Il disagio del bambino nasconde sempre un problema

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Comprendere il bambino nei suoi diversi aspetti di potenzialità e limiti diviene la condizione necessaria per promuoverne lo sviluppo. Di Adriana Molin
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La storia di Francesco, un bambino di classe quarta, mostra come, talvolta, difficoltà scolastiche anche severe possano essere oscurate da buone potenzialità cognitive. Francesco riceve una diagnosi di DSA solo a metà di classe quarta, quando genitori e docenti decidono di comprendere meglio le ragioni del marcato disinteresse che il bambino mostra per la scuola. L’approfondimento diagnostico mette in luce un buon potenziale cognitivo associato a una dislessia ben compensata, per il momento, e disortografia.
I genitori affermano che Francesco va a scuola malvolentieri, neppure lo “stare” con i compagni lo attira più. È un bambino “intelligente ma appare affaticato e annoiato per i compiti scolastici che rifiuta di eseguire, mentre "si dà da fare solo per ciò che gli piace e della scuola non vuole nemmeno parlare!", dice la mamma. Le insegnanti confermano: Francesco non è mai stato bocciato perché ha buone capacità, ora però ritarda troppo e in qualsiasi modo l’esecuzione dei compiti, che alla fine svolge in modo frettoloso e inaccurato. Rilevano che impara velocemente quando vuole ed è anche simpatico, ma sbadato e, soprattutto, non si applica, anzi si oppone ai compiti che lo aiuterebbero a superare il disordine e le difficoltà di scrittura. Tutte queste difficoltà sono interpretate come conseguenze dello scarso impegno e del disinteresse per “ciò che si fa a scuola”. 

La storia scolastica di Francesco però parla di difficoltà fin dall’inizio della primaria, mai del tutto superate. L’iniziale impaccio nell’apprendimento della lettoscrittura fu supposto superato perché in classe mostrava di comprendere, ricordare ed eseguire le consegne, mettendosi alla pari coi compagni. La questione della scrittura era passata in secondo piano nell’idea che il tempo avrebbe consentito a Francesco di migliorare.
In effetti, Francesco è maturato e migliorato: ha imparato a usare in modo spontaneo strategie semantiche di lettura veloce che, sfruttando le abilità di comprensione da ascolto, gli consentono di bypassare le difficoltà di decodifica e di destreggiarsi nelle materie orali. L’imprecisione nell’ortografia e le difficoltà di scrittura tuttavia sono rimaste, sempre più “mascherate” da rifiuto e forte disinteresse per tutto ciò che comporta scrittura e scuola.
Né genitori, né insegnanti si erano accorti delle reali difficoltà di Francesco: erano convinti che, se avesse voluto, “ce l’avrebbe fatta”. Solo quando il disinteresse è sfociato in rifiuto per la scuola si sono allertati. In modo paradossale, hanno dato fiducia al bambino per le riconosciute potenzialità ma, sottovalutando le sue particolarità, lo hanno indotto, con le continue richieste di attività ripetitive e noiose, a mostrare disinteresse e rifiuto.

Tra DSA e intelligenza c’è un complesso rapporto che non sempre è ben compreso nelle diverse sfaccettature: a Francesco, tutto sommato, è andata bene perché almeno a lui sono state riconosciute le potenzialità.  

 

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