L'impugnatura della matita

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È un problema di impaccio motorio, oppure è una mancanza di abitudine dovuta a scarsa attenzione agli aspetti esecutivi della scrittura?
impugnatura_matita

Fonte: www.bambinonaturale.com

Recentemente, in un convegno sui modelli scolastici, è stata richiamato il tema della impugnatura della penna e della matita. Gli insegnanti si chiedono se si deve dedicare attenzione specifica a questa abilità e se esistono metodi o strumenti per facilitare la corretta impugnatura. Inoltre ci si chiede se è utile esercitare i bambini alla bella grafia.

Le opinioni sono diverse: chi sostiene la valenza educativa dell’esercizio di scrittura in quanto contiene un elemento di ordine che riverbera i suoi effetti sulla costruzione della personalità. Chi invece ritiene che la grafia sia un aspetto marginale della scrittura e che lo sforzo didattico vada indirizzato su aspetti più sostanziali come l’ortografia e la costruzione del testo.

Ma come si impara a impugnare una matita? Chi ci ha insegnato? Come mai si vedono spesso strane posture per realizzare quello che molti di noi considerano un’attività quasi naturale?

Innanzitutto dobbiamo distinguere l’aspetto di prensione della matita e quello di realizzazione grafica. Sono ovviamente interconnessi l’uno all’altro, ma sono due aspetti diversi. Per tenere una matita tra le mani allo scopo di farla scorrere fluidamente su un foglio lungo l’asse orizzontale eseguendo continue “piroette” è necessario che gli arti coinvolti nel tenere la matita siano il numero minore possibile in modo che l’attività sia meno dispendiosa. Per esempio, se al posto della punta della tre dita (pollice indice e medio) sono coinvolte tutte e cinque le dita , l’impegno diventa maggiore a scapito della fluidità. Se addirittura la matita viene impugnata con il palmo della mano (la cosiddetta presa a pugnale) l’attività grafica coinvolge anche l’avambraccio con uno sforzo ancora maggiore.

Potremmo dire che più “distale” (o distante) è il plesso motorio coinvolto, meno sforzo viene richiesto e in questo modo si creano le condizioni per rendere fluida l’attività. Soprattutto l’ampiezza del movimento, e di conseguenza le dimensioni del prodotto grafico sono proporzionali al coinvolgimento degli arti. La micro o macro grafia dipendono proprio da questo fattore.

Ma come si impara a tenere la matita in modo corretto? In genere basta guardare qualcuno che lo fa e imitarlo. Durante i primi tentativi si ricevono correzioni da parte dell’adulto che osserva e attraverso la ripetizione frequente dell’atto, si impara. È questo il classico principio dell’apprendimento procedurale: in parte per imitazione, in parte per istruzione e molto attraverso l’esperienza.

Perché allora i bambini di oggi sembrano meno abili di quelli di ieri nell’impugnare una matita? Quale dei fattori citati si è indebolito nel corso di questi anni in modo da rendere frequente vedere impugnature bizzarre?
I bambini alla scuola dell’infanzia usano la matita? Certamente sì, ma non è un’attività principale, nemmeno nell’ultimo anno di scuola, quello che precede l’ingresso alla primaria. Inoltre alla scuola dell’infanzia si fanno prevalentemente disegni e coloritura e questa attività, anche se richiede di impugnare la matita, non è del tutto assimilabile al compito continuo e orizzontale della scrittura.

Sicuramente oggi i bambini vedono meno adulti che scrivono con la penna e quindi non hanno grande familiarità con questo atto. Vedono molto gli adulti che digitano o che strisciano le dita sugli schermi e imparano a fare questo molto velocemente.
Infine c’è una scarsa attenzione a correggere i bambini e questo è certamente l’elemento che più è stato sottolineato nel recente convegno, lamentando il lassismo degli insegnanti sulla grafia. 

In realtà mi sembra che questo lassismo non ci sia affatto e lo prova la pretesa insistente dell’uso del corsivo già in prima primaria. L’elemento che non viene considerato è il cambiamento delle condizioni ambientali in cui si sviluppa la scrittura. Naturalmente rimane a mio avviso da chiarire la questione di fondo: è davvero così importante nell’era dei tablet e dei PC impugnare bene una matita? 

Commenti

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    epanzeri1

    18:56, 10 Novembre 2013

    sono un'insegnante di scuola dell'infanzia e in effetti i bambini dell'ultimo anno che frequentano la mia classe, hanno difficoltà a impugnare la matita in maniera corretta. io penso che sia importante farlo bene, soprattutto perchè, impugnando male, si scrive con maggior fatica e magari anche peggio. sappiamo bene che nell'era del tablet non è necessario saper scrivere bene, ma ricordo che alla scuola primaria si scrive a mano ancora tantissimo, per cui chiedo se è necessario che io corregga i miei alunni, anche proponedno alle famiglie di acquistare eventuali facilitatori da inserire sulla matita stessa.

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    Pietro Sacchelli

    17:54, 29 Settembre 2013

    L'articolo del Prof. G. Stella chiarisce bene alcuni aspetti della scrittura, prescindendo dalle caratteristiche grafologiche dei tre caratteri (lapidario, script e corsivo). Purtroppo i bambini impacciati nella grafia spesso lo sono anche nella coordinazione degli arti inferiori (alzare le gambe in modo alterno, stare in equilibrio su una sola gamba, saltellare su un piede, calciare una palla in movimento etc.) e quindi dotati di uno scarso affinamento degli schemi fino e grosso-motori. Certamente la maggiore sedentarietà della vita moderna, il cambiamento degli stili culturali ed educativi, l'affermazione dei nuovi strumenti tecnologici hanno finito per incidere negativamente sulle abilità motorie dei bambini. A mio giudizio l'uso dei tablet e degli Smatphone comportano indubbi vantaggi, ma anche gravi conseguenze e non solo sul piano motorio.   In riferimento alla domanda finale dell’articolo, vorrei chiedere al Prof. Stella se affronterebbe con tranquillità d'animo un'operazione di microchirurgia in laparoscopia o un intervento alla retina sapendo che il chirurgo non impugna correttamente gli strumenti chirurgici. A mio modesto avviso, aspetti apparentemente "formali" possono assumere invece un'importanza "sostanziale" (e anche vitale) se analizzati in un contesto formativo, professionale e sociale più ampio. 
    Pietro Sacchelli