10 per l’impegno, 0 in profitto, ovvero “anche se ti impegni, non ce la puoi fare”

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10 per l’impegno, 0 in profitto, ovvero “anche se ti impegni, non ce la puoi fare”

È importante usare lo strumento del voto con molta attenzione e consapevolezza. Un voto basso nella primaria può essere come una gelata su un pianta da frutto durante la fioritura.
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Fonte: www.io-rifletto.blogspot.com

La settimana scorsa, in una quarta della primaria una bambina ha ricevuto il voto 0 in una verifica. Evidentemente deve avere sbagliato tutto e quindi l’insegnante, applicando scrupolosamente il criterio valutativo, ha ritenuto suo dovere certificare il risultato in questo modo. Sono certo che l’insegnante ha pensato “di fare il bene della bambina”, di svolgere il suo ruolo di educatore severo, che non si fa influenzare dai sentimenti, ma valuta “oggettivamente” le prestazioni, in modo da portare l'allievo ad acquisire un’idea chiara e corretta delle proprie capacità.

IL RUOLO DELL'INSEGNANTE

Anche recentemente, sui quotidiani nazionali si leggono interventi di docenti che sostengono questa posizione: il ruolo dell’insegnante non è di rendersi simpatico agli allievi o compiacente con le famiglie, ma quello di insegnare e di certificare le competenze. Il voto serve anche a pungolare l’allievo, a spingerlo a impegnarsi di più per raggiungere il risultato. È insomma uno strumento per aiutare a migliorare se stessi.

Questa maestra si è applicata così coscienziosamente nella valutazione, che ha anche ritenuto di dover distinguere l’impegno (10) dal risultato (0). Riconosce che la sua allieva ce l’ha messa tutta, apprezza la volontà, ma questo non va confuso con il risultato, assolutamente insoddisfacente. E così la bambina se ne torna a casa con l’idea che, per quanto si impegni, lei in quella materia non ce la può fare.

Proviamo ad analizzare razionalmente la situazione, senza lasciarci trascinare dai sentimenti o dalle ideologie. Questa azione compiuta dall’insegnante riuscirà a stimolare l’impegno, oppure verrà interpretato come un segnale di incapacità definitiva? Solleciterà l’amor proprio della bambina che si sentirà sfidata a fare meglio, oppure verrà vissuto come una ferita all’immagine di sé, un drastico ridimensionamento dell’autostima, con conseguente tendenza a evitare quel compito?

IL SIGNIFICATO DEL VOTO

Il voto è il modo più chiaro per esprimere un giudizio tanto che ora lo adottano anche i call center nelle interviste di soddisfazione del cliente, ma ha sempre lo stesso valore e lo stesso significato? Ha lo stesso effetto dare 0 a un servizio o dare 0 a un allievo? Il voto si usa nello stesso modo dalla primaria all’università? Il voto esprime sempre lo stesso significato? 

Si può considerare a questo proposito che in un compito di matematica può significare che lo studente non si è esercitato abbastanza (scarso impegno), oppure che non ha capito l’argomento, mentre in un compito di storia il voto negativo ha maggiori probabilità di esprimere lo scarso impegno nello studio. 

Il voto riguarda solo l’allievo o anche il docente? Quando in una classe la maggior parte degli allievi non raggiunge la cosiddetta “sufficienza” questo potrebbe anche significare che il docente non ha spiegato bene la lezione, e quindi il voto in realtà potrebbe esprimere una valutazione sull'operato dello stesso insegnante...

Forse il voto ha anche cambiato il suo significato in questi decenni: non riesce più ad essere né pungolo, né spauracchio, né sanzione. All’università sento alle volte con incredulità i miei studenti che dicono che provano l’esame senza studiare, tanto statisticamente prima o dopo si arriva a un numero di risposte sufficienti per passere l’esame.

L'USO ANACRONISTICO DEL VOTO

Quando metto insieme tutti questi elementi capisco che il problema nasce dal fatto che la maggior parte dei docenti usa ancora il voto come lo si usava cinquant’anni fa, quando tutto era molto diverso: gli allievi ricevevano istruzione solo a scuola, lo studio era l’unico modo per acquisire nozioni e serviva per costruirsi una professione e un futuro. Coloro che avevano difficoltà ad apprendere venivano rapidamente espulsi dal percorso scolastico. Oggi tutto questo non esiste più, ma la scuola continua immutata a esercitare i suoi riti compreso quello del voto, che rimane uno dei capisaldi del nostro sistema di istruzione. E questo significa che il contratto educativo formativo non è stato ripensato alla luce dei cambiamenti sopravvenuti e tutte le discussioni recenti sul significato del voto lo confermano.

Gli studenti, tranne rare eccezioni, sembrano totalmente indifferenti a quello che esprime il voto e si accontentano di “passare l’esame” o di “superare la verifica”. Gli unici a essere sensibili a questo elemento sono i bambini della primaria: stanno formando la loro identità sociale e la scuola concorre moltissimo (forse senza saperlo) a questa costruzione. Per questo sarebbe importante usare lo strumento del voto con molta attenzione e consapevolezza. Uno zero in quarta primaria è come una gelata su un pianta da frutto durante la fioritura. C’è il rischio che i germogli muoiano e non nasca più nessun frutto. 

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