L'importanza dell'ascolto empatico

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Proviamo ad ascoltare, come insegnanti o come genitori, per una buona relazione reciproca. Di Sandra Giordano
ascolto domande

«Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui e di farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta s’immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta! E così si precipita di là, suona, il vicino apre e prima ancora che questo abbia il tempo di dire “Buongiorno”, gli grida: “Si tenga pure il suo martello, villano”». (da “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlavick, 1984)

Il racconto di Watzlavick sottolinea un aspetto della comunicazione che ci riguarda tutti: la capacità di ascoltare, particolarmente utile anche nel rapporto tra genitori e insegnanti.

Spesso quando ci rivolgiamo all’altro abbiamo già in mente, oltre a quello che intendiamo comunicare noi, ciò che l’altro ci risponderà. Le aspettative nell’ascolto possono agevolare la comunicazione, rappresentano la routine di un rapporto di amicizia, di lavoro, di studio, ma anche danneggiarla come abbiamo letto.

Contenuto e relazione nel messaggio


Questo accade perché ogni messaggio ha in sé una parte di contenuto (espressa con le parole) e una di relazione (espressa con il linguaggio non verbale). La capacità di ascolto riguarda entrambe queste parti. Quando la relazione è positiva si comunica facilmente, ma se la relazione è da costruire o è carica di tensione o addirittura negativa, la parte non verbale (tono, mimica, atteggiamento, gestualità, distanza) prende il sopravvento e spesso ingloba le informazioni sul piano del contenuto. Così se nel colloquio con l’insegnante il genitore ha paura o si sente aggredito o umiliato (o viceversa), la comunicazione comincia a soffrirne, e la relazione diviene faticosa. Che cosa può aiutare le relazioni faticose ma anche rappresentare un buon catalizzatore per quelle già funzionanti?

 

Le tre dimensioni dell’ascolto empatico


La capacità di ascoltare mettendo a disposizione nostra e dell’altro la risorsa dell’empatia è senz’altro una competenza efficace da mobilitare. L’ascolto empatico si caratterizza per tre dimensioni: l’apertura, cioè mettere da parte le proprie ragioni per accogliere quelle dell’altro; la comprensione, cioè entrare negli schemi, nelle conoscenze, nelle esperienze, nelle intenzioni, in una parola, provare a capire la storia dell’altro, che struttura il suo processo comunicativo; l’interesse e la partecipazione attiva di tutta la persona, ciò significa che mentre l’altro parla lo guardiamo, pronunciamo qualche espressione di assenso come “sì”, “capisco”, insomma espressioni che attengono alla comunicazione verbale e che indicano all’altro, per esempio il genitore, che lo stiamo ascoltando, che prestiamo attenzione a ciò che dice, e poi ancora annuire, protendersi in avanti, sorridere, cioè mostrare comportamenti non verbali congruenti. La congruenza tra verbale e non verbale unita alle intenzioni positive del nostro comunicare, fa l’ascolto empatico. L’attenzione genuina e sincera per i bisogni dell’altro mentre comunichiamo con lui, è la premessa indispensabile per una comunicazione efficace.

Dunque, proviamo ad ascoltare (come insegnanti o come genitori), perché l’ascolto è riconoscimento dell’esistenza dell’altro, del suo essere al mondo e noi, grazie all’ascolto empatico, gli confermiamo la nostra presenza nella sua vita a vantaggio di una buona relazione reciproca.

 

Libri per riflettere

Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson (1978), Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio Ubaldini, Roma.

Lugli, M. Mizzaua (a cura di) (2010), L’ascolto, Il Mulino, Bologna.

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