti italiani si può parlare di “povertà educativa” che non contempla semplicemente un aspetto di natura didattica, legato agli apprendimenti, ma anche una povertà legata all’esercizio fisico. I dati sono molto chiari su questo: non è affatto vero che dedicare del tempo alla pratica motoria, alle attività sportive, determini una riduzione degli apprendimenti, al contrario. Ci sono dati molto chiari, sia su base longitudinale che trasversale, che mostrano come le persone che svolgono maggiore quantità di esercizio fisico e hanno un maggiore fitness cardiovascolare, hanno anche un maggiore rendimento scolastico su tre livelli: un rendimento in ambito assoluto, in ambito disciplinare e sull’intenzione di proseguire nel corso degli studi.

Sono tre dati forti su basi nazionali e internazionali, e che spiegano il valore dell’attività motoria su vari piani: su quello del suo valore fisiologico, del suo valore cognitivo, del suo valore sociale, del suo valore emotivo. Tutti aspetti intrinsecamente collegati con l’apprendimento.

Come promuovere l’attività fisica nei vari ordini di scuola?

 

A livello delle scuole primarie è evidente che il piano riguarda meno l’autonomia degli individui e più quello delle famiglie e del contesto scolastico. In almeno il 30% delle scuole italiane, con delle chiare differenze tra aree geografiche, non si arriva a due ore di attività motoria settimanale. Meno del 50% delle scuole italiane, specialmente al Centro e al Sud, dispone di palestre o di spazi esterni. Quindi c’è un primo livello che è di natura strutturale, ma non basta: c'è bisogno di una chiara alleanza che ponga al centro la scuola, in collegamento con le famiglie, con i contesti territoriali e con le associazioni. Un’alleanza non necessariamente rivolta allo sport, ma rivolta a una quantità di attività motoria spontanea di cui l’individuo ha enorme bisogno e che in tempi recenti è enormemente diminuita.

Sì è pensato per tanto tempo che il movimento, così come l’adeguata nutrizione, non fossero dei diritti dell’individuo, ma suoi doveri e quindi si è data tutta la responsabilità di un mancato livello adeguato di attività motoria o di una cattiva nutrizione all’individuo e non ai sistemi che determinano tale situazione. La responsabilità individuale è centrale, ma non è certo la colpa e non è l’unica causa. Responsabilità individuale è piuttosto l’elemento che permette l’autodeterminazione, che porta il gioco, il piacere e la passione, elementi che diventano centrali con l’avvicendarsi dei cicli di studio.

 

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Fabio Lucidi: 08 Marzo 2019

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