Come leggere i disegni infantili

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Come interpretare le differenze di abilità grafiche che spesso si riscontrano tra coetanei, nella scuola dell'infanzia? Risponde Giuliana Pinto.

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Il quesito

Nella scuola materna dove insegno si notano evidenti differenze di abilità grafica tra i bambini. Alcuni di loro, ad esempio, a differenza dei coetanei non sono affatto in grado di rappresentare la figura umana, altri non riescono a rispettare i confini del foglio.
Come dobbiamo intendere tali carenti abilità grafiche nei bambini? Dobbiamo considerarle indizio di un qualche ritardo nello sviluppo o di difficoltà emotive?

Gloria F., Milano 

Risponde Giuliana Pinto (Università degli Studi di Firenze)

Sin dai suoi esordi la psicologia ha visto nel disegno un potente strumento per valutare lo sviluppo, le capacità cognitive, la personalità, l’adattamento emotivo del bambino. La constatazione che quasi tutti i bambini disegnano oggetti progressivamente più dettagliati e dotati di verosimiglianza aveva suggerito agli studiosi che i disegni fossero la trasposizione “esterna” delle conoscenze concettuali del disegnatore, una sorta di specchio dello sviluppo cognitivo raggiunto. L’obiettivo di misurare in modo accurato il livello intellettivo del disegnatore e di quantificarne le carenze, analizzando le caratteristiche dei suoi prodotti grafici, si tradusse nella costruzione di specifici test grafici di intelligenza.

Dalla prospettiva psicoanalitica veniva invece lo stimolo a tralasciare una lettura “letterale” dei contenuti del disegno, per volgersi agli aspetti espressivi delle rappresentazioni infantili, nella convinzione che i bambini lasciassero trapelare nei prodotti grafici angosce e desideri, liberati dal regno dell’inconscio. Perciò vari autori hanno elaborato molteplici test grafici di natura proiettiva (il test della figura umana, dell’albero, della famiglia), con l’intento di inferire da caratteristiche quali le dimensioni delle figure, la collocazione nel foglio, l’ombreggiatura, lo spessore delle linee, la sequenza delle parti disegnate, gli aspetti fondamentali della personalità dei disegnatori e della loro vita emotiva.

La maggioranza di questi primi studi è risultata criticabile, per la scarsa attendibilità delle misure quantitative e la soggettività delle interpretazioni. A far vacillare il credito di cui godevano i test intellettivi sono sopraggiunti i risultati degli studi che hanno spostato l’attenzione dal prodotto, ossia dal disegno finito, al processo tramite cui i bambini realizzano le rappresentazioni.

Questa nuova linea di lavoro ha evidenziato come la produzione di un disegno sia un compito complesso, un compromesso tra diversi fattori cognitivi, emotivi e comunicativi. Gli studi sul peso delle capacità grafico-pittoriche mostrano che la mancanza di certi dettagli nel disegno dipende dall’incapacità del disegnatore di prevedere e progettare anticipatamente lo spazio che servirebbe per ospitare l’intera figura, tanto che, quando gli vengono messe a disposizioni facilitazioni procedurali, come l’uso di tecniche di collage o l’utilizzo di modelli, i risultati appaiono di gran lunga migliori.

Le ricerche hanno poi sottolineato l’importanza di conoscere lo scopo e il contesto comunicativo cui ogni disegno è riconducibile, facendo emergere il rischio di scambiare per errori grafici delle alterazioni introdotte per sottolineare un aspetto saliente o comunicare una particolare informazione che il disegno “corretto” non permetterebbe di evidenziare, come ad esempio nel caso in cui il bambino, per raccontare di una visita dal dentista, disegna nel volto una grande bocca che “scaccia” il naso dai lineamenti raffigurati. 

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Giuliana Pinto (Università degli Studi di Firenze): 09 Maggio 2014 Emozioni, Espressione, Relazioni

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