“Come vi sentireste se foste salvagenti?” L’effetto straniamento nell’arte

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“Come vi sentireste se foste salvagenti?” L’effetto straniamento nell’arte

Lo straniamento è una tecnica narrativa che presenta persone, oggetti o esperienze comuni in un modo sorprendente e inedito, rivelandone lati inattesi e imprevisti. A che cosa può servirci? Di Claudia Casini
blaga dimitrova

Viktor Šklovskij (1893-1984), critico letterario e scrittore russo, elaborò il concetto di “straniamento”, una tecnica narrativa che consente di invalidare le aspettative del lettore, portandolo a osservare le persone o gli eventi narrati da una prospettiva originale e inedita.

Detto in altri termini, attraverso la tecnica dello straniamento il lettore viene letteralmente spiazzato e i suoi processi percettivi automatici sembrano fallire. Per esempio, immaginatevi che la protagonista di un racconto, parlando di sé, si descriva come pesante, fredda, grossa, incapace di dialogare con chi ha vicino, desiderosa di muoversi ma tuttavia bloccata e inerme. Probabilmente avete messo a fuoco una donna un po’ apatica e in carne. E se invece vi dicessi che a parlare era una pietra?

Oltre la scrittura

 

La tecnica dello straniamento è stata utilizzata da molti celebri scrittori, del calibro di Verga, Pascoli, Pirandello, Tolstoj. Ma non si limita alle opere letterarie: nel teatro epico di Bertolt Brecht, infatti, ha un ruolo predominante. L’attore (e così lo spettatore) non si immedesima nel personaggio, ma al contrario lo mostra, tenendosi a distanza, guardandolo da fuori, raccontandolo. In questo modo agevola la riflessione critica e non permette mai di dare per scontati atteggiamenti e condotte dello stesso. Il senso di straniamento lo si ritrova anche, tra le altre, nella pittura metafisica di De Quirico, grazie al quale possiamo incontrare manichini in mezzo alla strada, laddove ci aspetteremmo esseri viventi.

La paura dell’ignoto

 

La sensazione che spesso genera lo straniamento è un mix tra sorpresa e inquietudine. Forse, non è poi così lontana dalla paura che sperimentiamo quando incontriamo qualcuno di molto diverso da noi, o quando viviamo esperienze che non ci stavamo in alcun modo aspettando. Per quanto ci siano imprevisti o incontri che nessuno si augurerebbe mai, è altrettanto vero che possono capitarne altrettanti che ci portano, volenti o nolenti, a cambiare – o perlomeno ad ampliare – le nostre prospettive su qualcosa o qualcuno.

Un’occasione di crescita

 

Insomma, l’esperienza generata dallo straniamento, se ben dosata, può promuovere la riflessione e la crescita. Per questo consiglierei di proporla ai bambini, in questi mesi di vacanze, attraverso attività creative, come per esempio descrivere il mondo dalla prospettiva di un oggetto (come ti sentiresti se fossi un salvagente?), o descrivere se stessi dalla prospettiva del proprio gatto, del proprio astuccio, dell’albero in cortile, del mare, della spiaggia.

Scrive la poetessa Blaga Dimitrova, paragonandosi all’erba:

Nessuna paura
che mi calpestino.
Calpestata, l’erba
diventa un sentiero.

La tecnica dello straniamento può far sentire “calpestati” i nostri modi abituali di dare senso al mondo, ma ci concede sentieri di conoscenza inediti che vale la pena di esplorare.

 

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