Cosa ci dicono i dati PISA sulle abilità di comprensione del testo

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Cosa ci dicono i dati PISA sulle abilità di comprensione del testo

Perché non si mobilitano maggiori risorse, in particolare per bambini con DSA e BES, per sviluppare capacità fondamentali, come quella di leggere e comprendere un testo? Di Cesare Cornoldi 
lettura bambini lingue

Lettura e dati PISA

All’uscita dei dati 2018 dell’indagine PISA, avvenuta nei mesi scorsi, sul sito del quotidiano “la Repubblica” si leggeva: “Secondo l'indagine 2018 solo in matematica i quindicenni italiani risultano in media con gli altri Paesi; per il resto l'Italia è abbondantemente sotto e addirittura tra il 23esimo e il 29esimo posto per capacità di lettura.

Uno scivolamento verso il basso


Si confermano il divario tra Nord e Sud, tra maschi e femmine e tra licei e istituti professionali” e il pezzo allegato precisava «Il punteggio dell'Italia nella lettura è di 476 contro 487 della media Ocse. Il nostro Paese si colloca tra il 23° e il 29° posto tra i paesi Ocse. Un dato abbastanza stabile rispetto all'ultima rilevazione del 2015 (485) sebbene all'interno dello stesso range ci sia uno scivolamento verso il basso invece che passi in avanti. Se si guarda indietro, inoltre, i nostri ragazzi sono peggiorati: meno 11 punti rispetto al 2000 e meno 10 punti rispetto a dieci anni fa (2009) nelle competenze di lettura».

Test Invalsi e PISA


Non so fino a che punto il mondo della Scuola abbia avuto accesso a questi dati e sia stato in grado di interpretarli, o di dare un senso a un’altra uscita precedente dello stesso sito: “Test Invalsi, il 35% degli studenti di terza media non capisce un testo d'Italiano” in cui tutto dipende dalla difficoltà del testo e dal criterio che è stato utilizzato per stabilire che “non è stato capito”. Per esempio è importante sapere che la celebre rilevazione PISA (che sta per Programme for International Students Assessment, cioè Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti) valuta la prestazione rispetto non tanto a un criterio, quanto alle prestazioni di studenti di diverse decine di nazioni mondiali, assegnando il punteggio di 500 alla prestazione media e di 100 a una deviazione standard. Dunque una differenza di 10 punti, benché costituisca un dato robusto dal momento che è stato raccolto su centinaia di migliaia di casi, corrisponde a solo un decimo di deviazione standard e il modesto calo del punteggio degli studenti italiani non sta necessariamente a significare che essi comprendono meno rispetto alle valutazioni precedenti, ma solo che sono scesi nella graduatoria che compara i diversi paesi del mondo.

Gli studenti italiani non brillano nella capacità di lavorare sul testo scritto


Pur con queste precisazioni non fa tuttavia piacere constatare che gli studenti italiani non brillano nella capacità di lavorare sul testo scritto e ci si dovrebbe domandare perché questo accada e perché non si mobilitino maggiori risorse per sviluppare una capacità così fondamentale. Questo è particolarmente importante per i casi di bambini con DSA e BES che talvolta si bloccano completamente davanti a un testo scritto anche se avrebbero le capacità cognitive per cavarsela egregiamente.

 

 

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