Iniziare accordando gli strumenti

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Se insegnare è un po’ come dirigere un’orchestra, come accordare gli strumenti per “suonare” bene insieme? Di Luisa Lauretta
direttore orchestra

In una recente intervista Ezio Bosso, il noto compositore e direttore d’orchestra, diceva, a proposito del suo lavoro:

“Un direttore si prende cura dei musicisti che suonano con lui, e lui suona con loro. Deve sapere di tutti, conoscerne le problematiche. Deve sapere quando il fagotto non ha abbastanza fiato, quando un braccio può essere spinto di più, di meno...
L’orchestra è la società ideale: sei obbligato ad ascoltarti, ad ascoltare il tuo vicino... Non studiamo, non proviamo ore per essere i migliori, ma per migliorare. Perché quando io miglioro me stesso, anche il mio compagno suona meglio e il suo suonare meglio spinge me a fare ancora meglio… La musica ha una natura inclusiva. Tutti mettono un contributo per andare oltre, insieme…”.

 

L’insegnante direttore d’orchestra


L’insegnante è metaforicamente quel “direttore d’orchestra” che lavora per dare forma a una società ideale. Suona con gli studenti, si impegna a conoscerli bene sapendo quando è possibile spingerli, quando invece è meglio lasciar perdere perché non c’è “abbastanza fiato”.

Veicola il valore dell’ascolto, prestando attenzione agli allievi e invitandoli ad ascoltarsi tra loro per potersi accordare, per migliorarsi reciprocamente. Coltiva un modo inclusivo di fare cultura: tutti offrono il loro contributo per andare oltre, insieme, ognuno con i limiti e le risorse del proprio strumento.
È vero, questo mondo ideale spesso non trova luogo nella scuola italiana, ma è necessario alimentarlo cercando le vie per tessere un accordo condiviso tra insegnanti, allievi, genitori, educatori, dirigenti… che porti ognuno a rinunciare al proprio esclusivo punto di vista.

Come accordarsi per suonare bene insieme?


Proporrei allora ai vari attori del processo educativo di avviare il nuovo anno scolastico (in questo momento di stesura di orari delle lezioni, nuove classi appena formate, continuità didattiche interrotte per trasferimenti programmati e/o improvvisi…) ponendosi e ponendo la domanda: “Come possiamo “accordarci” per suonare bene insieme? Che cosa posso fare io per andare a tempo con te, con voi? Quando “dirigo” riesci/riuscite a raccogliere le mie indicazioni? Che cosa posso fare per farmi ascoltare? Come potremmo collaborare per far “suonare” al meglio tuo figlio, per armonizzare la nostra collaborazione, il nostro team, la classe, la scuola…?”.

In fondo, a volte ce lo dimentichiamo, il concerto è unico ed eseguirlo con cura è una necessità estetica ed etica (Kalòs kai agathòs, avrebbero detto gli antichi greci) e ne va della qualità dell’esistenza di tutti i protagonisti del mondo della scuola.

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