Apprendimento cooperativo o lezione frontale?

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Apprendimento cooperativo o lezione frontale?

Apprendimento cooperativo: che fare se un alunno vuole lavorare da solo e non partecipa ai lavori di gruppo? Risponde Lidio Miato.
1000-classi

Immagine tratta da Progetto 1000 classi digitali

IL QUESITO

Sono un’insegnante della scuola primaria. Quest’anno con la mia classe (una terza) ho attivato l’approccio dell’apprendimento cooperativo. Inizialmente sembrava che andasse tutto bene. Poi mi sono accorta che uno degli alunni, che ha sempre avuto problemi di inserimento, non partecipava al progetto e se ne stava per conto suo. Ho tentato più volte di coinvolgerlo ma senza successo. Non so che cosa fare per sbloccare la situazione e mi domando se in questo caso non farei meglio a ripristinare la vecchia lezione frontale.

Elisa P., Mantova

RISPONDE Lidio Miato (Psicologo dell’età evolutiva, Gruppo MT, Università di Padova)

 

L’apprendimento cooperativo è innanzitutto uno stile di vita e come tale richiede tempi molto lunghi, specialmente nei confronti degli alunni come quello da lei descritto, che sembra molto individualista.

Lo potrebbe inserire nel gruppo come membro effettivo aggiuntivo (per esempio, in un gruppo di quattro lui diventerebbe il quinto alunno), assegnandogli un carico di lavoro minore rispetto agli altri, ma che sia in grado di fare. Per esempio, potrebbe fare l’osservatore e segnare su una tabella a doppia entrata se i suoi compagni rispettano alcune regole cooperative concordate insieme (il rispetto dei turni di parola, il rispetto del volume della voce nel confronto con i compagni, ecc.). In questo modo, per osservare il rispetto delle regole da parte degli altri, sarebbe costretto a porre attenzione a esse, finendo gradualmente con il comprenderle e interiorizzarle.

Adotti una politica dei piccoli passi e non si scoraggi, anche se non è facile costruire un mondo dove ci si rispetta l’un l’altro, cercando il confronto, la mediazione, il rispetto e la valorizzazione dell’altro.

Già Lewin nel 1961 definiva lo studente che vuole lavorare da solo, che non partecipa ai lavori di gruppo e se ne sta per conto suo con l’espressione “laissez faire”. A questo studente non interessa esprimere le proprie opinioni né mostrare le proprie capacità (“Gli altri non mi interessano, penso solo ai fatti miei”). Questo modo di pensare può portare a sviluppare un atteggiamento rinunciatario, non collaborativo e può condurre all’isolamento dagli altri e a una demotivazione per le proposte didattiche.

La scelta di organizzare la classe con una didattica frontale può diventare la causa prima di demotivazione fino anche a sfociare nell’abbandono scolastico.

Viceversa, il lavoro di gruppo può gradualmente attivare un comportamento più proattivo, impegnato, responsabile, orientato al compito e a vincere le sfide scolastiche. Dobbiamo ricordarci sempre che i ragazzi non nascono socializzati e quindi le abilità sociali devono essere insegnate e fatte esercitare in modo consapevole all’interno di un contesto formativo cooperativo.

Le relazioni umane, sia quelle simmetriche paritarie, che quelle complementari con status diverso, sono fondamentali nel faticoso processo di “costruzione dell’io”, perché è proprio nella dinamica relazionale che la persona si forma e si riconosce.

Nella costruzione della propria identità è fondamentale che le relazioni siano per quanto possibile stabili e significative. Pertanto occorre che i gruppi rimangano invariati per un congruo periodo di tempo, affinché i ragazzi si possano conoscere e possano creare legami positivi, che stanno alla base della cooperazione.

Questo alunno individualista, come anche i suoi compagni di gruppo, ha bisogno di ricevere segnali di conferma positiva da parte del docente, in tutti quei passi che vanno in direzione collaborativa (“Bravo, sei stato molto attento al volume di voce dei tuoi compagni, in questo modo la discussione si è svolta in modo tranquillo e costruttivo. Continua così”). Il problema quindi diventa non il ritorno alla lezione frontale, ma l’aumento del lavoro cooperativo in piccolo gruppo.

L’insegnante che abitua gli alunni a lavorare con modalità cooperative può osservare che gradualmente i ragazzi diventano più inclini ad aiutare gli altri e a esprimersi usando il “noi”, manifestando maggior autonomia dall’adulto nel prendere decisioni condivise.

Anche la qualità dell’organizzazione della classe è importante che sia finalizzata al benessere degli alunni e alle loro esigenze di formazione umana e civica, per tutelarli dall’insicurezza e dal disagio propri della precarietà organizzativa.

Una scuola e una classe ben gestite veicolano un messaggio rassicurante di serietà e costituiscono un esempio che invita i ragazzi a essere previdenti e responsabili. In un contesto di questo tipo è possibile promuovere e sviluppare l’autoefficacia collettiva come percezione di far parte di un gruppo efficiente, produttivo e determinato a raggiungere il successo formativo.

 

Per approfondire questi e altri temi partecipa al IV Convegno Nazionale di “Psicologia e scuola” In classe ho un bambino che...
 

Lidio Miato (Psicologo dell’età evolutiva, Gruppo MT, Università di Padova): 07 Gennaio 2015 Apprendimento, Integrazione, Relazioni

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