Il gioco come strumento di valutazione delle abilità cognitive

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Il gioco come strumento di valutazione delle abilità cognitive

Il gioco rappresenta un valido strumento per indagare le abilità cognitive del bambino, osservandolo in un’attività motivante. In questo modo, è possibile ottenere dati dotati di elevata validità ecologica.

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Fonte: www.genitori.it

 

Un problema che spesso si pone nei processi valutativi dei bambini riguarda il valore ecologico dei dati raccolti, ossia la misura in cui la performance del soggetto rappresenta il suo reale funzionamento nei contesti di vita quotidiana. Tale limite è imputabile al fatto che le prove strutturate di valutazione spesso non risultano motivanti o significative per il bambino, che pertanto manifesterà un livello di abilità inferiore a quello realmente posseduto.

Per ovviare a questo, uno strumento indispen­­­­sabile e generalmente sottovalutato è rappresentato dalle attività ludiche. D’altro canto, è ­osservazione usuale quella di bambini che, seppur poco coinvolti nelle attività scolastiche tradizionali, manifestano inaspettate competenze cognitive e persistenza nello sforzo quando sono impegnati in giochi liberamente scelti. Pertanto, diviene fondamentale disporre di strumenti osservativi applicati all’attività ludica, soprattutto quando siamo impegnati nella valutazione degli allievi della scuola dell’infan­zia e dei primi anni di scuola primaria.

Nell’analisi dei comportamenti ludici manifestati da un bam­bino, è importante innanzitutto individuare a quale livello di gioco gli stessi si pongono. Dovendo strutturare una possibile tassonomia di attività ludiche, è necessario con­siderare che le stesse possono essere classificate in base a un duplice criterio: il grado di complessità cognitiva in esse coinvolta ed il livello di interazione sociale. In base al primo criterio possiamo allora distinguere sei categorie di gioco:

1. gioco di esplorazione: rappresenta una delle principali attività osservabili nel corso del primo anno di vita, attraverso cui il bambino esercita e rafforza gradualmente i suoi livelli attentivo-percettivi, nonché l’iniziativa autonoma nell’ambiente; alcuni studiosi considerano in realtà l’esplorazione un prerequisito per il gioco, piuttosto che un’attività ludica in sé;

2. gioco senso-motorio: è rappresentato classicamente da un’azione ripetuta nel tempo (come ad esempio colpire un oggetto che produce un determinato suono). Nella sua apparente semplicità, questa tipologia di gioco è alla base della costruzione di schemi d’azione semplici e facilita nel bambino la scoperta dei rapporti di causa-effetto;

3. gioco funzionale: la terza categoria è il gioco funzionale, durante il quale il bambino riproduce in maniera ludica sequenze di azioni osservate generalmente nell’adulto familiare. Attraverso tali attività viene promosso l’immagazzinamento di script comportamentali nella memoria a lungo termine;

4. gioco di costruzione: questa categoria di gioco si rivela fondamentale nel promuovere sia le abilità prassiche sia quelle di pianificazione. Inoltre, viene stimolata la capacità del bambino di rendere il proprio comportamento indipendente da stimoli contingenti, in favore di una pianificazione a più lungo termine. Il bambino infatti inizialmente riproduce modelli immediatamente disponibili, in seguito si avvale di modelli mentali osservati in passato o immaginati;

5. gioco simbolico: è il classico gioco del “far finta”, durante il quale il bambino riproduce delle scene reali o immaginarie. Differentemente da quanto accade nei giochi funzionali, in questo caso gli oggetti vengono utilizzati non per la loro funzione reale, ma in quanto sostituti di altri elementi (ad esempio, un cucchiaio viene impiegato come se fosse un telefono). Questa tipologia di gioco promuove lo sviluppo metacognitivo del bambino, in quanto presuppone la condivisione, non espressa ma implicita, che la scena riprodotta si basa sull’assunzione e sull’accettazione di una finzione. In altri termini, il bambino è giunto alla capacità di muoversi non sul piano della rappresentazione semplice (ciò che gli oggetti sono per come li percepiamo) ma su una rappresentazione di secondo livello (gli oggetti sono ciò che rappresentano nella nostra mente);

6. gioco con regole: infine compare il gioco con regole, attraverso cui il bambino impara a modulare il proprio comportamento in base ad una serie di regole accettate in quanto riconosciute fondamentali per l’essenza stessa dell’attività ludica. Ovviamente, il rispetto delle regole richiede e promuove al contempo abilità di comprensione linguistica, competenze mnestiche, ecc.  

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Daniele Fedeli, Donatella Tamburri (Università di Udine): 05 Gennaio 2018 Abilità, Motivazione, Valutazione

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