Diritti e rovesci: cittadini si diventa

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Diritti e rovesci: cittadini si diventa

Le competenze sociali e civiche, volte al raggiungimento del benessere individuale e collettivo, vengono sviluppate attraverso attività didattiche nell’ambito dei percorsi di “Cittadinanza e Costituzione”. Decisivo è il ruolo dell’insegnante, come facilitatore delle relazioni e promotore dei processi di cambiamento.
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Immagine tratta dal sito music.fanpage.it

Il sistema di istruzione e formazione svolge un ruolo fondamentale per consentire alle persone di adattarsi in modo flessibile alla realtà odierna caratterizzata da rapidi mutamenti e forte interconnessione. Per la realizzazione personale, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale è, infatti, importante sviluppare, nell’intero arco di vita e dunque sin dall’età precoce, una serie di competenze chiave delineate nel quadro di riferimento europeo (si veda la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente) e comprensive di competenze “sociali e civiche”.

Queste ultime, definite come “personali, interpersonali e interculturali”, riguardano la partecipazione alla vita sociale e lavorativa in società sempre più diversificate. La competenza sociale è collegata al benessere personale e collettivo. Basata sull’attitudine alla collaborazione, all’assertività e l’integrità, essa comprende la capacità di comunicare in modo costruttivo in ambienti diversi, di mostrare tolleranza, di esprimere e comprendere diversi punti di vista. La competenza civica, invece, dota le persone degli strumenti per partecipare attivamente alla vita democratica grazie alla conoscenza dei concetti sociopolitici e alla propria capacità di impegnarsi efficacemente con gli altri nella sfera pubblica.

Considerato il quadro normativo europeo ora descritto, ci si può interrogare sulla presenza, nella letteratura psicologica, di costrutti utili per approfondire il tema dello sviluppo delle competenze sociali. Esse sono state oggetto di recenti ricerche riferite all’età prescolare (Elia e Cassibba, 2009), mentre cresce l’importanza attribuita dagli studiosi al ruolo delle emozioni nello sviluppo relazionale e in quello morale (Barone e Bacchini, 2009). Un’abbondante letteratura ha indagato sugli aspetti cognitivi ed emotivi dello sviluppo morale dei bambini, oltre che sul ruolo della scuola nell’educazione ai valori nelle democrazie multiculturali.

Al centro della discussione si colloca la tensione tra la moralità e le strutture normative dei sistemi sociali: l’educazione morale spetta innanzitutto alla famiglia, ma la scuola non può rinunciare al suo ruolo formativo volto a facilitare l’interiorizzazione dei valori (Nucci, 2001). Nell’enfatizzare l’importanza dell’educazione al senso delle regole è stato osservato che proprio l’interiorizzazione dei valori, oltre che delle norme, consente di acquisire una maggiore capacità di gestione del sé e delle relazioni (Diana, 2005).

Strettamente connessi agli studi sullo sviluppo morale sono quelli rivolti a indagare le modalità di interazione sociale tra gli individui, al fine del perseguimento del benessere individuale e collettivo. Le competenze sociali si sviluppano in età evolutiva nelle relazioni con i genitori, gli insegnanti e il gruppo dei pari; esse possono essere potenziate nel corso dell’intero arco di vita e rappresentano fattori protettivi nei confronti di forme di disagio gravemente dannose per le persone (ad esempio: bullismo, stress lavoro-correlato, burnout).

Gli individui socialmente competenti sono, infatti, dotati di strumenti che consentono loro di essere efficaci nei diversi contesti, promuovendo così il benessere psicologico proprio e altrui mediante la creazione di rapporti interpersonali positivi. Questi ultimi sono favoriti dal ricorso all’empatia e dalla capacità di riconoscere e gestire i conflitti sempre più diffusi nei diversi ambienti all’interno dei quali ciascuno di noi si trova a operare. 

Il ruolo della scuola nella promozione della responsabilità individuale e dell’autonomia nelle scelte risulta particolarmente rilevante per il pieno sviluppo della personalità. Il diffondersi di dinamiche prosociali a scuola può essere favorito mediante la riflessione su di sé e l’attenzione all’altro; importante è anche l’elaborazione di strategie per potenziare, da un lato, l’efficacia nell’offerta di aiuto e, dall’altro, l’autoefficacia nella richiesta di aiuto.

L’esperienza scolastica può favorire comportamenti prosociali orientati a una convivenza sociale positiva attraverso due canali principali: da un lato le relazioni con gli insegnanti e con i pari e, dall’altro, i contenuti curricolari (Cattelino et al., 2006).
Per quanto riguarda i rapporti interpersonali a scuola, la creazione di una rete relazionale di qualità, basata su risorse individuali e di gruppo, e incentrata sul raggiungimento di obiettivi comuni, favorisce un clima di classe positivo. Decisivo risulta essere il ruolo dell’insegnante, come facilitatore delle relazioni e promotore dei processi di cambiamento.  

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Luisa Broli, Roberta Renati, Assunta Zanetti (Università di Pavia): 20 Febbraio 2017 Didattica

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