Imparare a disegnare, disegnare per imparare

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Imparare a disegnare, disegnare per imparare

Nell'articolo sono delineate le funzioni di crescita cognitiva, affettiva e comunicativa che il disegno può assolvere, gli ostacoli che trova il suo utilizzo nella prassi didattica e il contributo della ricerca psicologica alla formazione dell’insegnante.  
imparare_disegnare

Fonte: www.montaltouffugonline.it

 

Il disegno costituisce una forma antichissima di espressione: le pitture rupestri risalgono a 35000-40000 anni fa, e venivano realizzate con pigmenti minerali come l’ocra e il carbone utilizzati come gessetti, oppure macinati e mescolati con materie leganti (grasso e altro), in modo che il colore potesse essere applicato alle pareti con le dita o con rudimentali pennelli di ciuffi di muschio o erba.

Di solito, queste pitture rappresentano animali e scene di caccia, ma contengono anche segni privi di valenza rappresentativa, cui è stato attribuito il fine di esprimere emozioni, stati d’animo, e di rendere visibile l’invisibile. Le immagini così prodotte erano destinate ad assolvere probabilmente varie funzioni: comunicare informazioni, lasciare memorie, designare ruoli e identità, evocare fantasie e sogni… non diversamente da quanto accade nella nostra vita quotidiana.

A tutt’oggi la maggior parte dei bambini, quando posti nella condizione di farlo, usa inizialmente matite e pennelli per tracciare “scarabocchi”, che progressivamente cedono il posto a forme semplici e quindi a strutture grafiche più complesse, rappresentazioni più realistiche e riconoscibili del mondo “così com’è”.

E, contemporaneamente, l’immagine permea il nostro habitat nelle forme più disparate, comprese quelle artistiche e tecnologicamente evolute, consentite dall’uso dell’elaboratore per applicazioni grafiche, in un continuo fluire di messaggi visivi elaborati a scopo comunicativo, informativo, creativo, di intrattenimento. La propensione ad apporre segni nel mondo e a leggerli sembra dunque essere universale, ubiquitaria nello spazio e nel tempo, e assolvere funzioni cui viene attribuito un altrettanto persistente valore culturale e sociale (Pinto e Bombi, 1999).

Ne è testimonianza il fatto che l’apprendimento dei sistemi simbolici costituisce, nella maggior parte delle odierne società, un compito di grande rilievo, che il bambino si trova a fronteggiare sin dai primi anni di vita e che gli viene proposto non solo come attività ludica, ma anche come specifico contenuto formativo nelle istituzioni educative.

L’ATTIVITÀ GRAFICO-PITTORICA A SCUOLA

Considerando, in particolare, l’ambito del nostro sistema scolastico, si può dire che in esso ci si indirizza all’attività grafica secondo diverse prospettive.
Da un lato, la competenza pittorica in quanto tale è oggetto di interventi formativi che prendono avvio, a tutto campo, nei primi anni di scolarizzazione e si specializzano, poi, nei corsi volti alla formazione artistica e a quella tecnica. Tale percorso prevede che inizialmente l’allievo acquisti le competenze basilari del disegno realistico: si pensi, al riguardo, a quanto affermato nei “Programmi didattici”, dove si evidenzia l’importanza del codice verbale ma si precisa che ciò non deve portare a «trascurare altri tipi di codici (grafico, pittorico, plastico, ritmico-musicale, mimico-gestuale, ecc.) che non sono alternativi al codice verbale, ma complementari ad esso». 

Per saperne di più, scarica l'articolo completo che trovi nella sezione approfondimenti in cima a questa pagina.

Giuliana Pinto (Università di Firenze), Anna Silvia Bombi, Eleonora Cannoni ("Sapienza" di Roma): 15 Novembre 2013 Comunicazione, Didattica, Espressione

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