"Poesie della neve", viaggio incantato dentro a una nevicata

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"Poesie della neve", viaggio incantato dentro a una nevicata

La neve è magica come la coscienza e altrettanto non definitiva, poiché nasconde e svela cose. Di Claudia Casini
poesie della neve fatatrac

«Se la voglio stringere, si disfa. / Se la voglio pulire, si sporca. / Se la voglio cacciare, ritorna. / Assomiglia alla coscienza questa neve».
È proprio così: la neve è magica come la coscienza e altrettanto non definitiva, poiché nasconde e svela cose, mette in luce l’invisibile, sa essere fredda ma anche scaldarsi, sciogliersi e dissetare, e soprattutto cambia forma, muta, crea e ricrea i contorni.
Un paesaggio innevato generalmente reca nell’osservatore una sensazione di pace e benessere, come se la neve avesse il potere di rendere bello anche ciò che solitamente non apprezziamo, o le cose che siamo così tanto abituati a guardare sempre nello stesso modo che neanche guardiamo più. Un tetto, un ramo, una strada, un cancello: improvvisamente sembrano ricamati, ci chiamano alla finestra, quasi ci ordinano di uscire fuori a giocare!
E allora… non sarebbe bello se i nostri sentimenti fossero paesaggi che si potessero innevare? Chissà come cambierebbe la nostra percezione di noi stessi, di una relazione importante, di un fatto accaduto. In effetti, a volte avremmo bisogno che la neve si posasse sulle nostre emozioni troppo forti per renderle più tollerabili, su alcuni nostri comportamenti un po’ maldestri per aggraziarli, o sui nostri pensieri più crudi per ammorbidirli.

 

Il libro illustrato Poesie della neve di Azzurra D’Agostino ed Estefanía Bravo (Fatatrac, 2019) ci accompagna nell’incantato viaggio dentro a una nevicata, che «ha cancellato ogni imperfezione […] tutto sta composto come fosse uno», rende visibili i propri passi, genera rumori nuovi, anche quello del «mondo che sbatte le porte», fa tornare gli adulti bambini. Grazie a illustrazioni fatate e delicate, ci rende semplice tuffarci in un’atmosfera fiabesca ed evocativa. Ci fa sentire l’odore prima della neve, «un profumo che nasce dal giorno […] l’odore di qualcosa che non si vede». E ci ricorda che, a volte, «Quando le cose non si vedono esistono di più».

 

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